
Un bicchiere mezzo pieno (di tasse). La spettacolare progressione delle accise sulla birra

Chi beve birra finanzia il Senato. Non ci credete? Invece è proprio così, lo spiega, numeri alla mano, #Truenumbers, la web serie di informazione giornalistica arrivata alla quinta puntata. #Truenumbers è la prima trasmissione web realizzata con le più avanzate tecnologie di ripresa, con grafici tridimensionali e in movimento, che basa la sua autorevolezza sul fatto che i numeri che mostra per illustrare un argomento sono solo e unicamente di fonte ufficiale. Come nel caso delle tasse.
In effetti ci sono milioni di modi di parlare di fisco e #Truenumbers lo fa nel modo più originale che si sia mai visto. Provate a immaginare una serata a casa di amici. Si decide di fare una pizza margherita e di “innaffiarla” con una birra. La serata si preannuncia fantastica, ma mentre vi sedete a tavola non vi accorgete che a capotavola siede un convitato di pietra invisibile, che voi non avete invitato, ma che mangia buona parte di ciò che avete cucinato. Anzi, più che mangiare, beve. Già, perché quel commensale invisibile è il fisco ed è quello che beve la metà della birra che avete offerto ai vostri amici. Un sorso sì e uno no della bevanda che tutti gli italiano hanno in frigorifero, va, infatti, in tasse.
È l’effetto perverso della spettacolare progressione delle accise sulla birra, aumentate del 118 per cento in una decina d’anni. Incredibile? Sì, e ancora più incredibile è che, tra le bevande a basso contenuto alcolico, l’accisa è applicata solo sulla birra. E che l’accisa è una tassa sulla tassa, perché viene applicata anche all’Iva.
Quanto ci guadagna il fisco dalle tasse su queste bollicine? Circa 548 milioni l’anno. Più o meno il costo del Senato della Repubblica che il governo intende riformare, ma non cancellare. Per questo bisogna continuare a bere birra.
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