
Un G8 da cartoni animati (e dobloni veri)
Tutti si lamentano, tutti piagnucolano, tranne uno. Tutti hanno le loro buone ragioni per lagnarsi o per accumulare ansia in vista del vertice del G8 a Genova, tranne Beppe Pericu, sindaco ulivista niente affatto preoccupato della prospettiva di veder trasformata per una settimana la città della Lanterna in una succursale di Cartoonia, il luogo cioè dove tutto è possibile perché niente è logico, dove possono succedere cose gravi ma in modi per nulla seri, dove i personaggi si agitano per fare la migliore imitazione possibile di se stessi pur di non cadere in crisi di identità.
Genova capitale di Cartoonia
Ormai è certo. Nella terza settimana del luglio prossimo Genova diventerà la scena di un grande cartone animato popolato da due tipi di personaggi: quelli che si troveranno lì controvoglia, cioè le delegazioni del G8, i responsabili della sicurezza, gli agenti delle forze dell’ordine e i genovesi; e quelli che parteciperanno con entusiasmo per attirare su di sé l’attenzione dei grandi non nel senso degli 8 Grandi, ma nel senso proprio della psicologia infantile: pestare i piedi perché gli adulti si accorgano di loro. Questi secondi comprendono tutte le componenti del cosiddetto «popolo di Seattle», che in Italia si chiama Genoa Social Forum: Centri sociali, ambientalisti, pacifisti, terzomondisti, catto-comunisti, Rifondazione Comunista, ecc. Fuori dalla mischia, Pericu, intento a contare i dobloni: i 90 miliardi della legge speciale per il G8 a Genova, più altri 100 di fondi europei, privati e comunali che il G8 ha messo in moto, e la prospettiva di un’altra Bonanza per il 2004, quando si svolgeranno le iniziative per «Genova capitale della cultura europea» che lui spera di presiedere come sindaco riconfermato.
Le scene, il cast e le parti. Come in una fiction…
Nel frattempo, tutti si lamentano: le delegazioni dei G8 e i loro servizi di sicurezza perché il ministero degli Esteri italiano (Mae) non ha ancora loro prospettato sedi per l’accoglienza accettabili e sicure; i responsabili italiani per l’ordine pubblico (polizia, carabinieri e guardia di finanza, cui si aggiungeranno le forze armate) perché garantire la sicurezza e l’impenetrabilità di un’area estesa lungo un perimetro di 5 km in piena città, abitata da oltre 20 mila persone e fitta di vicoli, è una missione impossibile, specie se nel contempo bisogna tenere d’occhio 100 mila oppositori del vertice; i contestatori del G8 perché nessuno ha ancora dato una risposta alle loro richieste di ospitalità per i manifestanti, strutture a disposizione, autorizzazioni a cortei di protesta, e anche perché ritengono di venire ingiustamente associati dai media alle proteste violente; il centrodestra a livello nazionale perché vede nei ritardi e nelle approssimazioni con cui il governo uscente sta preparando l’evento una trappola collocata proprio sui primi passi del governo Berlusconi. Intendiamoci, dal punto di vista della sicurezza e della logistica, il G8 a Genova è una follia. Palazzo Ducale, dove si riuniranno capi di Stato e ministri, si trova nel cuore della città vecchia su un lato di Piazza De Ferrari, e subito oltre la piazza inizia il dedalo dei carrugi. Nel 1960 gli scontri più violenti dei moti contro il governo Tambroni avvennero proprio in questa piazza perché i vicini vicoli erano il retroterra ideale per la fuga e per occultare armi e attrezzature per la guerriglia urbana.
La mappa del teatrino di guerra
La zona rossa inaccessibile al traffico e vietata alle manifestazioni, che all’inizio presentava un perimetro di 3.700 metri al cui interno si trovavano 13.700 residenti, è stata ora estesa fino ai pontili attorno alla Stazione Marittima, perché lì saranno verosimilmente attraccate alcune delle navi che ospiteranno le delegazioni ufficiali. Pertanto ora l’area da sorvegliare si estende per 5 km e le persone da controllare sono oltre 20 mila, comprese le prostitute nigeriane e gli spacciatori maghrebini della zona della Commenda. Andranno sigillati centinaia di tombini e cassette delle lettere, sorvegliate decine di varchi, rimossi tutti i cassonetti dell’immondizia, forniti di pass tutti i residenti, che potranno entrare e uscire dalla zona solo mostrando il documento alle forze dell’ordine.
Per quasi una settimana nessuno potrà invitare amici o parenti a casa sua, perché nessun non residente sarà ammesso. Da mesi la Questura sta effettuando verifiche (guai a parlare di schedature) sugli abitanti della zona, e quelli con precedenti penali o attivisti dei Centri sociali dovranno essere tenuti d’occhio in modo speciale. La sopraelevata Aldo Moro, arteria centrale della città, che collega la zona di Sampierdarena con quella che va verso Nervi e attraversa la zona rossa, sarà bloccata per almeno tre giorni, e con essa gli spostamenti di quasi 300 mila persone. Le quali dovranno usare a mo’ di tangenziale addirittura le due già sovraccariche autostrade A10 (Genova-Ventimiglia) e A12 (Genova-Livorno) quando, al secondo giorno di vertice, il presidente Ciampi si installerà presso la Prefettura e dovrà essere chiusa al traffico anche piazza Corvetto, nodo vitale dell’unica circonvallazione interna cittadina.
Un summit tra forche caudine
Come i G8 raggiungeranno Palazzo Ducale, ancora non si sa, perché non si sa dove alloggeranno. Il Mae voleva sistemare tutti su navi, ma molte delegazioni hanno rifiutato per ragioni di sicurezza: «bonificare» una nave da eventuali microspie, «cimici» e congegni vari richiede settimane intere di lavoro, perché a bordo il metal detector non serve a nulla, e le imbarcazioni non potevano essere messe a disposizione con così tanto anticipo. Finirà che qualcuno si porterà qui la propria portaerei (quasi sicuramente Bush), qualcun altro utilizzerà le navi italiane, qualcuno soggiornerà a Rapallo o a Santa Margherita, qualcuno in albergo in zona rossa. Chi arriverà dal mare (e saranno i più) sbarcherà a Porto Antico e da lì dovrà essere scortato per circa un km fino a Palazzo Ducale. Tutte le volte bisognerà «bonificare» il tragitto prima e dopo il passaggio: un lavoraccio. L’unico che non si lamenta è Pericu: coi fondi per il G8 ha sistemato la rinascimentale Piazza De Ferrari (restyling completo per Palazzo Ducale e teatro Carlo Felice) e la novecentesca Piazza Caricamento, rifatto la passeggiata di Pegli (che col G8 non c’entra nulla), pedonalizzato la via San Lorenzo che porta all’omonima cattedrale e ripulito tutte le facciate degli stretti lotti gotici che si affacciano sulla via. Tutti passi avanti nella trasformazione di Genova da città industriale depressa a dinamico centro turistico e di servizi, sul modello seguito da un’altra città di mare: Barcellona. Ma la differenza fra la città di Anton Gaudì e quella di Stefano Piano per il momento è la stessa che c’è fra un ciclista che è quasi arrivato in cima ad un’impervia salita e un altro che è alle prime rampe. Nel frattempo Pericu è stretto fra due fuochi. Rifondazione Comunista, che appoggia dall’esterno la sua Giunta, ha annunciato che la farà cadere se l’Amministrazione comunale non accoglierà almeno alcune delle richieste avanzate dagli antiG8 (che hanno chiesto quasi la luna, vedi l’altro servizio a pag. 14). Forza Italia, che sta all’opposizione, accusa il sindaco di incoerenza: «Siamo andati fino in Giappone a regalare le cravatte di Finollo agli 8 Grandi per invitarli qui da noi, e poi gli facciamo trovare 100 mila contestatori ospitati e spesati dalla stessa Amministrazione comunale che ha voluto il G8 a Genova: una follia!», dice il capogruppo Beppe Costa.
Far casino o non far casino? La prima che hai detto
Il sindaco non si scompone: «Noi siamo per il dialogo. Chi vuole, deve poter manifestare in città. Naturalmente desideriamo che siano manifestazioni pacifiche, ma questo deve garantirlo il Governo. Noi siamo pronti a fornire un minimo di strutture, ma non tutto quello che è stato richiesto: ci sono anche Provincia, Regione e Prefettura, cioè Governo, a cui pure il Genoa Social Forum si è rivolto». Ma la contestazione al G8 sarà violenta o non violenta? Rete Contro G8 e Rete Lilliput, le due aggregazioni maggiori all’interno del Genoa Social Forum, si sono impegnate formalmente a «non aggredire né colpire fisicamente nessuna persona, neppure per autodifesa», «non danneggiare oggetti» e a considerare «le persone che non si atterranno a questi impegni… come non facenti parte delle nostre manifestazioni». Ma hanno anche stabilito di «decidere con procedure assembleari e democratiche tempi, luoghi e durata delle manifestazioni, rifiutando di obbedire ad eventuali divieti ed ordini di scioglimento». Questo potrebbe voler dire che il movimento deciderà di svolgere i due cortei che ha notificato alla Prefettura per il 19 e il 21 luglio anche se venissero vietati, cosa che per quanto riguarda il primo è assolutamente sicura. Mentre infatti il percorso del corteo del 21 luglio si svolgerebbe in una zona non strategica, compresa fra Quarto e Marassi, quello del 19 sembra fatto apposta per far saltare le coronarie del Questore. Partirebbe da Piazza del Principe, a poche centinaia di metri dai moli dove saranno ormeggiate alcune delle navi del G8, e proseguirebbe in piena zona rossa lungo via Gramsci, poi in zona gialla (zona di rispetto nella quale pure non saranno ammesse manifestazioni) attraverso le piazze della Nunziata e del Portello, per toccare nuovamente la zona rossa all’altezza della Prefettura e proseguire verso aree più tranquille. Professarsi non violenti e organizzare un corteo non autorizzato che permette ai soliti «duri» di avere a portata di mano i moli con le navi dei G8 e la Prefettura non sembra il modo migliore per convincere il prossimo della propria buona fede.
Nove piazze per i contestatori
I manifestanti chiedono pure la disponibilità di ben 9 piazze cittadine per trasformarle in «piazze tematiche» su varie questioni di attualità. Sei di esse sono vicinissime alla zona rossa, e pare che in Questura, visionata la richiesta, abbiano pensato di utilizzare proprie quelle piazze per stazionarvi contingenti delle forze dell’ordine durante il G8, talmente perfetta è la collocazione strategica dei luoghi rispetto alla possibilità di riversarsi rapidamente dentro alla zona rossa. Infine, anche la richiesta di un centro di accoglienza per tutti i manifestanti a Marassi (che ha fatto imbestialire persino le Guardie carcerarie aderenti alla Cgil per la vicinanza del sito individuato al penitenziario cittadino) rappresenta un grosso favore a tutti i malintenzionati: sarebbe un posto perfetto per concentrarvi materiale compromettente e per aggirare la probabile sospensione degli accordi di Schengen nei giorni precedenti il G8. Per tenere a casa anarchici, Autonomi e altri estremisti decisi a far casino come le altre volte, l’Unione Europea potrebbe ripristinare i controlli sui passaporti alla frontiera. Ma la misura si rivelerebbe priva di effetti se le teste calde avessero trovato per tempo un nido dove sistemarsi con buon anticipo: il centro accoglienza di Marassi, per l’appunto. La verità è che manifestanti violenti e contestatori non violenti, parlamentari di Rifondazione e antagonisti dei centri sociali, ambientalisti ed anarchici incazzati non possono fare a meno gli uni degli altri: si garantiscono visibilità reciprocamente. Sono tutti personaggi dello stesso cartone animato, e siamo ancora troppo generosi.
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