Lettere al direttore

Via le catene a Ilaria Salis, ma non trasformiamola in una santa antifascista

Di Emanuele Boffi
02 Febbraio 2024
La donna detenuta in Ungheria denuncia di aver subito pesanti maltrattamenti, e questo è inaccettabile. Ma va anche spiegato il "resto" della storia. E poi una lettera su Sinner che non va a Sanremo
Murales apparso a Roma in onore di Ilaria Salis
Murales apparso a Roma in onore di Ilaria Salis

Caro direttore, vedo che anche quelli che negli anni d’oro di Mani Pulite andavano in sollucchero per la gente portata in manette nelle aule del tribunale di Milano, oggi gridano allo scandalo. È un bene, e me ne compiaccio (ironia). Quel che riesco a capire meno è questa campagna mediatica per Ilaria Salis. Intendiamoci: che la signora sia trattata civilmente, che possa avere un giusto processo, che tutti i suoi diritti siano garantiti, mi pare il minimo. Bene, dunque, che il nostro governo si faccia sentire e che l’opinione pubblica protesti dopo la diffusione delle immagini della signora con le catene ai polsi. Tutto questo è sacrosanto. Quel che non capisco, però, a quanto leggo, è che non si trattava esattamente di una parrocchiana in pellegrinaggio o di una studentessa in gita di piacere a Budapest.

Riccardo Emilio Anzani email

Dici bene, Riccardo. L’altro giorno il TgLa7 ha mostrato alcuni stralci di una lettera della Salis in cui denuncia le condizioni con cui è stata trattata per mesi. A quanto dice, è stata «costretta» a vestirsi «con abiti sporchi, malconci e puzzolenti», in un carcere con «cimici, topi e scarafaggi» e «per più di sei mesi» non ha potuto comunicare «con la famiglia e gli avvocati italiani». Queste e altre angherie cui è stata sottoposta sono, ovviamente, inaccettabili ed è giusto che siano verificate. Che il nostro governo si muova e faccia tutto il possibile mi pare che sia ciò che sta accadendo in queste ore (ma trovo un po’ ridicolo che si faccia polemica per l’inerzia di Orban… la separazione dei poteri esiste anche in Ungheria).

Così come tutto questo merita di essere raccontato, allo stesso modo non si può trascurare il “resto”. E il resto riguarda le pesanti accuse rivolte a Salis e che ieri il Giornale ha riportato dopo aver visionato le motivazioni dell’accusa presentate dal procuratore capo di Budapest al processo sul «caso degli attacchi estremisti a sfondo ideologico a Budapest» che hanno avuto «un totale di 9 vittime». Vi si parla di un’organizzazione, la cosiddetta Hammerbande (la Banda del martello) che, con attacchi con asce e manganelli, ha colpito «cittadini ungheresi e stranieri. Sei di loro hanno riportato ferite gravi, tre ferite leggere, ma molte di esse potevano potenzialmente causare lesioni mortali». Per quanto riguarda Salis, è sospettata di essere complice dell’«organizzazione criminale» ed è stata incriminata «per il reato di tentate lesioni personali con pericolo di vita». Lei si proclama innocente.

Insomma, come sempre, bisognerebbe provare a rimanere sui dati di cronaca ed evitare, come accaduto in queste ore, di “santificare” qualcuno solo perché è “antifascista”. Si corre il rischio di apparire ridicoli e “partigiani”, nel senso di faziosi.

***

Caro direttore, per una volta vorrei andare controcorrente: lasciami la libertà di farlo usando il paradosso. Al netto della mediocrità generale dell’ambiente del festival sanremese (non parlo, naturalmente, di chi ci lavora dietro le quinte e dell’orchestra – ma considero, per esempio, il conduttore factotum Amadeus il Forrest Gump della televisione italiana) però, consigliare vivamente Sinner di starne ben lontano, dopotutto è un segno di snobismo al contrario. Ma se il giovane campione da tutti lodato come un “marziano” rispetto all’italiano medio (e anche qui la retorica si spreca) avesse accettato l’invito e si fosse presentato sul palco del Festival per raccontarsi, di come sia riuscito ad arrivare a questo risultato sportivo, non sarebbe stato un bel segnale per gli spettatori rincoglioniti da ore di pseudo musica leggera e di conduzione insulsa? Perché non si è voluto cogliere l’opportunità e dare un senso di vita reale al triste spettacolo apparecchiato dalla Rai per gli spettatori italiani e d’oltralpe?

Carlo Candiani email

Caro Carlo, caschi male con me. Per me Sanremo è una causa persa. Chiunque salga sul palco dell’Ariston è costretto a una recita banale, scontata, noiosa. Accadrebbe anche con Sinner che ha tutte le occasioni che vuole per “raccontarsi” senza dovere per forza pagare la “tassa” della presenza al festival dell’insignificante.

(E infatti si è già raccontato alla grande. Uno che dice che i social non gli piacciono perché «non è lì la verità», che legge libri, che ha scelto il tennis perché «a sciare si sta a -20», che se ne sbatte delle prediche sulla residenza a Monaco… insomma, uno che non si trasforma in quel “personaggio” in cui i giornalisti vorrebbero si trasformasse, è perfetto così. E, oltre a tutto questo, che già basterebbe, è pure un campione che vuole fare solo quel che gli riesce bene: allenarsi e giocare a tennis. Perché avrebbe dovuto rovinarsi con Sanremo?).

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