
«L’integrazione ha fallito». Il piano “sovranista” di Valls sull’immigrazione

Parigi. Nel 1985, l’allora presidente della Repubblica francese, François Mitterrand, non si faceva scrupoli a parlare di “soglia di tolleranza”, sotto la quale la convivenza tra francesi autoctoni, di cultura latina e religione cristiana, e francesi d’adozione, figli di culture allogene e in gran parte di confessione islamica, sarebbe stata problematica. Oggi una formula di questo tipo costerebbe al padre del Partito socialista francese la gogna mediatica e le accuse di “razzismo” e “fascismo”, e infatti, la sinistra d’oltralpe, non parla più di immigrazione senza buonismi da ormai tre decenni.
Il fallimento della sinistra su integrazione e immigrazione
Per fortuna, però, esistono ancora delle voci libere nella famiglia della gauche, come quella dell’ex primo ministro socialista Manuel Valls, che in un’intervista al settimanale Le Point ha spiegato perché l’immigrazione scriteriata rappresenta un problema per la Francia, e più in generale per l’Europa, e perché, dunque, è necessario porre dei freni. «Dobbiamo essere franchi: il nostro fallimento nell’integrazione e nell’assimilazione è evidente – il che non significa che non ci siano stati alcuni successi. Questa realtà ci sta esplodendo in faccia da diversi anni ormai», ha dichiarato Valls al Point.
Da ministro dell’Interno e in seguito primo ministro durante il quinquennio di François Hollande (2012-2017), Valls ha assistito all’esplosione dei flussi migratori: «Un aumento dell’immigrazione familiare», come sottolinea oggi, figlio della legge sul ricongiungimento familiare firmata alla fine degli anni Settanta dall’allora inquilino dell’Eliseo Valéry Giscard d’Estaing. Ad aggravare la situazione, secondo Valls, «è l’omogeneità delle zone d’origine, una concentrazione geografica delle popolazioni immigrate povere che può che condurre a un deterioramento dei ghetti già consumati dalla violenza e dai traffici».
Valls contro l’immigrazione economica
Non lo dice con i termini di un Éric Zemmour, intellettuale della destra sovranista e leader del partito Réconquête!, ma con queste parole Valls sta denunciando la Grande Sostituzione: concetto sviluppato dallo scrittore Renaud Camus per descrivere la sostituzione etnico-religiosa in corso in sempre più quartieri di Francia. «C’è bisogno di un’altra politica di popolamento, con non più del 40 per cento degli alloggi sociali nelle città e non più del 30 per cento degli stranieri in un quartiere», dice Valls senza peli sulla lingua. L’ex primo ministro, tornato in Francia dopo una parentesi da consigliere comunale a Barcellona col sostegno dei liberali di Ciudadanos, è contrario anche alla litania secondo cui «gli immigrati fanno i lavori che i francesi non vogliono più fare», e che dunque servirebbe importare manodopera.
«Non abbiamo bisogno di immigrazione economica», afferma Valls, o meglio, se c’è una domanda in alcuni settori che hanno difficoltà a reclutare in Francia, si possono sbloccare delle «quote molto precise». Insomma, la Francia non può continuare a essere un Paese “open bar”, sostiene l’esponente del social-liberalismo francese. E lo stesso discorso vale per l’Europa. «Ci vuole maggiore fermezza anche alle frontiere dell’Europa per dire veramente stop all’immigrazione illegale», dice Valls, dando ragione, senza citarlo, al premier italiano Giorgia Meloni e alla sua guerra ai trafficanti di esseri umani.
«La Francia non può più accogliere immigrati»
“Immigration zéro” è uno slogan che Valls non vuole certo far suo. Anche perché è uno dei cavalli di battaglia della destra identitaria e «ci saranno sempre dei flussi migratori che dovremo controllare e selezionare». «Ma dobbiamo privilegiare l’assimilazione e la ricostruzione dei quartieri popolari. E l’Europa deve investire massicciamente nell’Africa, la cui popolazione raddoppierà nel 2050», aggiunge Valls. Che non è altro che l’idea alla base del Piano Mattei per l’Africa del presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni: investire in Africa e creare dei ponti con i Paesi africani, uscendo dalle vecchie logiche paternalistiche e coloniali.
«Nessuno può restare indifferente ai drammi che si producono nel Mediterraneo. Ma bisogna mettere fine al discorso comune su ‘una politica inflessibile ma umana’. La Francia non può più accogliere immigrati. E se il quadro europeo non lo permette, bisognerà riprendere dei pezzi di sovranità». Parola di un socialista che non si sottomette al pensiero unico.
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