
Verro (Rai): «Viva Fiorello, showman capace di fare satira senza volgarità»
Grande successo ieri sera per la prima puntata di Il più grande spettacolo dopo il weekend, la trasmissione che ha segnato il ritorno di Fiorello negli studi di Mamma Rai. Quasi dieci milioni di telespettatori hanno scelto Rai Uno ieri sera, decretando così il successo del varietà dello showman siciliano, a 5 anni di distanza dall’ultimo show Stasera pago io… Revolution. Radio Tempi ha analizzato il successo del programma con Antonio Verro, membro del consiglio d’amministrazione Rai, che ha assistito in prima fila alla prima puntata, ed è stato ironicamente ribattezzato da Fiorello “Tiziano Verro”. «Vorrei esprimere tutta la soddisfazione della Rai, che ha molto lavorato e investito sul ritorno di Fiorello dopo tanti anni di assenza. Da anni la televisione pubblica non era abituata a festeggiare un risultato così eclatante». Il consigliere fa i complimenti a Fiorello, che ha reso possibile questo miracolo: «Uno showman incredibile, garbato e capace di far ridere senza la necessità di ricorrere a un linguaggio volgare. E’ un artista di una professionalità incredibile, a vederlo sul palco si può credere che improvvisi gran parte dei suoi interventi, ma lui è spontaneamente e naturalmente simpatico. In realtà proviene da tantissimi anni di gavetta nei villaggi turistici. Lui è la dimostrazione vivente che essere belli e saper cantare non basta, ci vuole lavoro, sudore e professionalità, solo così si può costruire un personaggio che dura nel tempo».
Verro non ha dubbi sulle qualità artistiche e umane di Rosario Fiorello, a cui va il grandissimo merito «di mettere d’accordo tutti, sia a destra che a sinistra» ma, soprattutto, di aver riportato la Rai ai fasti di un tempo, quando nell’azienda di viale Mazzini nascevano i varietà: «Lo spettatore vuole programmi di qualità, magari con un pizzico di sperimentazione. Quando Fiorello propose di fare questa trasmissione di lunedì molti storsero il naso, perché da sempre il varietà va in onda il sabato. Ma il suo spirito innovatore ci aveva visto giusto e il successo che festeggiamo oggi ne è la prova». Cosa augurarsi ancora? «Innanzitutto che queste quattro puntate diventino cinque, sei, perché spero che la collaborazione tra Fiorello e la Rai diventi più organica. Se fosse per me, non vorrei nemmeno conoscere la struttura della puntata: gli darei microfono e palcoscenico e direi: “Fai quello che vuoi”».
Il successo del programma però svela anche la dipendenza della Rai da un personaggio come Fiorello, senza il quale i risultati non arrivano: «Credo che la colpa sia da attribuire a una scarsa sperimentazione da parte dell’azienda, che ha sempre osato poco anche quando avrebbe potuto farlo, per esempio nel corso della programmazione estiva. A mio modesto avviso la Rai ora dovrebbe continuare il suo rapporto con Fiorello e creare le condizioni perché arrivi un nuovo Fiorello, visto che al giorno d’oggi non c’è nessuno in grado di fare come lui». Un’ultima riflessione sulla satira che si vede in Rai. Da una parte c’è Fiorello, con il suo garbo, e dall’altra c’è una satira pungente, al vetriolo, come quella espressa da Crozza su Raitre: «Il problema è che ogni direttore di rete ha la sua autonomia editoriale e legittimamente orienta le sue scelte come meglio crede. Io mi auguro che i numeri diano ragione a un tipo di satira garbata e non volgare, sul modello Fiorello».
Ascolta l’intervista integrale ad Antonio Verro
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