
Val di Susa, Giaglione: il sindaco di Rifondazione non vuole i No Tav. Espulso dal partito
“«Egregio compagno, apprendo con stupore della mia radiazione dal partito della Rifondazione comunista. Prendo atto con rammarico delle motivazioni che ti hanno indotto a una tale sconsiderata scelta. Sono stato e sarà sempre coerente con i miei principi comunisti, peraltro non negoziabili». (…) Nel suo piccolo, il sindaco Ezio Paini, tessera Pci dal 1963, di Rifondazione dal fatale 1991, si è accontentato di scrivere una ordinanza chiedendo una verifica su un possibile abuso edilizio” (Corriere, p. 29).
Paini è sindaco di Giaglione, comune nella Val di Susa da cui si deve passare per raggiungere il cantiere dell’Alta velocità di Chiomonte. È da qui che partono tutte le manifestazioni No Tav, a cui il sindaco prende parte da sempre. “Accanto alle scuole, nel piazzale che fa da punto di partenza e ritrovo di ogni marcia No Tav, è sorta una casetta abusiva fatta con assi di legno e lamiera. Paini, sostenitore dell’attuale maggioranza in Comunità montana, nei fatti l’espressione politica del movimento No Tav, ha portato pazienza per qualche mese. Poi ha spedito una lettera al compaesano che ha il comodato d’uso del terreno chiedendogli lumi” (Corriere, p. 29),
Non l’avesse mai fatto. Prima il partito gli ha fatto una bella ramanzina, ordinandogli di non ostacolare i No Tav, e siccome Paini non ha ceduto, l’hanno espulso. «Mi spiace, ma io sono un comunista vero, quindi non derogo ai miei doveri istituzionali, e al rispetto della legalità». Fuori. (…) «Intorno alla base gira brutta gente» aveva detto nei giorni scorsi. «Le mamme si sono lamentate, minacciano di far cambiare scuola ai bambini, e noi facciamo già i salti mortali per coprire le classi». Quelle frasi, pronunciate da un No Tav a 24 carati, non erano passate inosservate, In modo involontario, certificavano la mutazione in corso nel movimento No Tav. «Qui ci hanno lasciato soli con gente che fa davvero paura – dice Paini -, ma nessuno ha il coraggio di ammetterlo»” (Corriere, p. 29).
“In quella baracca ci dorme gente che viene da fuori, anarco-insurrezionalisti di chiara fama che si sono ormai trasferiti a tempo pieno in Val di Susa. Prendono la parola nelle assemblee popolari, si mischiano alla popolazione, e non tutti gradiscono. (…) Ma adesso siamo ormai ai saluti tra ex compagni, che non si lasciano proprio bene. «In conclusione – scrive il sindaco al segretario nazionale di Rifondazione Ferrero – posso solo augurarti che un giorno tu abbia vergogna di questa sciagurata scelta. Ti giunga l’espressione del mio profondo disgusto»” (Corriere, p. 29).
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