
Venezuela. L’altra rivoluzione

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – È sempre più critica la situazione del Venezuela, dove negli scontri di piazza tra esercito e manifestanti sono già morte 49 persone. Mentre gli Stati Uniti varano sanzioni contro la Corte suprema venezuelana, i vescovi in una nota riaffermano «la nostra vicinanza al popolo che si esprime oggi nelle strade e in altri ambiti della società in difesa dei loro diritti violati da chi sta profanando la Costituzione».
Tra coloro che si esprimono in altri ambiti della società c’è Alejandro Marius, nominato nel 2015 dal World Economic Forum miglior imprenditore sociale dell’anno, di recente incontrato da Tempi in Italia. Marius ha deciso di dare il suo contributo per cambiare il Venezuela in modo decisamente originale. «Io sono sposato con quattro figlie e lavoravo come dirigente dell’area manager di Pirelli-Telecom per tutta l’America Latina, tranne il Brasile. Guadagnavo molto bene ma negli anni mi sono reso conto che mi sarebbe piaciuto fare altro. In Venezuela c’è uno spiccato senso imprenditoriale, molto diffuso, ma manca l’educazione». Così, ispirandosi all’esempio dei monaci benedettini nel Medioevo, decise di rischiare. A fine 2009 lasciò Pirelli e fondò Trabajo Y Persona, associazione non profit «per promuovere il valore del lavoro come possibilità per lo sviluppo e la dignità della persona».
All’inizio faceva tutto da solo («segretario, fundraising, formatore, manager»), oggi invece, dopo 8 anni, ha già assunto 16 persone, collabora con oltre 20 centri di formazione in tutto il paese, più di 400 formatori e il 40 per cento degli oltre 1.500 giovani che hanno seguito i suoi corsi si sono messi in proprio, per non parlare di quelli che hanno trovato lavoro. Marius è andato alla ricerca dei centri di formazione che già esistevano e ha iniziato a collaborare con loro, allargando il progetto anche a imprese, università e istituzioni internazionali, come la Camera di commercio italiana-venezuelana. «Abbiamo sviluppato molti programmi: in particolare insegniamo il mestiere di parrucchiere alle donne dei quartieri poveri, che poi prestano servizio a domicilio, in collaborazione con L’Oréal. Abbiamo un programma per imprenditori del mobile e uno per diventare imprenditore del cioccolato».
Il cacao venezuelano è tra i più pregiati al mondo, Trabajo y Persona ha stretto rapporti con due aziende «e ora produciamo cioccolatini e tavolette. Abbiamo anche una linea dedicata con il nostro nome». Nella regione sud-occidentale nel paese di Bailadores, Marius ha stretto un accordo con un’università sulle Ande e ora le donne di un paese sperduto, che mai avrebbero sognato di fare l’università, partecipano al corso e imparano il mestiere del cioccolataio. Ogni persona che partecipa ai corsi, che durano 15 mesi tra teoria e pratica, viene poi seguita costantemente anche alla fine del percorso. «Creiamo per loro corsi di aggiornamento ad hoc e li aiutiamo a specializzarsi in base ai bisogni. Questa è per noi attenzione alla persona». Ma in un momento storico in cui il Venezuela brucia, ci sono scontri in piazza, manca tutto, le aziende private vengono espropriate per il “bene della rivoluzione”, a che cosa serve educare al lavoro?
Come potrei guardare mio figlio?
«Anche questa è una rivoluzione», spiega Marius. «Qui la gente pensa che le cose possano cambiare solo quando cambierà il governo. Ma così non si risolveranno tutti i problemi. Ci sarà sempre bisogno di una società civile in grado di dialogare con il potere, qualunque esso sia. Noi come venezuelani dobbiamo essere capaci di convertire la protesta pacifica, che è legittima quando vengono violati i diritti umani, in proposta». La piazza, continua, «non è l’unico modo per esternare che cosa vuoi nella vita. Anche il lavoro è un mezzo per farlo: io ho sempre amato il lavoro e non voglio aspettare domani per cominciare a ricostruire». Un’opera come Trabajo Y Persona è autenticamente rivoluzionaria anche per un altro motivo. «Più la nostra associazione si sviluppa, più ne beneficerà anche il governo perché lo Stato avrà sempre bisogno di una società civile organizzata. Ma qui l’ideologia soffia da tutt’altra parte e insiste nel dire che solo lo Stato, solo il partito, può interpretare e rispondere direttamente ai bisogni del popolo. Così si taglia via la libertà e la responsabilità della gente. Noi pensiamo invece che sia la società che deve rispondere ai suoi bisogni, magari anche con l’aiuto dello Stato. Ma c’è bisogno di un’educazione per percorrere questa strada».
Un’educazione che sta già cambiando il Venezuela di Maduro. «Una ragazza di ventisette anni, a cui abbiamo trovato lavoro, vive nella favela con il figlio di sette. Un giorno viene da me e mi racconta che le hanno offerto di unirsi al contrabbando. In pratica, deve fare la fila per gli alimenti più volte e rivendere tutto al mercato nero a un prezzo superiore. Non sapevo cosa risponderle». Unendosi ai famigerati “bachaqueros” avrebbe guadagnato in un mese il salario di un anno. «Io non sapevo cosa dirle, il figlio stava male. Poi, però, lei si è bloccata e mi ha detto: “No, non posso lasciare senza cibo gli altri solo per guadagnarci: come potrei tornare a casa da mio figlio e guardarlo negli occhi?”».
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