Vignali: «Eliminiamo i vincoli che limitano la produttività delle imprese»

Di Massimo Giardina
24 Maggio 2011
L'on. Raffaello Vignali, padre dello Statuto delle imprese, spiega a Tempi come rilanciare lo sviluppo economico: «Lo sviluppo lo fanno le imprese e noi dobbiamo tarare le norme a favore delle piccole e medie aziende, che rappresentano la maggioranza del tessuto economico nazionale. Passo importante è al riforma del fisco»

Il “padre” dello Statuto delle imprese, on. Raffaello Vignali (Pdl), commenta la provocazione del prof. Alberto Quadrio Curzio andata in onda nel programma “Gli Spari sopra” di Radio Tempi. L’economista della Cattolica ha elogiato la gestione dei conti pubblici operata dal governo, ma ha affermato che occorre porre attenzione allo sviluppo economico, che secondo il Fondo monetario internazionale, va a rilento.

On. Vignali, quali azioni ha messo il governo in agenda per favorire lo sviluppo economico?
Prima di tutto occorre dire che lo sviluppo lo fanno le imprese e non il governo per decreto. Il compito dell’esecutivo e del Parlamento è creare un ambiente favorevole alla crescita, con un riferimento diretto alle richieste e agli adeguamenti che vengono dalla Comunità europea. Lo Statuto delle imprese da una parte reagisce alle esigenze di crescita economica domestica e dall’altra risponde al documento europeo sull’analisi della crescita redatto lo scorso gennaio. In sintesi, il compito della politica è togliere lacci e lacciuoli, eliminare tutti quei vincoli burocratici dell’amministrazione pubblica che limitano l’operatività delle imprese.

In che modo?
Ripensare a tutte le norme per le imprese. Le leggi attuali sono fatte per le Big Company, da Fiat a scendere. Lo sforzo da attuare a livello legislativo è tarare le norme a favore delle piccole e medie imprese che, come tutti sanno, rappresentano la grande maggioranza del tessuto economico nazionale. La riforma del fisco è un passo importante.

A proposito della tanto discussa riforma fiscale, quali saranno i tempi e quali i suoi auspici in materia?
Attendiamo il ministro Giulio Tremonti. Va comunque fatta subito, non per motivi elettorali ma per garantire alle imprese che i capitali generati vengano resi disponibili per gli investimenti e non prelevati dallo Stato.

A chi prova a fare questo tipo di proposta viene subito replicata la presenza di un pesante debito pubblico. Cosa risponde?
Questo è un problema di brevissimo periodo che si risolve nel breve. Se le imprese crescono, assumono personale: fattore positivo sui cosiddetti ammortizzatori sociali, (cassa integrazione e mobilità) che oggi hanno un costo molto elevato per il settore pubblico. C’è poi da dire che il lavoro produce reddito e quest’ultimo favorisce i consumi. Se invece l’azione del governo si focalizza sulla spesa pubblica, si droga il mercato attraverso un falso incentivo.

Qualche esempio?
Ho personalmente consigliato al ministro Tremonti una sorta di periodo di “rottamazione” per gli alberghi, cioè un semestre in cui le strutture alberghiere possano riqualificarsi grazie ad incentivi governativi. Altri suggerimenti dati al ministro riguardano alcuni settori industriali particolarmente importanti che necessitano di essere “ossigenati”; mi riferisco all’industria del legno e dell’arredo, settore importantissimo per la nostra economia, che genera oltretutto un indotto elevato.

Cosa ne pensa della proposta avanzata da Bossi di spostare alcuni ministeri al nord?
Significa aumentare la spesa pubblica improduttiva.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.