Va bene che i nostri giornali vogliono scrivere che la Chiesa apre ai gay, ma qui hanno preso una cantonata

Di Redazione
05 Febbraio 2013
"Il Vaticano: sì ai diritti delle coppie omosex", titola oggi di Repubblica. Ma dove? In realtà si tratta di un abile taglia e cuci su un intervento di monsignor Paglia. Tanto che anche l'Arcigay non ci casca

“Il Vaticano: sì ai diritti delle coppie omosex”. Questo il titolo oggi di Repubblica.
“Monsignor Paglia e le coppie gay. «La politica individui le soluzioni»”, questo invece il titolo del Corriere della Sera.

Bene, sappiate che la Chiesa non ha detto sì alle coppie omosessuali, tanto che – come sia Repubblica sia il Corriere poi fanno al termine dell’articolo – le associazioni di quel mondo ritengono che nelle parole di Paglia «non vi sia nulla di nuovo». Infatti, se almeno nel corpo dell’articolo del Corriere sono correttamente riportate le parole pronunciate ieri dal presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, così non si può dire per Repubblica che fa di tutto per non far comprendere correttamente al lettore cosa è accaduto ieri.

Il quotidiano romano parla di «aria di rivoluzione» all’interno della Chiesa perché, sebbene sia chiaro il “no” della Chiesa alle nozze gay, tuttavia non è detto, scrive Repubblica che non «debbano riconoscere i diritti delle coppie di fatto, anche gay. Anzi, “è tempo che i legislatori se ne occupino”». Insomma, un’abile opera di taglia e cuci, per far dire a monsignor Paglia ciò che non ha detto. Tanto che, a differenza di Franco Grillini che probabilmente si è fermato ai titoli senza leggere ciò che ha detto Paglia, sia Aurelio Mancuso (Equality Italia) sia Flavio Romani (Arcigay) bocciano le parole di Paglia.

A ulteriore conferma, basta leggere le cronache dell’evento che ne hanno fatto la Radio Vaticana (Mons. Paglia: no alla Babele tra famiglia e unioni) e l’agenzia cattolica Zenit, che riproponiamo di seguito.

Mons. Paglia: la famiglia c’è, smentiti i “profeti di sventura”

Il desiderio dei giovani minacciato dalla cultura che premia più l’individuo che la famiglia. Riproposta la Carta dei Diritti della Famiglia

Di H. Sergio Mora CITTA’ DEL VATICANO, 04 Febbraio 2013 – Il vescovo Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia; i coniugi Francesca Dossi e Alfonso Colzani, responsabili del Servizio per la Famiglie dell’Arcidiocesi di Milano, sono intervenuti oggi in Sala Stampa Vaticana per presentare: “Da Milano a Philadelphia: le prospettive del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Presentazione degli Atti di Milano 2012”.

Moderato da padre Ciro Benedettini, vicedirettore della Sala Stampa, l’incontro ha permesso al presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, di rispondere e precisare su una serie di temi scottanti, quali le unioni di fatto, la manifestazione a Parigi sulle unioni gay, lo sfruttamento nel lavoro, ecc.

Nel presentare gli atti di Milano 2012, monsignor Paglia ha spiegato che  “La famiglia c’é ed è solida”, smentendo tutti quei “profeti di sventura che prevedevano, o meglio, auspicavano l’estinzione della famiglia”.

Questo ovviamente non nega “i molti problemi che riguardano il matrimonio e la famiglia” ha sottolineato Paglia. Tuttavia, ha aggiunto,“non dobbiamo dimenticare, dati alla mano, che la famiglia resta ancora oggi la ‘risorsa’ fondamentale delle nostre società”.

Essa rimane l’istituzione che “si colloca al primo posto come luogo di sicurezza, di rifugio, di sostegno per la propria vita”, e resta “in cima ai desideri della stragrande maggioranza dei giovani”.

Sempre in base alle statistiche, il presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia ha indicato che in Italia circa l’80% dei giovani dichiara di preferire il matrimonio (civile o religioso che sia) alla convivenza. E in Francia, i sondaggi rilevano che il 77% dei giovani – la cui maggioranza è di età compresa tra i 18 e i 24 anni – desidera costruire la propria vita di famiglia, rimanendo con la stessa persona per tutta la vita.

Sono dati che suscitano speranza, anche se  – ha affermato mons. Paglia – minati da “una nuova situazione epocale nel quale il desiderio dei giovani è stroncato da una cultura che premia più l’individuo che la famiglia”.

Proprio per questo il Dicastero per la Famiglia propone una “riedizione” della Carta del Diritti della Famiglia, la quale, ha spiegato a ZENIT, “mantiene tutta la sua attualità malgrado sia stata scritta esattamente 30 anni fa”.

La Carta dei Diritti della Famiglia – aggiornata con delle aggiunte proposte da un congresso internazionale di esperti – verrà presentata nei prossimi giorni alle Nazioni Unite a New York e nella sede di Ginevra. Quindi, sarà presentata anche al Parlamento Europeo.

Ribadendo l’impegno della Chiesa a raccogliere questo “patrimonio dell’umanità” che è la famiglia, il presule ha sottolineato il ruolo sociale dell’istituzione familiare che“la Chiesa conosce bene”, perché sono proprio le famiglie “a prendersi cura dei malati, anche terminali, dei portatori di handicap e via dicendo”.

In questo contesto il Pontificio Consiglio si muoverà in due direzioni: una “all’interno della Chiesa in modo che essa“riprenda il suo posto centrale nella società”, perché “se lasciata sola non resiste”. L’impegno sarà orientato, quindi, a“dare robustezza all’iniziazione cristiana e al sacramento del matrimonio”, intervenendo“quando ci sono delle ferite” ed evitando“allungamenti che non facilitano il suo ruolo”.

L’altra importante “missione” del Dicastero verrà svolta invece nel campo culturale. “La cultura ha abbandonato la famiglia – ha affermato mons. Paglia -. I giovani non si sposano perché la famiglia è sentita più come un peso che come una prospettiva”.

Bisogna quindi “far capire che anche un amore tra moglie e marito è per sempre, non solo quello per la Roma o per la Lazio”.

Francesca Dossi e Alfonso Colzani, coniugi responsabili per il servizio alle famiglie dell’Incontro di Milano, hanno presentato il volume che raccoglie gli atti del raduno dal titolo “La famiglia: il lavoro e la festa”.

Sul fronte degli interventi che hanno scandito le giornate di Milano, e che il libro ripercorre, spiccano quello di Benedetto XVI, che in 9 occasioni ha parlato della realtà familiare in tutte le sue dimensioni, e le discussioni dei 98 relatori provenienti da tutto il mondo, alcuni intervenuti con le loro specifiche relazioni, altri partecipando alle Tavole rotonde

Ricordando “la forte presenza del Santo Padre”, i relatori hanno affermato che“è stato un momento di completezza pietrina, di sentire la Chiesa unita e una e con la consapevolezza di essere famiglia nella fede, e che la famiglia è primo luogo della fede, non soltanto cronologicamente, ma anche il luogo in cui è possibile esperimentare le benedizioni di Dio”.

Interrogato su altri tipi di unione, mons. Paglia ha risposto che questo “è un terreno che la politica deve percorrere con estrema chiarezza, perché il crocevia della società è l’intreccio delle generazioni avviene nel cuore delle famiglie”.

Più nello specifico, parlando di unioni omosessuali, il vescovo ha ricordato “la pari dignità di tutti, poiché tutti sono figli di Dio”, ma al contempo ha ribadito che “la famiglia è formata da un uomo e una donna” e che “non si può chiamare matrimonio un’unione giustificata solo dall’affetto”.

“Se cinque uomini hanno affetto l’uno per l’altro, o se un padre ha affetto per sua figlia, questo non può essere considerato matrimonio” ha detto. Quindi, ha soggiunto,“il rispetto della verità non richiede l’abolizione delle differenze né un egualitarismo malato che abolisce ogni differenza”.

“L’arcipelago delle situazioni affettive esistenti”, ha concluso Paglia, “trova soluzione nel diritto già esistente”.

Alla domanda se “due padri hanno diritto ad un figlio”, il vescovo ha ironicamente risposto: “Mica siamo al supermercato, il figlio è un dono. Tutto questo non può essere distrutto. La Chiesa continuerà a dire il vero con molta sincerità, difendendo tutti i diritti, in tutti i paesi”.

Un’ultima riflessione è stata rivolta poi alla “Manif pour tous”, la mobilitazione in difesa della famiglia naturale che qualche settimana fa ha radunato circa un milione di persone a Parigi. In proposito, mons. Paglia ha detto: “Bisogna rendere onore ai vescovi francesi che hanno aperto il dibattito” ricordando anche le altre autorità che hanno aderito all’iniziativa, tra cui il Grande Rabbino di Francia, uomini di cultura e rappresentanti di altre religioni.

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    17 commenti

    1. Andrea

      Ecco il link
      http://www.lanuovabq.it/it/articoli-fuoco-di-paglia-5750.htm
      e vi mando anche questo, dove i perfidi giovanotti di Campari e de Maistre sottolineano, fra l’altro, i rapporti con Riccardi
      http://www.campariedemaistre.com/2013/02/mons-paglia-e-le-coppie-gay-molto.html
      Va bene difendere le gerarchie ecclesiastiche, ma purtroppo è necessario aprire gli occhi e vedere che la crisi della Chiesa è prima di tutto una crisi dei sacerdoti. Vogliono piacere al mondo e finiranno per diventare del mondo.

    2. andrea

      non è prprio così, purtroppo! Andate a leggere il commento di Cascioli sulla “bussola quotidiana”.
      Del resto Paglia, prima che uomo di Dio è uomo di Sant’Egidio, quindi del leader indiscusso, Andrea Riccardi. E tutti sappiamo cosa Riccardi pensi dei valori non negoziabili (che siano negoziabilissimi!).

    3. Don Julian Carron

      Figli miei, fatevi una sana scopata. Vedrete che poi ogni cosa assumerà la giusta prospettiva

      1. H.Hesse

        E’ proprio perché ci facciamo delle “sane scopate” che non siamo gay.

        1. franco

          Caro amico (che ti nascondi dietro il nome di Carron!!!!!!). Noi cristiani le “sane scopate ” ce le facciamo. Solo che preferiamo chiamarlo Amore. C’è molto più godimento. Provare per credere.

          1. albo

            Si vede tanto Amore per le strade vicino ai fuocherelli d’inverno Quelle numerose signorine sono sempre circondate da tanti cattolici desiderosi di darne. Molti altri più facoltosi preferiscono le escort. Poi una bella confessione e… via verso il prosssimo…. Peccato!

    4. Maurizia Paradiso

      Pace e amore ragazzi. Gay è bello

    5. Rino

      Tutto solo perchè non volete ammettere di essere dei ricchioni!

      1. albo

        x Rino Perché “ricchione” è la parola più usata dai gay repressi, quelli come te che non lo ammetterebbero mai?

    6. pino scotto

      siete il solito giornale di coglioni,

      vergognatevi

      1. Franz

        scusa ma perchè leggi un giornale di coglioni?

        1. Pino Scotto

          Per studiarvi…

          1. Franz

            E che ti serve “studiarci”? Lascia perdere ti dico, non serve a nulla.

            1. Pino Scotto

              Che domande. Come per ogni malattia pericolosa bisogna studiarla per capire come evitare il contagio e successivamente debellarla!

            2. H.Hesse

              @Pino Scotto
              Caro Pino, per lo studio bisogna essere portati, e tu, a quanto pare lo sei eccome!
              Infatti, come direbbero a Firenze, tu sei “portato dalla piena”.

            3. Charlie

              Dici bene.
              E siccome anch’io la penso così, non farmi mai mancare i tuoi commenti.

    I commenti sono chiusi.