Usa, gli aborti aumentano nelle grandi città ma calano nel resto degli States

Di Benedetta Frigerio
12 Gennaio 2011
Il dato 2010, secondo uno studio dell'Istittuto Guttmacher, è che a New York un bambino su due viene abortito. Nel centro America, invece, i dati parlano anche di percentuali inferiori al 6 per cento. Il tasso delle città è arrivato invece a preoccupare addirittura le associazioni pro choice

Sembra che dopo la diminuzione degli aborti fra il 1990 e il 2005, negli Stati Uniti la piaga si sia riaperta. Uno studio dell’Istittuto Guttmacher spiega che, dopo il picco degli anni Novanta, circa 1 milione e 660 mila casi, e la fase decrescente da lì al 2005, gli aborti hanno ricominciato ad aumentare: nel 2008 sono stati 1 milione e 200 mila. Bisogna stare attenti, però.

Le cifre registrano un’impennata nei grandi centri urbani, dove vive la maggioranza della gente
(a New York la percentuale 2010 indica che un bambino su due viene abortito), così tanto da coprire i drastici cali del resto degli States. Gli stati del centro America, infatti, hanno percentuali bassissime (solo Wyoming, Mississippi, Kentucky o Idaho arrivano anche al di sotto del 6 per cento, con alcuni Stati dalle leggi restrittive che lo permettono solo alle prime settimane). La percentuale delle città è arrivata invece a preoccupare addirittura le associazioni pro choice.

Lo testimoniano i dati relativi alla grande fuga dalle città riportati oggi dal Foglio.
Negli anni Cinquanta, il 30 per cento della popolazione viveva nel centro di San Francisco, ora solo il 13%. Contrariamente a quanto i media spesso affermano, la maggioranza degli americani vuole vivere nei sobborghi: la percentuale, stimata negli ultimi quarant’anni, di quanti vogliono vivere in centro oscilla tra il 10 e il 20 per cento, mentre quella di chi vuole vivere in periferia si aggira intorno al 50%. Le ragioni si possono riassumere nella vita invivibile della metropoli, inadatta a crescere i figli, a fare famiglia e a lavorare ad orari umani.

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