
Usa, peggiora la crisi dei migranti. Ma Biden ha «altro da fare»

Venerdì sera prima di Natale la Customs and Border Protection (Cbp) statunitense ha reso noto che avuto 233.740 incontri di migranti lungo i 3.200 chilometri del confine con il Messico solo a novembre. Si tratta del numero più alto mai registrato nella storia americana per quel mese, in aumento rispetto ai 178.845 dello stesso periodo dell’anno scorso di oltre il 30 per cento.
Gran parte dei nuovi arrivati scappano da paesi comunisti o socialisti, come Cuba, Venezuela e Nicaragua, raccontano le statistiche del Cbp e l’amministrazione Biden è sempre più sotto pressione. Denver, in Colorado, El Paso, in Texas, la contea di Yuma, in Arizona, hanno dichiarato lo stato di emergenza per affrontare l’afflusso e anche a New York la situazione è critica, con il sindaco democratico Eric Adams, furioso con il presidente Joe Biden ed il governo federale, che non ha sinora risposto alle sue richieste di finanziamenti. «Non possiamo continuare ad affrontare questo problema da soli», ha lanciato l’allarme Adams che si aspetta più di 1.000 nuovi arrivi settimanali da dopo Natale.
I numeri peggiorano
Già l’anno scorso, Biden aveva dovuto affrontare una crisi record al confine degli Stati Uniti con il Messico ma quest’anno la situazione è peggiorata. Se nell’anno fiscale 2021 (da fine settembre 2020 a inizio ottobre 2021) i migranti intercettati erano stati più di 1,7 milioni quest’anno sono stati oltre 2,4 milioni, il 90 per cento dei quali provenienti dall’America Latina. Inoltre, l’anno fiscale 2023, iniziato a ottobre, ha già visto più di 500.000 migranti fermati al confine in appena due mesi, a dimostrazione che il prossimo anno ci sarà un nuovo record.
Nel 2021, inoltre, c’erano stati 390.000 “getaways”, ovvero migranti che hanno eluso la dogana e la protezione delle frontiere degli Stati Uniti e sono entrati clandestinamente senza alcun controllo nel paese. Nel 2022 il numero di “getaways” ha superato le 600.000 unità.
La fine del Titolo 42
Nel 2021 c’erano stati 15 arresti di terroristi al confine, quest’anno sono stati 98. Se nel 2021 557 migranti erano morti nella traversata illegale, quest’anno le vittime sono già oltre 800.
Le cose stanno peggiorando ulteriormente ora che il Titolo 42 (l’ordine di salute pubblica dell’era Trump che ha permesso ai funzionari di frontiera Usa di allontanare centinaia di migliaia di migranti illegali per prevenire la diffusione del Covid-19) è scaduto, il 21 dicembre scorso. La Corte Suprema ha accolto la richiesta dell’amministrazione Biden di una proroga sino a dopo Natale ma ora che il 25 dicembre è passato, a giorni i migranti non potranno più essere espulsi in base al Titolo 42 e ancora di più tenteranno in ogni modo il “sogno americano”.
Posti letto
Ciononostante, l’amministrazione Biden sta spingendo per un taglio dei finanziamenti ai posti letto dei centri migranti nella legge finanziaria Usa in discussione in questi giorni, letti che passeranno dall’attuale livello di 34.000 a 25.000. Un’assurdità visto che il bisogno nei rifugi aumenterà drammaticamente.
“Ironia della sorte”, sottolinea l’editorialista del Washington Post, Marc A. Thiessen, «la spinta di Biden a tagliare i finanziamenti ai letti arriva nello stesso momento in cui la sua amministrazione sta sostenendo davanti alla Corte Suprema che deve avere la facoltà di rilasciare i migranti con precedenti penali, compresi i criminali, mentre i loro casi di espulsione vengono giudicati — nonostante il chiaro requisito previsto dalla legge che “devono” essere detenuti — perché il Congresso non è riuscito a finanziare adeguatamente l’accoglienza. Stanno insomma dicendo alla Corte Suprema che non possono seguire la legge perché non hanno abbastanza risorse per detenerli, mentre allo stesso tempo sollecitano il Congresso a ridurre il numero dei posti letto».
“Rimani in Messico”
Se, oltre ai numeri, si analizzano le politiche messe in campo, Biden ha in realtà fatto tutto quanto in suo potere per rimuovere ogni deterrente alla migrazione di massa.
Al suo insediamento, si era subito mosso per sbarazzarsi della politica “Rimani in Messico”, che chiedeva ai richiedenti asilo di aspettare nel paese mentre le loro domande di asilo erano prese in considerazione. A stretto giro di posta aveva stracciato i cosiddetti accordi del “Paese terzo sicuro”. Negoziati da Donald Trump con El Salvador, Guatemala e Honduras, tali accordi spingevano i migranti a richiedere asilo nel primo paese straniero in cui erano entrati e non solo negli Stati Uniti.
L’amministrazione Biden ha infine fatto pressione per porre fine del Titolo 42, inevitabile vista la fine dell’emergenza pandemica, senza però sostituirlo con un progetto serio per regolare l’afflusso di migranti illegali che, a detta di tutti gli esperti, è destinato ad esplodere nei prossimi giorni e settimane.
«Ho altro da fare»
Da segnalare infine che sotto la sua presidenza, i rimpatri sono scesi ai livelli più bassi della storia statunitense, mentre l’oppiaceo sintetico fentanil continua ad entrare dal confine messicano in quantità crescenti, uccidendo un numero record di americani, 107 mila solo negli ultimi 12 mesi.
Sorprendente che, nonostante questi disastri siano sotto gli occhi di chiunque li voglia vedere, quando nei giorni scorsi gli è stato chiesto da un reporter perché non avesse visitato il confine sud durante un suo recente viaggio in Arizona, Biden abbia detto che aveva «cose più importanti da fare».
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