
Perché l’Europa continua a promuovere il velo islamico

Parigi. Nonostante molteplici inchieste e dossier apparsi negli ultimi tempi abbiano denunciato la propaganda islamista nelle istituzioni europee finanziata surrettiziamente dai Fratelli musulmani, l’Europarlamento continua a fare la promozione del velo, ma anche dell’abaya, la tunica che lascia scoperto soltanto l’ovale del viso e che in Francia, indossata da sempre più studentesse, è al centro di aspre polemiche perché contraria alla legge della laicità. È il sito francese Fdsouche.com a mettere in luce “l’insaziabile promozione” del velo da parte dell’Unione europea, velo che non è un semplice pezzo di tessuto, come ripetono gli utili idioti dell’islamismo: è anzitutto un’arma politica, un simbolo di sottomissione.
L’evento dei giovani europei pubblicizzato col velo
Per l’Eye2023 (European Youth Event) che ha riunito il 9 e il 10 giugno al Parlamento europeo di Strasburgo migliaia di giovani provenienti da tutta il mondo, per condividere e dare forma alle loro idee sul futuro dell’Europa, l’istituzione ha fatto contenti i Fratelli musulmani: pubblicizzando l’evento sui social network con delle ragazze musulmane completamente velate, davanti alla bandiera dell’Unione Europea. «Il Parlamento europeo continua la sua instancabile promozione del velo islamico (e dell’abaya), questa volta per l’Evento europeo della gioventù (Eye2023). E crede che così facendo ci invoglierà ad appartenere a questa Europa?», ha reagito indignato Jean-Michel Cadenas, membro del Consiglio national del Rassemblement national, il partito di Marine Le Pen.
«Guardate dove vanno le vostre tasse: nella promozione del velo islamico, all’interno del Parlamento europeo! “Stimolante, incredibile”. Che vergogna per tutte le donne che si battono per un po’ di libertà!», ha twittato l’eurodeputato Gilbert Collard, postando la foto apparsa su Instagram che mostra una ragazza con i capelli sciolti, vestita all’occidentale, accanto a due musulmane in abaya, e la didascalia dell’istituzione. Il problema è che non si tratta di un caso isolato: è soltanto l’ultima di una lunga serie di iniziative dove vengono promossi valori contrari a quelli su cui si basa l’Unione europea. Mentre a Teheran, lo scorso autunno, le ragazze iraniane venivano arrestate e rischiavano la pena capitale per non voler portare l’hijab, una clip del Comitato economico e sociale europeo celebrava «l’anno europeo della gioventù» mettendo in scena su alcuni video sui social network sei ragazze velate.
La “deriva colpevole” dell’Ue sul velo islamico
Lungi dall’essere inclusivi, «veicolano un pregiudizio politico assolutamente inaccettabile», denunciò l’eurodeputato gollista François-Xavier Bellamy, parlando di “deriva colpevole” da parte dell’Ue. Lo stesso aveva ricordato che il Parlamento europeo aveva votato «un emendamento alla Commissione europea» per «non finanziare mai più una campagna per promuovere l’hijab» e che i video erano stati pagati con i soldi dei contribuenti europei. Lo scorso maggio, sul profilo Twitter della Commissione europea, l’istituzione diretta da Ursula von der Leyen, è stato pubblicato un video per parlare dell’impegno dell’Europa nella salute mentale: 27 milioni di euro di finanziamenti. Nel filmato si vedono alcuni giovani, tra cui una donna con l’hijab: l’unico segno religioso rappresentato.
«Vera e propria agenzia di comunicazione dei Fratelli musulmani, la Commissione europea continua a fare la promozione del velo islamico: è semplicemente scandaloso. Se la salute mentale dei nostri concittadini è una delle principali preoccupazioni, le tasse degli europei non devono finanziare il proselitismo religioso e conquistatore di una minoranza», tuonò Aurélia Beigneux, eurodeputata del Rassemblement national. La stessa situazione si era verificata in aprile, quando per la “giornata della visibilità lesbica”, l’Agenzia dei diritti fondamentali dell’Ue pubblicò una foto con una ragazza bianca in bicicletta e una ragazza nera con l’hijab: l’ennesimo messaggio di propaganda che fa soltanto il gioco dell’islam separatista e ostile ai valori di libertà, di uguaglianza e di difesa dei diritti umani dell’occidente.
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