Zelensky ora ha le armi, ma il “fattore tempo” gioca a favore di Putin

Di Leone Grotti
16 Maggio 2023
Il tour europeo porta all'Ucraina nuovi armamenti e appoggi politici. Se Kiev vuole davvero lanciare la sua controffensiva e «vincere entro l'anno» deve farlo in fretta perché Mosca, nel lungo periodo, potrà contare su più armi, uomini e fondi
Zelensky, presidente dell'Ucraina, incontra Sunak in Gran Bretagna

Zelensky, presidente dell'Ucraina, incontra Sunak in Gran Bretagna

Al termine del suo tour europeo – durante il quale ha incontrato i massimi vertici di Italia, Germania, Francia e Gran Bretagna – il presidente Volodymyr Zelensky è tornato in Ucraina con la promessa di nuovi armamenti e rinnovato sostegno politico. Ma anche con la consapevolezza che la controffensiva di Kiev non può attendere oltre, perché il “fattore tempo” gioca in favore della Russia e di Vladimir Putin.

Il tour europeo di Zelensky

L’Italia ha completato l’invio di una batteria di Samp/T, il sofisticato sistema di difesa antiaereo in grado di proteggere un’ampia porzione di cieli ucraini dai razzi e dai droni russi. Verrà gestito autonomamente dall’esercito di Kiev, almeno ufficialmente, il quale dovrà farne un utilizzo parsimonioso dal momento che ogni abbattimento di missili nemici costa intorno ai 2 milioni di euro e le munizioni scarseggiano.

A Berlino Zelensky ha incassato la conferma della consegna di nuove forniture militari per un valore complessivo di 2,7 miliardi di euro. A Kiev arriveranno presto sistemi antiaerei, carri Gepard, una trentina di Leopard e un centinaio di blindati.

Alleati freddi sui jet

Il piatto forte della cena con Emmanuel Macron è stata invece la promessa da parte della Francia di inviare in Ucraina «decine di veicoli blindati e carri leggeri». Fruttuosa anche la visita in Gran Bretagna, dove il premier britannico Rishi Sunak ha confermato l’impegno per la fornitura di centinaia di missili per la difesa aerea e droni d’attacco a lungo raggio.

Uno degli obiettivi di Zelensky era anche quella di mettere in piedi una «coalizione per i jet», anche se la richiesta non è stata accolta favorevolmente a Berlino e a Londra, soprattutto per le difficoltà tecniche che comporta. Sunak ha comunque confermato l’impegno per assicurare che in futuro Kiev possa essere dotata di caccia.

Zelensky resta ondivago sulla controffensiva

Al termine del tour europeo Zelensky si è detto «molto soddisfatto» ma la parte più difficile arriva adesso. Nell’ultima settimana il presidente ucraino ha inviato messaggi contrastanti in merito alla tanto attesa controffensiva: alla Bbc ha detto che è ancora «troppo presto» e che attaccando Kiev rischierebbe di perdere «troppi uomini». A Roma ha garantito che sono stati fatti «importanti passi avanti» per ottenere la sconfitta della Russia.

A Berlino il presidente ucraino si è mostrato sicuro: «La sconfitta russa sarà irreversibile e arriverà già quest’anno». Mentre a Chequers, la residenza in campagna del premier britannico, ha ammesso: «Abbiamo davvero bisogno di più tempo».

L’Ucraina non può più aspettare

Zelensky, al pari degli Stati Uniti, teme probabilmente che la preannunciata controffensiva contro un avversario che ha passato gli ultimi mesi a trincerarsi in attesa del nemico possa trasformarsi in un massacro a fronte di modeste conquiste territoriali.

Nonostante questo non può permettersi di aspettare troppo. «L’Ucraina inizia a scarseggiare di uomini da arruolare», spiega a Libero il generale dei bersaglieri Paolo Capitini, docente alla Scuola sottufficiali dell’esercito di Viterbo. «Inoltre, se l’Europa parla di fornire a Kiev 150 mezzi corazzati, dall’altro lato la Russia ha un piano industriale per arrivare a costruire 150 mezzi corazzati al mese. Vuol dire che in futuro può darsi che le forniture occidentali di vari mesi finiscano con l’equivalere alla produzione russa di un solo mese. In Occidente abbiamo quasi finito le armi e per le prossime consegne si parla di 2024».

Il “fattore tempo” è dalla parte di Putin

In più, prosegue il generale, «più la guerra prosegue, più è l’Ucraina a logorarsi in misura maggiore della Russia. Alla lunga, col passare del tempo, mi sembra siano gli Usa e la Nato a logorare la propria forza militare, fornendola all’Ucraina, più di quanto si logori l’arsenale russo».

L’ex capo dell’esercito britannico, Sir Richard Dannatt, è della stessa opinione: «La controffensiva che tutti stiamo aspettando non è lontana. Se vogliono liberare i territori occupati dalla Russia devono farlo adesso», ha dichiarato alla radio del Times. «Il sostegno occidentale potrebbe venire meno e Putin potrebbe vedere che il fattore tempo gioca in suo favore».

L’Ucraina ha bisogno di cinque miliardi al mese

Il generale britannico parla di armi, ma le necessità dell’Ucraina vanno oltre l’aspetto militare. L’anno scorso il Pil ucraino è crollato di oltre il 30%. Un terzo della popolazione è sfollato, più di 8 milioni di persone hanno lasciato il paese, le spese sono ridotte ai beni di primi necessità, la produzione è crollata e il pagamento delle tasse, come si può immaginare, non è in cima alle priorità dei cittadini ucraini.

Il governo di Kiev di conseguenza ogni mese accumula 5 miliardi di deficit, il 30% del Pil pre-guerra del paese, e dipende dall’Occidente e dalle istituzioni internazionali per non finire in bancarotta. Ue e Usa, oltre al Fondo monetario internazionale, hanno promesso di aiutare anche finanziariamente il paese ma, soprattutto per quanto riguarda Bruxelles, non hanno ancora devoluto quanto promesso l’anno scorso e lo hanno fatto solo sotto forma di prestiti.

Per l’Ucraina è dunque vitale che la guerra finisca il prima possibile o, a prescindere dalle armi, potrebbe non essere più in grado di portare avanti il conflitto.

Niente Nato finché dura la guerra

C’è infine un ultimo problema ed è quello che riguarda l’adesione dell’Ucraina alla Nato. All’interno dell’Alleanza non c’è unanimità sul tema e anche Giorgia Meloni ha volutamente parlato di «collaborazione» e non di «adesione». Ancora più chiaro è stato ieri il segretario generale Jens Stoltenberg: «Mi aspetto che gli alleati della Nato diranno che l’Ucraina diventerà un paese membro. L’Ucraina ha il diritto di scegliere la sua strada. Credo anche che ora la cosa più urgente sia garantire che l’Ucraina prevalga e che Putin non vinca la guerra. Perché solo se l’Ucraina prevale ha senso discutere quando e come può diventare parte dell’alleanza».

L’Ucraina dunque non entrerà mai nella Nato a guerra in corso ma lo farà solo successivamente: o senza il consenso della Russia, perché vittoriosa, o con il consenso della Russia, in seguito a un accordo di mediazione.

Dopo le armi, o soluzione coreana o pace

Sono molte le ragioni – militari, finanziarie e politiche – per cui l’Ucraina non può attendere troppo a lanciare la sua controffensiva. Ma i tentennamenti di Zelensky sono comprensibili: se l’attacco dovesse fallire o non raggiungesse gli obiettivi, l’Ucraina si ritroverebbe ancora più indebolita.

Esaurita l’opzione militare, resterebbero solo due strade: la soluzione coreana o un accordo di pace. Su quest’ultimo fronte, però, a essere in vantaggio sembra Pechino. È iniziata la missione cinese in Europa per promuovere la fine del conflitto: il rappresentante speciale Li Hui sarà prima a Kiev, poi arriverà in Polonia, Francia e Germania. La mediazione del Vaticano, forse troppo frettolosamente rifiutata da Zelensky, sarebbe sicuramente più rassicurante.

@LeoneGrotti

Foto Ansa

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