
Ucraina e Russia, a corto di soldati, approvano nuove leggi contro i disertori

Se l’attesa controffensiva di primavera dell’esercito ucraino ci sarà, argomento su cui anche gli Stati Uniti sembrano avere dei dubbi a giudicare dai documenti classificati trafugati dal Pentagono e pubblicati online, Kiev avrà bisogno di uomini per portarla avanti, così come alla Russia serviranno soldati per respingerla. Per questo martedì entrambi i paesi hanno inasprito la legge per il reclutamento nell’esercito di nuovi cittadini.
Spediti in guerra via mail e app
Da oltre un anno in Ucraina gli uomini di età compresa tra i 18 e i 60 anni non possono lasciare il paese. Ma fino ad ora gli uffici preposti potevano notificare la chiamata alle armi solo all’indirizzo di residenza degli interessati. Per limitare le diserzioni, il Parlamento ucraino ha ora stabilito che la notifica possa avvenire dovunque e che chiunque possa dunque essere chiamato nell’esercito dovunque si trovi. L’Ucraina sta anche valutando se obbligare gli uomini a scaricare un’app, dove comparirà la chiamata alle armi, ma la misura non è ancora stata approvata.
Simili le disposizioni prese dal Parlamento russo: la chiamata alle armi non dovrà più essere consegnata di persona nelle mani dell’interessato, ma potrà essere spedita via posta o via mail dagli uffici. Una settimana dopo la spedizione, la ricezione sarà considerata avvenuta e da quel momento il coscritto non potrà più lasciare il paese. Così Mosca cerca di evitare che centinaia di migliaia di persone, come avvenuto durante la mobilitazione militare parziale, lascino il paese per sfuggire al servizio di leva.
I documenti segreti del Pentagono
L’irrigidimento delle regole per la leva obbligatoria sono anche la conseguenza delle enormi perdite subite da entrambi i paesi dopo appena un anno di guerra. Secondo alcuni documenti dell’intelligence americana, trafugati dal Pentagono e apparsi su Discord a partire dall’1 marzo, 43 mila soldati russi sono stati uccisi e 180 mila feriti. Sarebbero invece 17.500 i militari ucraini morti e 113.500 i feriti.
Secondo altri documenti risalenti a febbraio, citati dal Washington Post, la controffensiva ucraina di primavera nel migliore dei casi otterrà «modesti guadagni territoriali». Altri incartamenti parlano del tentativo di creare 12 brigate per condurre l’offensiva, anche se la loro formazione sarebbe molto lontana dal completamento.
Gli americani sono preoccupati anche dalla contraerea ucraina, che intorno a maggio dovrebbe finire le munizioni e diventare vulnerabile. Come notato da molti quotidiani, non è da escludere che alcuni di questi documenti siano stati manipolati prima di essere pubblicati online. La Russia, allo stesso tempo, ha accusato gli Stati Uniti di aver volontariamente fatto fuoriuscire i documenti per confondere le acque e diffondere «false notizie».
Ucraina, in bilico la “Stalingrado del Donbass”
Tra le notizie più pericolose contenute nei file c’è quella della presenza in Ucraina, a fianco del governo di Kiev, di forze speciali della Nato: sarebbero un centinaio in tutto appartenenti a Regno Unito (50), Lettonia (17), Francia (15), Usa (14) e Olanda (1). Nonostante la notizia non abbia stupito la Russia, che ha sempre sostenuto di combattere «contro la Nato» e non appena contro l’Ucraina, la notizia del coinvolgimento in guerra di uomini appartenenti ai paesi dell’Alleanza potrebbe far deragliare il conflitto in uno scontro aperto tra Russia e Nato.
Comprendere quale evoluzione potrà avere la guerra appare sempre più difficile. Sul terreno vanno avanti i combattimenti a Bakhmut, la “Stalingrado del Donbass”, che sembra prossima a cadere nelle mani dei russi. Come scrive Fausto Biloslavo dal fronte, «se i russi sfondano a Bakhmut saranno a 50 chilometri da Sloviansk e Kramatorsk, la “Linea del Piave” ucraino nel Donbass, ma puntando su Kostantinivka e Druskivka potrebbero riuscire a chiudere in una sacca il 40% della provincia di Donetsk ancora in mano alle forze di Kiev. Gli ucraini stanno scavando linee difensive dopo Bakhmut per evitare una Caporetto».
Foto Ansa
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