
Venezuela. Maduro fa assaltare una parrocchia: «Attaccano popolo e Chiesa»

Un gruppo di uomini armati in Venezuela, guidati da membri del partito del dittatore Nicolas Maduro, ha fatto irruzione domenica mattina nella parrocchia di Guadalupe, nella città di San Francisco (Zulia), picchiando i cristiani che erano riuniti per discutere dell’attuale situazione politica e devastando la chiesa. Come riportato da Radio fe y Alegría, molte persone sono rimaste ferite, altri sono stati derubati e una bambina è stata portata d’urgenza in ospedale con ferite alla testa.
«SUORA MINACCIATA CON UNA GRANATA»
La guida del Parlamento destituito illegalmente da Maduro, Juan Guaidó, che si è autoproclamato nei giorni scorsi «presidente» del paese, ha proposto all’esercito un’amnistia per convincerlo a cessare il suo sostegno a Maduro. Una legge è stata scritta dal Parlamento e distribuita tra i militari. Quando nella parrocchia di Guadalupe è cominciata l’assemblea per discutere della misura, «10 pick-up carichi di uomini armati di bastoni, coltelli e armi hanno fatto irruzione nella parrocchia, hanno cominciato a sparare, minacciando una suora con una granata».
I fedeli sono fuggiti all’interno della chiesa, seguiti dai criminali che hanno usato bastoni e pistole per colpire dentro la chiesa bambini, donne, anziani e uomini. «La gente allora si è rifugiata in sagrestia, mentre gli uomini distruggevano l’altare e i paramenti sacri. Prima di andarsene hanno rubato anche l’impianto audio della chiesa: non vogliono soltanto distruggere il popolo, ma anche la Chiesa e i suoi simboli religiosi».
L’ULTIMATUM DELL’EUROPA
Episodi simili si stanno verificando in tutto il paese, mentre Guaidó ha indetto due manifestazioni per mercoledì e domenica, chiedendo all’esercito di «passare dalla parte del popolo». Per il momento non è chiaro che cosa faranno le forze armate, intanto Maduro ha respinto l’ultimatum lanciato da sei paesi europei, tra i quali non c’è l’Italia, che hanno chiesto al dittatore di indire nuove elezioni entro otto giorni oppure riconosceranno Guaidó come legittimo presidente. L’ultimatum scade il 3 febbraio.
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