Ucraina, se questi non sono «bambini comprati»

Di Caterina Giojelli
06 Agosto 2023
Scambi di gemelli, embrioni perduti, accuse di traffico di minori, lo strazio delle surrograte. Ecco cosa succede a mettere a reddito la vita umana: l'inchiesta di Politico e Welt sulla BioTexCom, colosso dell'utero in affitto
I neonati partoriti dalle surrogate della BioTexCom e stipati all'hotel Venezia di Kiev in attesa di essere ritirati dai committenti durante il lockdown
I neonati partoriti dalle surrogate della BioTexCom e stipati all'hotel Venezia di Kiev in attesa di essere ritirati dai committenti durante il lockdown

Sei anni fa Tanya spedisce a Kiev due embrioni. Affittare un utero in Ucraina conviene e Tanya e il marito, che vivono a Los Angeles, non possono permettersi di metter su famiglia a prezzi americani. La spedizione costa loro 10 mila dollari. Sono sorpresi quando la famosissima BioTexCom li informa che appena giunti a destinazione gli embrioni sarebbero stati immediatamente impiantati in una surrogata (Tanya sapeva di altre tempistiche). Ancora di più quando comunica loro che il trasferimento non ha avuto successo. Impossibile avere dettagli, la clinica non aggiunge altro. Poche settimane dopo il marito di Tanya in trasferta di lavoro a Kiev decide di andare di persona a chiedere spiegazioni alla BioTexCom. Lo accoglie un membro dello staff che lo ringrazia. Per cosa? Per aver “donato” gli embrioni a un’altra coppia.

È solo l’inizio dell’inchiesta che i giornalisti di Politico e del tedesco Welt hanno condotto sulla BiotexCom, colosso dell’utero in affitto in Ucraina, dove sono nati 600 dei 1.000 bambini “surrogati” partoriti dall’inizio dell’invasione. Oggi gli affari degli affittauteri «vanno a gonfie vele» (qui il report aggiornato del Guardian), ma le storie di Tanya, committenti e surrogate che hanno parlato a Welt e Politico hanno inizio prima di guerra e pandemia: quando i figli non venivano stoccati nei bunker o nella sala da ricevimento di un hotel protetto da filo spinato in attesa dei genitori-committenti. Quando cioè il peso degli eventi non giustificava le storture fisiologiche ad ogni mercato.

Scambi di gemelli, embrioni perduti, le accuse di traffico di minori

Una coppia tedesca è stata costretta a dare un appuntamento a un’altra coppia in Germania per scambiarsi in segreto i loro gemelli: la BioTexCom aveva consegnato i piccoli ai committenti sbagliati. Veniva dalla Germania anche la donna che ha deciso di tornare sui suoi passi e annullare i suoi progetti di maternità surrogata in Ucraina: la BioTexCom non le ha mai restituito tutti i suoi embrioni. Oltre al traffico di materiale genetico e bambini, a preoccupare numerosi ex pm e avvocati che hanno parlato a Welt è la salute delle donne surrogate: c’è omertà sulle complicazioni in gravidanza e in seguito al parto, e di tutto ciò che non è pubblicabile sui materiali che promuovono «centinaia di storie di famiglie felici entusiaste di incontrare il loro neonato» BioTexCom non sembra volersi occupare. E le autorità non voler indagare.

L’Interpol non ha risposto alle domande di Politico in merito alla denuncia depositata cinque anni fa da Tanya: i suoi embrioni sono stati impiantati in un’altra coppia? Suo figlio è stato partorito, consegnato e cresciuto da altri genitori? Per il fondatore di BioTexCom Albert Tochilovsky, quelle di Tanya sono preoccupazioni assurde, «la qualità del suo materiale era assolutamente scadente, non avrebbe avuto senso per noi utilizzarlo per un’altra coppia», a scambiare i gemelli tedeschi sarebbe stato il personale dell’ospedale di Kiev e nessuno tiene in ostaggio gli embrioni altrui, in clinica hanno una enorme banca di ovociti recuperati «da donatrici giovani e sane». Eppure, ricorda Politico, nel 2018 e 2019 Tochilovsky è finito agli arresti domiciliari per quelli che un ex procuratore, Yuriy Kovalchuk, ha ritenuto possibili casi di tratta di minori, oltre che per evasione fiscale e riciclaggio.

La guerra in Ucraina cancella gli scandali e alimenta il business

Tempi vi aveva raccontato qui come fosse stata una coppia italiana a rivolgersi al tribunale quando scoprì che i bambini portati a casa dall’Ucraina non erano geneticamente imparentati con loro. I piccoli, nati nel 2011, furono messi in adozione. E non furono gli unici: altri “genitori intenzionali” avevano ripudiato i bambini commissionati scoprendo che avevano problemi di salute. In particolare vi avevamo raccontato la storia di Bridget, “figlia” di una coppia di americani, nata nel 2016 e finita a vivere in un orfanotrofio a Zaporizia, nell’Ucraina orientale. Anche allora la clinica aveva definito le critiche «assurdità», affermando che qualora ci fossero stati “scambi di embrioni”, questo era dovuto all’inesperienza iniziale della clinica «non penso che siamo stati solo noi a fare errori qui. Se qualcuno inizia a controllare il dna ci saranno molti scandali», si difendeva, Tochilovsky, secondo il quale – ribadisce oggi a Politico – quei casi, deferiti a tribunali minori fino all’archiviazione, erano stati alimentati da pm corrotti e tentativi di estorsione.

La guerra ha contribuito paradossalmente a fugare i dubbi e rafforzare l’immagine eroica della sua fabbrica dei bambini. Mentre l’Ucraina combatteva la Russia, la BioTexCom lanciava la campagna “Fate i bambini, non fate la guerra”, «faremo del nostro meglio per coronare il vostro sogno di diventare genitori, niente può fermarci». Una campagna che funziona: la clinica sta reclutando donne dalle aree dell’Ucraina recentemente liberate, «abbiamo una grande carenza di madri surrogate, il numero di potenziali clienti è tre volte superiore al numero delle madri surrogate» ha spiegato Tochilovsky.

Dieto i “pacchetti Vip”, la tragedia delle surrogate

In media, affittare l’utero di una donna reclutata dalla BioTexCom costa da 40 mila ai 50 mila dollari, 71 mila il pacchetto Vip “all inclusive”. Alla clinica si deve la metà delle circa 2mila-2.500 nascite da maternità surrogata che si registrano ogni anno in Ucraina. «Sotto la bandiera di “Non esiste infertilità assoluta”, BioTexCom promuove una gamma di servizi che vanno dal “più grande database di donatori (di ovociti) d’Europa” da parte di 1.500 donne ucraine della “classe media”, fino alla terapia sostitutiva mitocondriale “innovativa” e allo “screening genetico preimpianto”, utilizzato per la selezione del sesso. La società promette alloggio in “hotel di alta classe” a Kiev e di predisporre i certificati di nascita del bambino», scrive Politico.

Welt ha intervistato sette surrogate e «la maggioranza si è detta pentita della decisione». Victoria aveva bisogno di soldi per andare a vivere lontano da un uomo violento: BioTexCom le ha dato 15 mila dollari (12 mila euro circa) per tre tentativi di gravidanza. Il terzo ha avuto successo ma quello che è successo dopo è stato a suo dire disumano: «Il bambino non è stato messo sul mio petto, non avevo il diritto di dargli da mangiare, non avevo il diritto di fargli visita (…) Ho pianto, ho urlato in quel reparto. Non potevo sopportarlo, mi sentivo male, ho sognato questo bambino».

Lo strazio di Tatiana, Olga, Nadia, e Anna che ha adottato un bambino scartato

Tatiana – la sua storia è stata più volte denunciata dal Guardian – ha spiegato cosa è successo dopo aver fatto la surrogata nel 2014-2015: «Vedo persone che vogliono uscire dalla povertà iscrivendosi al programma [di maternità surrogata] per guadagnare soldi, comprare una casa, e voglio avvertirle perché non vivano quello che è accaduto a me». Quello che è successo a Tatiana è che i funzionari di BioTexCom le hanno riso in faccia quando ha chiesto loro aiuto per far fronte alle conseguenze della maternità surrogata: «I medici le hanno rimosso la cervice, l’utero e le ovaie. Da allora ha subito 20 trattamenti con radiazioni e ha iniziato la chemioterapia per il cancro. “Avevo malattie allo stomaco, alla vescica, ai reni, alla milza”».

A Olga, dopo la morte del piccolo che portava in grembo nel 2014, è stata rimosso l’utero. Le sue denunce sono state archiviate, quelle di Nadia, sempre per problemi di salute, sono ancora al vaglio degli inquirenti. Anna, un’ex infermiera di BioTexCom, ha aver adottato un bambino malato dopo che i genitori biologici cinesi si sono rifiutati di portarlo a casa. Ha detto che «è un evento comune».

Perfino gli addetti ai lavori dicono: «Evitate l’Ucraina»

Dai documenti ottenuti da Welt, tra il 2014 e il 2017 le surrogate sono state pagate in media da 9.600 a 14.400 dollari (circa dagli 8 ai 12 mila euro) per portare una gravidanza a termine – «BioTexCom spesso addebitava ai clienti un importo cinque volte superiore». Secondo Katie Hasson, direttrice associata del Center for Genetics and Society di Oakland, in California alcune procedure mediche offerte da BioTexCom – in particolare «tecniche rischiose note come “trasferimento mitocondriale”», che prevedono «la combinazione di materiali provenienti dagli ovociti di due donne diverse», comportano «rischi significativi per la salute delle donne. L’impianto di diversi embrioni in surrogati per aumentare le possibilità di una gravidanza di successo o perché aspiranti genitori vogliono due figli, aumenta significativamente il rischio di complicazioni sia per i bambini che per le donne che li portano». Il tutto al netto degli aspetti etici già sollevati quando nel Regno Unito è nato il primo il primo bambino col dna di tre persone diverse.

Maria Dmytrieva, direttrice dei programmi presso il Democracy Development Center di Kiev, la chiama «schiavitù». Maryna Legenka, vicepresidente dell’ong La Strada-Ucraina, elenca le “restrizioni” previste da contratto per le surrogate. Perfino Sam Everingham, fondatrice di Growing Families, un’agenzia di consulenza per la maternità surrogata con sede a Sydney, che ha avuto un figlio affittando un utero in India, sostiene che BioTexCom operi in «una zona grigia» del mercato, «è una specie di fabbrica. Non mettono la cura della surrogata in primo piano e al centro (…) Non li consigliamo. Ma hanno un’enorme macchina di marketing, principalmente online e costano poco, quindi sono ancora popolari». Sylvie Mennesson, presidente di Clara, a Parigi, sostiene che le coppie infertili dovrebbero evitare l’Ucraina, «Se ci sono problemi, non se ne occuperanno. Soprattutto se il bambino è prematuro (…). Chi vuole nascere sotto le bombe?».

Bambini in vendita e dozzine di accuse

Secondo l’attivista femminista Marie-Josèphe Devillers, autrice di Towards the Abolition of Surrogate Motherhood, «gli europei che pagano per l’accesso ai corpi delle donne ucraine hanno peggiorato molto la situazione disperata. “Questo è sfruttamento neoliberista. Il profitto guida un mercato che mette l’individuo, che vuole un bambino a tutti i costi, al di sopra del bene collettivo che protegge le donne”». Le donne, che oggi rischiano la pelle per consegnare “la merce” ai committenti in Ucraina. E i bambini: è il caso del piccolo rimesso in adozione dalla coppia italiana, del padre francese sorpreso a “contrabbandare” due bimbi a bordo di un furgone al confine ungherese perché la Francia si era rifiutata di approvare i passaporti dei piccoli, della coppia tedesca che ha scoperto tramite una e-mail di BioTexCom che che uno dei loro gemelli era stato scambiato con quello di un’altra coppia. O di Inge, la donna che dopo aver speso 11 mila dollari per la procedura ha deciso di fermare tutto ma non ha riavuto indietro i suoi embrioni.

«La più scioccante delle accuse è stata che BioTexCom ha falsificato documenti e test del dna per consentire la vendita di bambini nati in Ucraina a genitori che non erano geneticamente imparentati con loro. “Anche se, ogni 1.000 bambini, ce n’è uno che è stato [illegalmente] venduto, questo annulla tutte le intenzioni buone e umane che la clinica si era prefissata. Credo che questo sia inaccettabile”», ha detto Kovalchuk a Politico. Il pm è stato sollevato dalle indagini, ma sono dozzine le accuse depositate da donne che si sono prestate come surrogate tra il 2013 e il 2017 nella clinica che vanta sostenitori «di spicco» come «l’ex parlamentare e aspirante presidente del 2019 Vitaliy Kupriy, che nell’agosto 2018 ha dedicato un episodio del suo programma televisivo alla difesa di BioTexCom». Oltre ad accuse di mancato pagamento e risarcimento per le complicazioni mediche sorte durante la maternità surrogata, su Tochilovsky pesano quelle di evasione fiscale (decine di milioni di fondi BioTexCom, nascosti tramite società offshore registrate alle Seychelles o in Lettonia, Cipro e Repubblica Ceca). Accuse mai provate, quanto ai bimbi scambiati si è trattato per stessa ammissione del fondatore di BioTexCom di «errore umano».

La guerra spopola l’Ucraina, il parlamento vuole vietare l’utero in affitto agli stranieri

Il parlamento ucraino è al lavoro su una legge che vieti l’utero in affitto per gli stranieri: troppe le inchieste dei media internazionali sul “trattamento disumano” – copy Guardian – riservato alle surrogate, ma anche la consapevolezza che la popolazione dell’Ucraina sta diminuendo a causa della guerra, ed entro il 2030 potrebbe aver registrato una perdita di 10 milioni di persone. Un disegno osteggiato da Tochilovsky, che assicura che BioTexCom sta «prendendo accordi per aprire filiali in Georgia e Kazakistan per essere pronti per qualsiasi scenario».

Nel 2022 il mercato dell’utero in affitto valeva 14 miliardi di dollari, ma secondo la società di ricerca e consulenza Global Market Insights entro il 2032 raggiungerà i 129 miliardi. «“Bambini comprati”», strepitava sulla Stampa Michela Marzano commentando l’ok della Camera alla proposta del centrodestra di rendere la maternità surrogata – già vietata per legge in Italia – un reato universale, cioè perseguibile nel nostro paese anche se fatta all’estero. «L’unica cosa che resterà dell’assurda legge che vuole trasformare la Gpa in reato universale sarà quest’orribile frase, quest’insulto che, ormai sdoganato, verrà buttato in faccia a tante bambine e a tanti bambini che, oltre alle difficoltà oggettive che l’esistenza riserva a chiunque, avranno sulle proprie spalle pure il peso dell’essere trattati come capricci, giochini, cose che ci si compra come qualunque altro». Sono mesi che la Stampa traffica con gli storytelling sulla Gpa come atto di amore, felicità, progresso, libertà (anche in Ucraina, qui il panegirico della scrittrice Janeczek che è riuscita a strumentalizzare la tragedia dei neonati intrappolati in un bunker per giocarsi il ben serio paradigma della libertà dell’Ucraina «che Putin mira a cancellare in nome di un ritorno ai valori tradizionali»). E poi ci sono le inchieste, da quelle del Guardian a quella odierna di Politico e Welt, che raccontano cosa succede a mettere a reddito la vita umana, trattando i neonati alla stregua di linee di prodotto per la felicità degli adulti.

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