Un nuovo delitto scuote l’Ulster. Ucciso un secondino

Di Emmanuele Michela
02 Novembre 2012
Per la morte di David Black, agente penitenziario brutalmente ucciso ieri mentre si recava al lavoro, è stato fermato stamattina Colin Duffy, importante militare repubblicano.

È stato fermato stamattina a Lurgan, contea di Armagh, nel cuore del Nord Irlanda. Colin Duffy è una faccia nota alla polizia dell’Ulster: repubblicano, 44 anni, ex-membro dei Provos, lo scorso gennaio era stato assolto per insufficienza di prove dall’accusa di duplice omicidio di due militari, nel 2009. Da tanti è considerata una delle figure più preminenti tra i dissidenti repubblicani. Ma il fermo di oggi è legato invece ad un altro delitto che ha scosso queste terre: è quello di David Black, agente di polizia penitenziaria 52enne, ucciso due giorni fa in un agguato mentre si recava al lavoro: la sua auto che viaggiava su un autostrada diretta al carcere di massima sicurezza di Maghaberry, sud di Belfast, è stata affiancata da un’altra vettura, dalla quale sono stati sparati numerosi colpi di arma da fuoco. E dopo due giorni di indagini, ecco che gli inquirenti sono arrivati a Duffy, fermato oggi insieme ad un altro uomo, di 31 anni.

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SECONDINI OBBIETTIVO FACILE. Nuove ostilità che si riaccendono o ennesimo fenomeno di un odio con cui queste città, ahimé, si sono abituate a fare i conti? Difficile dirlo. La fine della “Stagione delle parate”, culminata nell’Ulster Covenant del 29 settembre scorso, era passata senza suscitare troppo clamore dopo le violenze di quest’estate. La cosa certa è la morte di questo uomo, padre di famiglia, con alle spalle 30 anni di servizio in carcere. E fa specie leggere quanto evidenziano diversi giornali: gli screws, i secondini dipendenti della corona britannica, sono sempre stati un obbiettivo facile per l’Ira (30, dal 1974), ma da almeno 20 anni non ne cadeva più uno. La vittima non sarebbe stata scelta a caso: membro storico dell’Orange Order di Cookstown, sembra che fosse in servizio a Long Kesh nei primi anni Ottanta, quando il carcere di massima sicurezza divenne famoso per la morte dei dieci hunger strikers, detenuti irlandesi che si lasciarono morire di fame in segno di protesta nel 1981.

AZIONE PRECISA. L’azione, poi, è stata studiata nei minimi dettagli: chi ha agito sapeva gli spostamenti e gli orari della vittima, cosa che, per i poliziotti della Psni, sarebbe la dimostrazione della grande quantità di informazione che questi gruppi detengono. Nel frattempo Gerry Adams, capo del Sinn Féin, ha condannato quanto successo: «Non c’è ragione adesso per l’esistenza di gruppi armati o per il sostegno di azioni violente in qualunque parte del paese. Chi è coinvolto non ha supporto popolare, né strategia politica. Ci potrebbe essere un piccolo numero di persone che tollera l’esistenza di gruppi militari o le loro azioni violente, o che offre loro rifugio, risorse o agevolazioni. Questi hanno bisogno di riflettere su ciò che stanno facendo. Questi gruppi non sono l’Ira».

@LeleMichela

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