Due milioni di ucraini in Polonia. «Aspettiamo l’aiuto dell’Ue»

Di Francesco Giubilei
29 Marzo 2022
A Hala Kijowska, nel gigantesco hub dove si accoglie chi scappa dalla guerra: «Stiamo cercando nuove risorse». Reportage dalla Medyka (Polonia)
Polonia, rifugiati ucraini

Polonia, rifugiati ucraini

Il continuo flusso di rifugiati dall’Ucraina che si riversano alla frontiera con la Polonia, sebbene sia passato più di un mese dall’inizio del conflitto, sono la drammatica testimonianza di una guerra che non sembra poter terminare in tempi brevi.

Il confine polacco di Medyka, distante poco più di novanta chilometri da Leopoli, è uno dei principali luoghi di arrivo di profughi e negli ultimi giorni, in particolare di notte, gli arrivi continuano ad essere sostenuti.

Istituzioni e volontariato

A differenza di altre nazioni come la Moldavia o la Romania, in Polonia non ci sono campi per rifugiati ma centri di registrazione e, chi arriva qui, o raggiunge i propri conoscenti in altre zone del paese o si appoggia al sistema di accoglienza polacco basato sulle strutture istituzionali e sull’attività del volontariato.

Uno dei principali centri di registrazione si trova a Hala Kijowska dove un ex magazzino commerciale è stato riconvertito in un gigantesco hub sia per accogliere i rifugiati in attesa di una sistemazione per ricevere beni di prima necessità e medicinali. Qui arrivano numerosi aiuti anche dall’Italia e, proprio nel momento in cui entriamo, incrociamo i sanitari della Misericordia della Toscana che devono portare in Italia un bambino bisognoso di cure e due pullman carichi di aiuti umanitari arrivati da Roma su iniziativa della Fondazione An.

Fondi dell’Ue

Secondo i dati dell’Unhcr, l’Agenzia Onu per i rifugiati, dall’inizio del conflitto la Polonia ha accolto oltre due milioni di ucraini ed è la prima nazione europea per numero di profughi arrivati. Il sistema dell’accoglienza è molto ben organizzato e gli ucraini che non sanno dove andare vengono dislocati nelle strutture ricettive in tutta la nazione dove sono già attivi corsi di lingua polacca e i bambini integrati nelle scuole locali.

Eppure, ad oggi, l’intero sistema di accoglienza si basa sulle risorse stanziate dal governo polacco e sugli aiuti dell’ormai imponente macchina della solidarietà, mentre non sono ancora arrivati fondi dall’Unione Europea.

Come ci spiega Stanisław Kłopot, presidente del distretto di Jarosław, uno dei distretti che compongono la regione della Podcarpazia che confina con l’Ucraina, tutte le risorse provengono da Varsavia: «Stiamo parlando con le istituzioni europee ma ancora non si è sbloccato nulla».

L’opera della Caritas

Parole confermate da Władysław Ortyl, presidente della regione della Podcarpazia che due giorni fa ha accolto Joe Biden: «Aspettiamo anche l’aiuto dell’Unione Europea, ad oggi i nostri funzionari sono al lavoro per cercare nuove risorse. Abbiamo l’esperienza del Covid e stiamo chiedendo a Bruxelles di usare le stesse procedure accelerate in caso di emergenza».

Ortyl spiega che i fondi serviranno non solo nell’immediato, ma soprattutto a medio lungo termine: «Abbiamo stanziato dal bilancio regionale circa 5 milioni di Zloty [la moneta polacca ndr] per l’emergenza migratoria ma ne aspettiamo almeno 15 entro fine anno dall’Ue poiché serviranno per riuscire ad aiutare chi rimarrà in Polonia».

Il sistema dell’accoglienza si regge anche grazie allo straordinario lavoro della Chiesa cattolica attraverso la Caritas che da settimane sta lavorando senza sosta per aiutare quante più persone possibili. È il volto di un popolo, quello polacco, che sta dimostrando tutta la propria solidarietà a dispetto degli stereotipi del passato.

Foto Giubilei

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