
Von der Leyen bis. «Le priorità della Commissione saranno diverse»

Ursula von der Leyen è stata rieletta alla guida della Commissione europea con 401 voti. La candidata tedesca è stata sostenuta dal suo partito (Ppe), dai socialisti e dai liberali e questo le ha consentito di superare la soglia necessaria di 361 voti. La co-presidente dei Verdi, Terry Reintke, ha detto chiaramente che né von der Leyen né il suo programma erano «verdi» ma poi ha dato il suo sostegno. I conservatori hanno votato in ordine sparso, e Fratelli d’Italia ha votato no.
Parliamo di quanto accaduto ieri a Strasburgo con l’eurodeputato Massimiliano Salini (Fi-Ppe). «Le parole con cui von der Leyen ha chiesto la riconferma possono essere interpretate in molti modi. È tipico di questi discorsi programmatici cercare il più ampio consenso possibile. Però ci sono dei punti del suo discorso che ci fanno capire che l’agenda della Commissione dei prossimi cinque anni sarà diversa dai cinque che abbiamo vissuto».
Ad esempio?
Pensiamo solo al tema della neutralità tecnologica, di cui avevo già parlato in una precedente intervista con Tempi. È un tema fondamentale e la prossima commissione, almeno a dar fede alle parole di von der Leyen, si allontanerà dalle rigidità ideologiche che avevano caratterizzato l’operato dell’ex commissario e vicepresidente Frans Timmermans. Oppure pensiamo alla questione del Mediterraneo che diventa uno dei temi centrali con la creazione di un commissario ad hoc e il chiaro riferimento a considerare l’immigrazione come una delle priorità che la Commissione dice di voler affrontare.
Nel suo discorso, von der Leyen ha toccato anche altri temi. Tra i più significativi ci sono la competitività, la difesa e un passaggio che sembra far presagire l’intenzione di voler superare le decisioni prese all’unanimità.
Sulla competitività non posso che dire: finalmente! Finalmente viene elevata allo stesso rango della sostenibilità. Una cosa di buon senso, non possiamo continuare solo a parlare di sostenibilità senza preoccuparci del fatto che poi le aziende chiudono. È per questo che si è parlato di un bilancio pluriennale con fondi destinati alla competitività. Bisogna uscire dalla logica secondo cui per difendere la nostra manifattura sia sufficiente tutelarla dalla concorrenza sleale, bisogna aggiungere il “pezzo” che riguarda l’export. E cioè difendere i nostri prodotti dalla concorrenza sleale che subiscono fuori dall’Europa. Per quanto riguarda la difesa – tema delicatissimo, soprattutto tenendo conto di quel che accade in Ucraina – io spero che si possa recuperare la visione degasperiana dell’esercito europeo, ma senz’altro questo è uno dei grandi temi che dovremo affrontare nei prossimi cinque anni. Sull’unanimità l’accenno di von der Leyen è stato davvero timido e interpretabile. È un tema che fa il paio con un altro, quello di aumentare le competenze del Parlamento. Mi permetto di segnalarlo ai colleghi italiani impegnati nella battaglia sul premierato. A volte sottrarre competenze al parlamento non porta ad affidarle a chi governa, ma a dei tecnici.

Cosa ne pensa del “cordone sanitario” che è stato costruito per escludere la formazione dei Patrioti di Orban e Salvini?
Non condivido per nulla questo modo di fare, pur non nascondendo le mie perplessità per certe posizioni del gruppo dei sovranisti. Il “cordone sanitario” che è stato costruito è anacronistico e non capisco perché ci sia un diverso comportamento con l’estrema sinistra. Sono questi ultimi, a mio parere, i veri usurpatori delle dinamiche democratiche che hanno portato in Parlamento esponenti che hanno posizioni inaccettabili sul conflitto in Terra Santa e in Ucraina. O che vanno in giro per l’Europa a spaccare le teste e adesso si riparano dietro l’immunità parlamentare.
Fratelli d’Italia ha votato contro von der Leyen. L’eurodeputato meloniano Nicola Procaccini, co-presidente di Ecr, ha però detto che il partito vuole continuare «ad avere un rapporto estremamente costruttivo con la presidente della Commissione».
Penso che il dialogo tra conservatori e popolari sia aperto, non concluso. Certo, non aver sostenuto la maggioranza non aiuterà l’Italia ad avere quelle nomine che merita. Speriamo che si possa trovare comunque il modo per ottenere il meglio per il nostro Paese.
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