Lettere al direttore

L’utero in affitto e i capricci degli adulti

Manifestazione contro la maternità surrogata e l'utero in affitto

Manifestazione contro la maternità surrogata e l'utero in affitto

Nel Banal Grande dei commenti accigliati che hanno accolto nei giorni scorsi la notizia dell’approvazione in Commissione Giustizia della Camera della proposta di legge per rendere l’utero in affitto reato universale, spiccava per originalità quello di Michela Marzano. La quale ha vergato su Repubblica un pensoso articolo su quelle che, a suo dire, potrebbero essere le conseguenze, non opportunamente valutate da chi l’ha votata, della norma in questione in primis sui bambini nati mediante maternità surrogata.

Cioè, non so se è chiaro: il problema per la Marzano non è il fatto che un bambino venga, di fatto, comprato e privato della mamma che l’ha partorito perché qualche riccastro, per soddisfare un suo egoistico desiderio che il più delle volte si scrive desiderio ma si legge (presunto, ovvio) diritto, non si è fatto scrupolo di affittare l’utero di una donna indigente, no; per la Marzano il problema è la norma che punisce una simile oscenità, per le ripercussioni che potrebbe avere sui bambini. I quali, dice, già sono discriminati e già è a loro negato il diritto di essere sicuri. E un domani, dice, se passasse l’infausta legge perderebbero “i padri e le madri, sbattuti in galera come volgari assassini; perderebbero la loro famiglia; perderebbero tutto”.

Della serie: guardare al dito e non vedere la luna. Sorvolando su una assai stravagante lettura tutta al femminile e in chiave quasi romantica dell’utero in affitto (terminologia che per altro la filosofa in questione si guarda bene dall’usare a favore della più politicamente corretta “gestazione per altri”) in virtù della quale tale pratica sarebbe o potrebbe essere nientemeno che un gesto altruistico (sic!) – anche se più avanti sottolinea che la paternità e la maternità sono “quasi mai frutto di un gesto altruistico”, con tanti saluti al principio di non contraddizione, ma vabbè stai a guardare il capello – “da parte di donne che accettano di far nascere un bambino per “donare” la paternità o la maternità a coppie che non possono avere figli per natura, sorvolando dicevamo su cotanto alato pensiero, ciò che sembra sfuggire alla nota filosofa è che qui la questione vera è il fatto in sé dell’utero in affitto ossia la possibilità stessa che si possano far nascere bambini ricorrendo a questa orrenda pratica.

Punto che invece ha colto in pieno Goffredo Bettini (insospettabile di essere tacciato di oscurantismo, medievalismo, ecc., vero?), il quale ad Avvenire ha detto che “i propri diritti, se esasperati da un individualismo che li mette al di sopra di tutto, rischiano nella nostra modernità malata di trasformarsi in egoismo edonistico”.

A far problema è l’idea che c’è dietro l’utero in affitto: l’idea cioè di un uomo che si ritiene essere il creatore della propria esistenza e che per questo non può accettare alcun limite. Lo schema di gioco è presto detto: non importa che non posso avere figli, importa che io li voglio; la tecnica mi permette di farli, quindi li faccio. Fine della storia. Ecco perché non c’entrano nulla le possibili ricadute sui bambini della norma da cui siamo partiti; qui il problema è solo uno: non devono proprio nascere bambini affittando l’utero di chicchessia. Perché i bambini non sono un diritto, né tantomeno si comprano e/o vendono. I capricci degli adulti possono aspettare.

Luca Del Pozzo

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