«Un letto e cibo caldo». Il primo soccorso dei polacchi ai rifugiati ucraini

Di Francesco Giubilei
28 Marzo 2022
L'opera della Caritas nella stazione dove arrivano i treni di chi scappa dalla guerra. Parla il vicedirettore Pawel Konieczny. Reportage da Przemyśl (Polonia)
Rifugiati ucraini in Polonia

Rifugiati ucraini in Polonia

Se solo un mese e mezzo fa avessimo raccontato a un abitante di Przemyśl, città di sessantamila abitanti nella regione polacca della Podcarpazia, che la stazione cittadina sarebbe diventata uno degli snodi ferroviari più importanti d’Europa, nessuno ci avrebbe creduto. Eppure qui arrivano i principali treni da Leopoli, Kiev e dal resto dell’Ucraina che nelle ultime settimane hanno trasportato decine di migliaia di rifugiati.

La piccola hall della stazione da ormai un mese è stracolma di persone, tra chi è appena arrivato, chi cerca una sistemazione, chi è in attesa di ripartire per altri paesi europei o altre aree della Polonia, il via vai di profughi, soprattutto donne e bambini, è impressionante. C’è poi tutta la macchina organizzativa rappresentata non solo dalle istituzioni polacche ma anche dalle numerose associazioni di volontariato che si occupano dell’accoglienza dei rifugiati fornendo viveri, pasti caldi e beni di prima necessità.

L’avamposto polacco

Le autorità polacche ci raccontano che la stragrande maggioranza dei treni che arriva sono treni speciali, che i rifugiati non devono pagare per utilizzare i treni e che l’afflusso di persone è senza sosta: «All’inizio arrivava solo chi sapeva dove andare, ma con il passare di giorni sono arrivate decine di migliaia di persone senza una meta appoggiandosi al sistema di accoglienza polacco».

Fulcro di questo sistema è l’attività della Chiesa cattolica attraverso la Caritas. Przemyśl è un avamposto privilegiato per rendersi conto di tutto l’aiuto concreto che la chiesa sta svolgendo nei confronti dei rifugiati ucraini rispondendo con i fatti alle ingiuste critiche che il Vaticano sta ricevendo per la propria linea invero molto chiara e a favore della pace.

Migliaia di pasti caldi

Qui incontriamo Pawel Konieczny, vicedirettore della Caritas dell’arcidiocesi di Przemyśl, che dall’inizio del conflitto coordina non solo l’accoglienza in stazione ma anche le fasi successive dell’ospitalità dei rifugiati appoggiandosi alla struttura della Caritas in tutta la Polonia: «Distribuiamo ogni giorno beni di prima necessità e cibo caldo. Abbiamo allestito un punto di ristoro in cui quotidianamente diamo migliaia di pasti caldi. Siamo presenti anche in Ucraina e portiamo aiuti a chi è alla frontiera. L’arcidiocesi ha già inviato 170 tir e 70 bus con aiuti umanitari diretti a Leopoli e Odessa. Offriamo anche luoghi in cui i rifugiati possono venire a dormire, stiamo ospitando trecento persone anziane e malate e abbiamo aiutato anche numerosi bambini».

Gli chiediamo dei rischi connessi al traffico umano, in particolare nei confronti dei più deboli, donne e bambini. È impossibile riuscire a seguire ognuno degli oltre due milioni di rifugiati entrati in Polonia ma per evitare che si verifichino situazioni problematiche, chi è accolto attraverso la Caritas viene indirizzato solo in strutture riconosciute e sicure. «Ci capita di ricevere chiamate di persone da tutta la Polonia che offrono i propri appartamenti per accogliere i rifugiati ma se non conosciamo queste persone preferiamo declinare le proposte perché bisogna fare attenzione».

D’altro canto la complessità della situazione si percepisce ad ogni angolo della stazione di Przemyśl che rappresenta solo una piccola – ma significativa – lente per guardare al sistema dei rifugiati e, purtroppo, non stupisce vi sia chi cerca di approfittare di una situazione già di per sé drammatica.

Foto Giubilei

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