
Vogue Fashion Night: a Milano troppa gente per eventi troppo piccoli
Terza edizione per l’ormai tanto famosa Vogue Fashion Night, evento promosso dalla bibbia della moda che coinvolge tantissime città in tutto il mondo. In Italia si è svolta ieri a Milano, per la terza volta, e la prossima settimana si terrà a Roma. Nata come idea originale per avvicinare la gente comune al mondo notoriamente snob e poco accessibile della moda e, allo stesso tempo, per sponsorizzare raccolte fondi di campagne di solidarietà, si è andata trasformando in un evento di massa, in una notte bianca di shopping a cui tutti vogliono andare, in una mobilitazione collettiva di tacchi a spasso per il Quadrilatero della Moda.
Seicentocinquanta negozi aperti fino alle 23.30, eventi sparsi qua e là per il centro e molta voglia di vedere vetrine e farsi notare. Come tutte le volte in cui sono coinvolti i grandi numeri non ci sono mezze misure. La VFN o si ama o si odia. Si ama perché può essere l’occasione giusta per andare spensieratamente in una boutique di lusso in cui di solito non si entra per timore reverenziale. Si odia perché è una bolgia di pedoni che passeggiano senza meta, con look improponibili e ostentazione di pretese di stile. Chi non se n’è persa una finora è Elettra Zadra, giovane pr milanese, che ieri sera era come tutti in mezzo alla folla cercando l’ispirazione che solo Vogue può darti.
«Durante la prima edizione gli eventi erano pochi, c’era la possibilità di incontrare gente che davvero rappresentava quello che la moda è e da chi viene fatta. Quest’anno ho notato un cambiamento. Molto meno glamour, un’occasione persa perché non ha sfruttato tutto il suo potenziale ed è un vero peccato. Le vetrine allestite per l’occasione erano scintillanti e bellissime, certo, io in particolare sono rimasta colpita dal negozio di Aspesi e da quello dei tessuti di Etro». Altra prerogativa della VFN è la vendita di capi d’abbigliamento in edizione limitata, ad hoc: ad esempio, Prada ha messo in commercio il suo nuovo profumo corredato da pochette. Molto limitata, troppo limitata. Il rischio della gomitata in faccia alla vicina in fila per comprare la tshirt personalizzata Vogue è dietro l’angolo. Non proprio in stile Anna Wintour.
Conclude Elettra, dando un giudizio finale su questa Vogue Fashion Night: «Mentre ero in fila per un evento che si teneva in un negozio, guardavo la gente intorno a me e osservavo lo spazio evidentemente piccolo del negozio in cui non sarebbero riusciti a entrare tutti. Mi sembrava un peccato, si rischia di perdere il bello di un’iniziativa del genere, perché agli eventi essendoci sempre più gente che vuol partecipare si rischia di rimanere fuori, di non poter partecipare, di non poter ad esempio incontrare il fenomeno del momento, le fashion blogger. Si deve lavorare per non farlo diventare paradossalmente elitario, nonstante il numero di presenze che fa».
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