
Un applauso (e più di un’obiezione) al riformismo climatico

Entro il dibattito odierno in tema di cambiamenti globali e politiche europee, le tesi avanzate da Corrado Clini nell’intervento che ha aperto questo confronto su Lisander appaiono quanto mai ragionevoli e degne d’attenzione. In un certo senso Clini dice che, dopo qualche decennio di fanatismo e ideologia, sarebbe opportuno ridisegnare l’intero progetto di “transizione verde” allestito dall’Unione europea: il cui impatto sulla libertà e sulla prosperità di ogni di noi è rilevante (basti pensare soltanto alle decisioni in tema di automobili e abitazioni).
A giudizio dell’ex ministro, anche ammessa la tesi secondo cui l’aumento della temperatura sarebbe da addebitare ai gas serra e soprattutto all’anidride carbonica, dal momento che il tempo di permanenza è di almeno 100 anni, è evidente che agire oggi sul fronte della riduzione delle emissioni per lungo tempo non avrà alcun impatto su quanto sta avvenendo. Da qui la proposta di puntare su interventi “a valle” (che impediscano le devastazioni causate dal cambiamento climatico) invece che su interventi “a monte” (che pretendano di bloccarne la causa reale o presunta). Il cuore dell’analisi consiste nell’affermazione che «la decarbonizzazione dell’economia europea genera un valore aggiunto marginale rispetto alle misure per la protezione dei territori dagli eventi climatici estremi: la resilienza dell’Europa è l’infrastruttura necessaria per la sicurezza, la modernizzazione e la competitività dell’economia europea».
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