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Zsolt Bodoni e gli statuari eroi dalla bellezza tetra
Le sue opere potrebbero sembrare una versione meno “arrabbiata” di Francis Bacon: i colori sono quelli, forti e cupi, i soggetti affini, crudi e quotidiani. Ma Zsolt Bodoni ben si discosta dal dublinese maledetto affacciandosi, da giovane ungherese classe 1976, in maniera decisa sulla scena artistica contemporanea. Operante a Budapest, l’artista sta conoscendo un non indifferente successo. Dopo aver esposto a New York, Los Angeles e Londra arriva alla Brand New Gallery di Milano che, in contemporanea con la mostra di Shinique Smith, gli dedica la prima personale italiana intitolata Remastered, che sarà visibile dal 10 novembre al 22 dicembre 2011.
Nelle sue opere Bodoni analizza l’uso delle immagini da parte del potere come forma di propaganda del proprio status ed esplora, rifacendosi a soggetti antichi e mitologici, l’iconografia monumentale di una bellezza tetra. Ecco da dove nasce il riciclaggio dell’eroe in parallelo con l’ascesa e la caduta degli imperi e dei regimi. La statuarietà del mondo antico allude anche alle divinità mortali della cultura odierna delle celebrità. Questi archetipici personaggi compiono un ciclo di costruzione e distruzione, una metamorfosi che li porta ad una nuova rigenerazione. Reinterpretando opere chiave della storia dell’arte e contaminandole con elementi bellici, Bodoni crea stanze cavernose abitate da cavalli con maschere a gas, languidi nudi, animali selvaggi e macchine da guerra. Bellezza e morte, eterne tematiche di arte e poesia, sono sempre costanti. Un incontro altisonante e pretenzioso.
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