All Blacks campioni del mondo: genesi di un mito diventato leggenda

Di Stefano Franceschi
16 Novembre 2011
Se il rugby è stato inventato da un sacerdote anglicano nel 1823, nel Pacifico hanno cominciato a giocarlo nel 1860. I neri più terribili del continente, gli All Blacks, si sono aggiudicati haka dopo haka, meta dopo meta, i mondiali di rugby 2011, unica competizione vinta dopo quella del 1987, battendo per 8-7 i francesi

Alla fine è andata come doveva andare, come faceva supporre il campo, come speravano quattro milioni di neozelandesi aggrappati a un sogno e non come dicevano i pronostici. In una partita difficile, al di là di ogni previsione, e con i neozelandesi impegnati a rendersi la vita ancora più complicata, gli All Blacks superano la Francia per 8-7, con i galletti che riconquistano l’onore del rugby e i neozelandesi che diventano campioni del mondo.

Si è giocato ad Auckland l’ultimo atto, il settimo della storia, di Rubgy World Cup 2011: sessantunmila spettatori sugli spalti, e un centinaio di milioni nel mondo davanti alla televisione, per vedere gli All Blacks esibirsi nell’ultima haka mondiale e i francesi sfidarli temerari. Ne è venuto fuori un match bruttino a dir la verità, anche se duro e intenso, ma alla fine il capitano in nero Richie Mc Caw ha alzato al cielo la Webb Ellis Cup. William Webb Ellis nella vita era un sacerdote anglicano ma il monumento davanti alla Rugby School nel paesino inglese di Rugby nel Warwickshire se lo guadagnò all’età di diciassette anni, nel 1823, perchè, durante una partita di football, cominciò a correre verso la linea del goal dopo aver raccolto il pallone da terra con le mani.

Ellis fu la genesi del rugby e anche se non tutti lo conoscono, nessuno ignora gli uomini in nero neozelandesi, la danza tribale messa in scena prima di ogni partita, la haka, la storiella secondo cui sarebbero vestiti in nero per il lutto che portano per la ineluttabile sorte dei propri avversari. Tutti conoscono gli All Blacks e la loro felce argentata sul petto, pochi sanno però che i neozelandesi avevano fino ad oggi vinto la sola edizione del 1987, la prima del Campionato del Mondo di rugby. Vincere nel 2011 è stata una consacrazione indispensabile per coronare una tradizione nata presente fin dal 1860, anno in cui si cominciò a giocare a rugby laggiù nel Pacifico.

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Ma portarsi a casa la coppa per i neri non è stato facile. Oltre ai terribili francesi, gli All Blacks hanno dovuto battere l’ansia da prestazione che attanaglia i favoriti per eccellenza, la paura della finale giocata in casa e la maledizione dei numeri dieci che ha lasciato i neozelandesi senza il genio ovale, Dan Carter, infortunatosi così come i suoi due sostituti. Errori al piede da entrambe le parti, gioco spezzato, una meta per parte ma, con un solo punto di scarto, gli epici All Blacks si sono elevati sul tetto del mondo, realizzando il sogno atteso da tanto tempo e riportando la leadership mondiale in Nuova Zelanda dopo 24 anni. Ora l’opera è compiuta, il mito è diventato leggenda e il rugby vola. Vestito di nero.

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