
Una “sentenza” (si fa per dire) contro il Tav

Il Tribunale permanente dei Popoli ha “condannato”, insieme a una serie di altre grandi opere, la Torino-Lione. Dal 5 novembre a ieri – quando la “sentenza” è stata letta ad Almese, alle porte della Val Susa – l’organismo ha svolto a Torino la sua sessione conclusiva sul tema. Il ricorso era stato presentato dal Controsservatorio Valsusa, come avevamo già scritto su queste colonne, denunciando nientemeno che “violazione dei diritti fondamentali in Val di Susa”.
Ora la cosa sembra avere una grande rilevanza, se non si sa che questa è tutta una faccenda simbolica. E pure un po’ esagerata.
Il “tribunale” è un think-thank d’opinione internazionale, autonominatosi tale senza alcuna legittimità giuridica, istituzionale o mandato internazionale. Fondato a Bologna il 24 giugno 1979 su iniziativa del senatore Lelio Basso, è chiaramente collocabile nei lidi della sinistra estrema e no global.
Sotto “processo” erano enti e società costituiti per la promozione e attuazione del progetto Torino-Lione, il Governo italiano, alcuni funzionari preposti alla sua realizzazione, la Commissione Petizioni del Parlamento europeo ed il coordinatore del Corridoio Mediterraneo designato dalla Commissione Europea nell’ambito delle infrastrutture europee di trasporto.
Il Tpp ha affrontato, accomunandoli tutti sotto la definizione di Grande Opere Inutili e Imposte, gli esempi del Mose di Venezia, del Muos di Niscemi, del sottoattraversamento ferroviario a Firenze, dell’aeroporto di Notre-Dame-des-Landes (Fr), delle linee ferroviarie ad alta velocità HS2 in Gran Bretagna e nei Paesi Baschi, della nuova stazione di Stoccarda, della miniera d’oro a Rosia Montana in Romania ed di altri casi in Europa e in Messico.
Il “tribunale” sostiene di aver constatato che sono stati violati dai governi (italiano e francese) i diritti dei cittadini ad essere consultati dando valore effettivo a queste consultazioni per esaminare tutte le opzioni alternative possibili per le grandi opere senza scartare l’opzione “zero”. Per le grandi opere (italiane e europee) il giudici raccomandano la “sospensione dei lavori sino a quando non siano garantiti i diritti dei cittadini”. I “giudici”, inoltre, raccomandano al governo italiano la rivisitazione della Legge Obiettivo e dello Sblocca Italia, che impedirebbero la consultazione della popolazione coinvolta nella realizzazione delle grandi opere.
Di fatto è stata fatta propria la narrazione del movimento che si oppone alla nuova linea ferroviaria, arrivando a parlare di “un’occupazione militare della Val di Susa, che deve immediatamente cessare”.
Dalle parti dei trenocrociati si parla di una sentenza storica. Se solo fosse una sentenza…
Foto Ansa
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1 commento
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Ovviamente su RAI RADIO 3 si è molto enfatizzata la cosa.
E si è molto difeo erri de luca.
Quando la scemenza e l’ evesione è messa a carico dei cittadini…