
Uomo di charme e di farm(industria)
C’è qualche probabilità che, chiunque vinca le prossime elezioni politiche, ce lo ritroviamo ancora come ministro della Sanità, oppure a capo del ventilato dicastero del welfare che dovrebbe accorpare tutte le competenze che c’entrano con la spesa sociale. Perché, nonostante ripetute gaffe, Umberto Veronesi piace davvero a tanti. Tutti i sondaggi assegnano al ministro-scienziato un gradimento che alla fine di dicembre si era assestato attorno al 65 per cento degli intervistati, superiore di 25-30 punti percentuali a quello complessivo del governo di cui fa parte. Al plebiscito non si associano solamente gli insegnanti dei licei -che il ministro ha avuto la temerarietà di definire per il 50 per cento dediti agli spinelli- e quei cattolici che, come il pubblico del Meeting di Rimini, notano la dedizione con cui l’oncologo milanese non si stanca di contrapporre la sua personale morale laica sia a quella naturale che a quella religiosa. Ma il confronto col ministro precedente, cattolico per l’appunto, esalta ancora di più la sua figura: quanto risultava antipatica e scostante Rosy Bindi (anche fra quelli del suo stesso schieramento), tanto più affabile e seducente risalta l’immagine dell’oncologo milanese. Altro che Rutelli, il vero “piacione” è lui, il 75enne mago del bisturi.
Espresso e Repubblica lo proclamano Antipapa
Veronesi piace ad anticlericali e anticattolici frustrati dell’uno e dell’altro schieramento politico perché su una lunga lista di questioni etiche –fecondazione artificiale, manipolazione degli embrioni, droga, eutanasia, “pillola del giorno dopo”- pronuncia le sue verità “laiche” senza alcun timore reverenziale nei riguardi delle posizioni della Chiesa cattolica, laddove la maggior parte dei ministri in carica e dei politici in carriera usano cautele o addirittura simulano scrupoli preoccupati di mettersi contro i vescovi ed alienarsi il voto cattolico. L’Espresso lo ha recentemente celebrato come “il Gran Laico d’Italia” e canonizzato con un’intervista quasi interamente dedicata a temi etico-religiosi, dalla quale esce fuori come il vero “Papa laico”, cioè come l’unica figura pubblica attualmente in circolazione dotata di adeguata credibilità personale per proporre un magistero morale e spirituale alternativo e concorrenziale rispetto a quello del Papa. Veronesi piace, anzi è oggetto di ammirazione sconfinata da parte del vasto pubblico, perché incarna un archetipo: l’eterna lotta dell’uomo per la vita contro la morte. La sua immagine di cavaliere senza macchia e senza paura, che sfida e vince il drago orribile del cancro e rende possibile la speranza, coincide col bisogno umano di poter credere e affidarsi ad un eroe che ci difende dalla minaccia del male assoluto, quello della malattia che ci distrugge. E infine, naturalmente, Veronesi è amato e venerato dai suoi malati, dalle decine di migliaia di persone che hanno pianto nelle sue mani ringraziandolo per avere restituito loro la speranza della vita; ed è adorato in modo particolare dalle donne, non solo per aver scelto sin dall’inizio di specializzarsi nella lotta ai tumori del seno, ma soprattutto per avere inaugurato, lui per primo, quella particolare tecnica chirurgica che permette di evitare l’asportazione completa della mammella. La quadrantectomia (così si chiama la tecnica in questione) permette, nei casi diagnosticati con sufficiente precocità, di rimuovere solo la sezione di seno interessata dal tumore senza pregiudizio per la completa guarigione. Ciò rappresenta un grande beneficio per la donna non soltanto dal punto di vista estetico, psicologico e della vita sessuale, ma anche un grande contributo alla prevenzione: rimossa la paura della mutilazione e delle sue conseguenze sulla qualità della vita e delle relazioni personali, le donne si sono dedicate più volentieri all’autopalpazione e a tutte le tecniche di autodiagnosi. Si calcola che grazie alla tecnica perfezionata da Veronesi due milioni di donne nel mondo colpite da tumore hanno salvato il loro seno, e probabilmente molte di più si sono salvate la vita mettendosi in condizione di ottenere diagnosi precoci.
L’uomo che piaceva (assai) alle donne
È largamente noto che nel corso degli anni numerose esponenti del sesso femminile hanno significato al fascinoso chirurgo la gratitudine di tutte le donne del mondo nel modo più esuberante che si possa immaginare, incontrando sempre entusiastica disponibilità. Nessuna biografia ufficiosa di Veronesi omette di riportare, fra le otto passioni del ministro, “le belle donne” (le altre sette essendo “il canottaggio, la chitarra, le poesie di Majakovskij, la torta al cioccolato, il socialismo, le motociclette, i film di Federico Fellini”). E alcuni ex collaboratori sostengono che l’ancora vitalissimo professore abbia affermato, scherzando ma non troppo, che la più grande scoperta della storia della medicina non sia stata la penicillina, ma… il Viagra. Tutto ciò comunque non ha messo e nemmeno oggi mette in discussione il suo ultraquarantennale matrimonio con la pediatra Susy Radon, allietato dalla nascita di ben sei figli, quattro maschi e due femmine. Un settimo figlio, tuttavia, lo straripante Umberto lo ha avuto dall’oncologa Emanuela Properzi, con cui spesso si accompagna anche ad appuntamenti ufficiali, in ragione di una relazione più che venticinquennale. La cosa non sembra causare sofferenze ad alcuno: le due “signore Veronesi” si conosco e si stimano, i figli fraternizzano come nelle grandi famiglie dei poligami patriarchi biblici.
Un Centro un po’ troppo vicino allo Ieo
A dar retta al nostro, la stessa tecnica chirurgica mirata alla conservazione del seno sarebbe in qualche modo frutto della sua innata filoginìa e del suo orrore per il fanatismo religioso sessuofobo. “Cushman Haagen -ha scritto Veronesi- famoso chirurgo americano di origine svedese e di fede protestante, riteneva che la battaglia contro il carcinoma mammario si combattesse solo con il bisturi: asportava tutto l’asportabile, rimpiazzando la pelle e i tessuti prelevati con i trapianti cutanei… Era bravissimo e coltissimo, ma mi sembrò che, nella sofisticata meticolosità con cui operava, vi fosse qualcosa di fanatico. Nacque in me il sospetto che la mastectomia praticata nel puritano mondo anglosassone potesse anche avere una connotazione punitiva nei riguardi di un organo di grande richiamo sessuale come il seno. L’amputazione di una mammella può angosciare il chirurgo, ma lo rende anche arbitro del destino di una donna, gli conferisce una sorta di supremazia. Può farlo addirittura sentire un grande giustiziere, e ispirargli un piacere inconsapevole”. Il Veronesi idealista e filantropo un po’ ossessionato dall’idea di avere Dio come concorrente, rigoroso quando si tratta di creare comitati etici negli ospedali e di garantire il diritto dei malati alla corretta informazione sulla loro malattia contro ogni strapotere della casta medica, diventa più approssimativo quando si tratta di cose, diciamo così, pratiche e organizzative. Può così capitare di scoprire che l’articolo 92 della legge finanziaria voluta dal governo, recante il titolo “Interventi vari di interesse sanitario”, preveda al primo punto uno stanziamento di 40 miliardi in due anni “ai fini della realizzazione del Centro nazionale di adroterapia oncologica”. Di cosa si tratta? Di una struttura presso cui sarebbe possibile erogare una nuova terapia antitumorale a base di fasci di protoni. L’edificio (praticamente una serie di bunker sotterranei) e i macchinari sono particolarmente costosi: si prevede una spesa complessiva di 100 miliardi per l’avvio del Centro, o almeno questa è la cifra indicata nelle carte del “progetto Tera”, prodotto poco più di tre anni fa da un consorzio di enti sanitari. Fra essi compaiono quattro ospedali pubblici (l’Istituto nazionale dei tumori, l’Istituto neurologico Besta, il Policlinico Ospedale Maggiore, tutti di Milano, e il Policlinico San Matteo di Pavia) e tre soggetti privati: la Fondazione Maugeri di Pavia, la Fondazione Tera di Novara e l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. Quest’ultimo altro non è che la struttura privata creata cinque anni fa da Umberto Veronesi dopo aver abbandonato, nel 1994, lo statale Istituto nazionale dei tumori di Milano che aveva diretto per 18 anni. Il Centro di adroterapia, fra l’altro, dovrebbe sorgere nelle immediate vicinanze dell’Istituto Europeo di Oncologia, che è stato edificato in via Ripamonti alla periferia sud di Milano. Conflitto di interessi? Ovviamente Veronesi si è dimesso da tutte le cariche del suo istituto una volta nominato ministro, ma una vocina dentro ci dice che lo IEO sta sempre nel suo cuore e che, conclusa -il più tardi possibile- l’esperienza ministeriale, là ritornerà a praticare la professione.
Ma quanto costa ‘sto trapianto?
Certo, la qualità e i meriti dello IEO sono fuori discussione, ma anche la sua esosità. Quest’estate la Regione Lombardia ha rivisto al ribasso alcune delle tariffe delle prestazioni delle cliniche private convenzionate con l’Ente regionale, e il braccio di ferro con l’amministrazione dello IEO è stato particolarmente severo. Per un paio di anni lo IEO, come pure altri istituti, ha beneficiato di rimborsi da 90 milioni di lire a intervento per le attività Drg 481, cioè quelle attinenti al trapianto di midollo osseo. Un Gruppo di lavoro dell’Unità organizzativa della Direzione generale Sanità della Regione ha però rivisto l’intera materia e distinto gli interventi Drg 481 in quattro classi tariffarie, a seconda della complessità dell’intervento. Abbandonata la tariffa unica, ora la gamma dei rimborsi va da 58 a 150 milioni. Lo IEO non si è mostrato affatto felice del nuovo assetto: attraverso l’amministratore delegato Mauro Bono ha fatto campagna perché la tipologia più semplice di intervento, che attiene la reinfusione di cellule staminali autologhe nel paziente e che coincide con il rimborso minimo, fosse saldata a 65 milioni. Secondo il Gitmo, Gruppo italiano per il trapianto di midollo osseo che riunisce medici e ricercatori esperti di cellule staminali emopoietiche, la tipologia di intervento in questione dovrebbe essere retribuita a una cifra decisamente inferiore anche ai 58 milioni. Pare, d’altra parte, che la reinfusione di cellule staminali autologhe sia l’intervento più praticato, fra quelli del Drg 481, presso le strutture dello Ieo. Non risulta che Veronesi, responsabile in quanto ministro del contenimento della spesa sanitaria pubblica, sia intervenuto per far prevalere gli orientamenti al ribasso del Gitmo e del Gruppo di lavoro regionale, e anche in questo caso si può immaginare il perché. Una certa nonchalance si nota anche sulla questione dei ticket: la loro abolizione, secondo tutte le previsioni, produrrà un’ondata di “consumismo farmaceutico”: ai 4-5 mila miliardi di mancata copertura a cui il bilancio statale dovrà sopperire, si aggiungeranno almeno altri 1.000 miliardi di spesa farmaceutica indotta dal fatto che la gente correrà a far scorte di medicinali in vista della probabile reintroduzione, dopo le elezioni, del soppresso ticket. Solo demagogia pre-elettorale o anche un regalo a Farmindustria? Mah, fate voi.
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