
Tutti in guerra con il kit della paura

La Commissione europea, un passo avanti rispetto alla realtà (e tre rispetto al ridicolo), ha deciso che è seriamente ora di prepararci alla guerra. O a una catastrofe climatica. O a una pandemia. Non è chiarissima l’emergenza ma quel che è certo è che dobbiamo avere pronto un kit di sopravvivenza. Lo dice Hadja Lahbib, commissaria belga per la parità, la preparazione e la gestione delle crisi, che in un video diventato virale mostra allegra e scanzonata cosa dovremmo tenere tutti nella borsetta “della resilienza”. Tra gli oggetti imprescindibili: occhiali («superimportanti se vogliamo vedere cosa sta accadendo»), documenti plastificati («Bruxelles è piovosa»), coltellino svizzero, accendino, dell’acqua, del cibo in scatola, delle batterie, una radio a manovella, e naturalmente un mazzo di carte da gioco. Perché «un diversivo non ha mai fatto male a nessuno» ed è noto che una briscola salva la vita.
Il video ricorda i manuali per trollare la gente, il messaggio è chiaro: “Non vi preoccupate, non c’è alcun pericolo, ma nel dubbio preparatevi a sopravvivere per 72 ore come Bear Grylls in mezzo alla tundra”.
L’Europa alla guerra, «prepariamoci a incidenti e crisi su larga scala»
Il video nasce in supporto alla presentazione della “Preparedness Union Strategy”, l’ormai famigerata strategia dell’Ue in caso di crisi anticipata da El País nei suoi passaggi più inquietanti: «In un contesto di aumento dei rischi naturali e antropogenici, e di deterioramento delle prospettive di sicurezza per l’Europa, è urgente che l’Ue e i suoi Stati membri rafforzino la loro preparazione»; scopo del piano è «prepararci a incidenti e crisi intersettoriali su larga scala, inclusa la possibilità di aggressione armata, che colpiscono uno o più Stati membri».
La bozza parla di “tre giorni cruciali” ed elenca “trenta azioni strategiche” per ridurre rischi e costi umani, prevede l’ampliamento del Centro unico di analisi dell’intelligence dell’Ue, la creazione di una piattaforma digitale ad hoc e di un coordinamento per le riserve di farmaci, cibo ed energia. Propone anche una “giornata nazionale di preparazione” e una strategia specifica per le scuole.
«Dobbiamo essere preparati al peggio: un attacco armato»
Il piano prende le mosse dalla relazione commissionata da Ursula von der Leyen all’ex presidente finlandese Sauli Niinistö. I manuali di sopravvivenza in caso di emergenza nazionale non sono una novità nei paesi del Nord, lo è l’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato dopo l’invasione russa dell’Ucraina e la priorità data a “cosa fare in caso di guerra” nell’edizione aggiornata dei pamphlet. «Dobbiamo essere preparati al peggio: un attacco armato», avvisa il governo di Stoccolma, ma anche «attacchi informatici, campagne di influenza, terrorismo e sabotaggio. Queste cose possono accadere in qualsiasi momento».
Non si cita la Russia, ma il riferimento alla disinformazione è chiaro: «Qualsiasi affermazione che la resistenza deve cessare è falsa […]. Chi vuole influenzarci può diffondere bugie, falsificare immagini o video e manipolare le emozioni per creare divisioni». Chiare anche le priorità: «Se succede qualcosa di grave, l’aiuto va prima a chi ne ha più bisogno. La maggior parte di noi deve cavarsela da sola per almeno una settimana» e tutti dovranno partecipare alla resistenza per per proteggere le infrastrutture e il prossimo: «La difesa civile non è solo compito delle istituzioni».
«Tutti i cittadini finlandesi hanno l’obbligo di difesa nazionale»
Nel kit di sopravvivenza del manuale svedese, passato da 16 a 32 pagine, non deve mancare cibo «sufficiente per almeno una settimana», tre litri di acqua a persona al giorno, torcia con batterie di ricambio, candele e fiammiferi, una piccola radio a batteria o a manovella. Fondamentale controllare di avere carburante sufficiente nel serbatoio dell’auto, conoscere i percorsi di evacuazione principali e predisporre un kit di emergenza con documenti personali.
Anche la Norvegia ha invitato i cittadini a rifornirsi per almeno una settimana, la Danimarca ha diffuso via mail informazioni sulle quantità di acqua, cibo e medicine necessari per sopravvivere tre giorni. Nulla di paragonabile all’attenzione richiesta dal governo della Finlandia che condivide con la Russia un confine di 1.340 chilometri: «Tutti i cittadini finlandesi hanno l’obbligo di difesa nazionale». Oltre alla leva, il governo raccomanda di fare scorta di pastiglie di iodio contro le radiazioni in caso di incidenti o attacchi nucleari. In caso di guerra la Finlandia può contare su 5 mila rifugi sotterranei nella sola capitale, 50 mila nel resto del paese.
La chiamata alle armi di Macron e la copertina di “Stern”
La vera sorpresa arriva dalla Francia: secondo l’emittente Europe 1 e il Figaro, il ministero della Difesa francese inizierà a inviare ai cittadini quest’estate “istruzioni di sopravvivenza” in caso di guerra sul territorio francese. Un opuscolo di 20 pagine completo di elenco di numeri di emergenza, frequenze radio da seguire per restare aggiornati, promemoria («chiudere a chiave tutte le porte di casa in caso di incidente nucleare»), soprattutto istruzioni per registrarsi alla riserva militare, nessuno escluso, neanche i pensionati. Nel kit di sopravvivenza dovranno essere previsti almeno sei litri di acqua in bottiglia, dieci lattine di cibo, soluzione salina, paracetamolo, batterie, torce. Non mancano illustrazioni e dettagli delle procedure da seguire in base all’emergenza per «proteggere se stessi e coloro che ci sono vicini».
Non c’è riga che non riecheggi l’appello del presidente Emmanuel Macron nel suo discorso alla nazione all’inizio di marzo: «La Patria ha bisogno di voi», «chi può credere che la Russia si fermerà all’Ucraina?». E ancora: «Quello che voglio è che siamo pronti. Quello che voglio è che siamo protetti».
In Europa cambiano i nomi (da “ReArm Europe” al piano “Prontezza 2030”) ma non i toni: «Dobbiamo passare a una mentalità da tempo di guerra» (Mark Rutte), «la pace nella nostra Unione non può più essere data per scontata» (Von der Leyen). In Germania, la storica rivista Stern dedica la copertina a un giovane in tuta mimetica e chiede, senza troppi giri di parole: “Saresti disposto a combattere per la Germania?”. Un titolo che segna un salto di qualità nel clima bellico soft-core che si respira in Europa. Perché non si tratta più solo di accumulare scatolette e torce, ma di domandarsi se siamo pronti a imbracciare il fucile.
Il governo della paura, aspettando i cosacchi in San Pietro
E in Italia? In Italia arriva lui, Giuseppe Conte, a puntare il dito contro questa “psicosi collettiva”, accusando, in un post su Facebook, l’Europa di alimentare il panico. Un po’ come faceva durante il lockdown, quando in diretta nazionale ammoniva: “State a casa. Non avvicinatevi a nessuno. Le forze dell’ordine vi controlleranno.” O ancora: “È vietato qualsiasi spostamento non motivato da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute.” Conte che oggi è contro la paura, ma ieri la usava come metodo di governo.
A riportarla in auge (e in tv) ci pensa Michele Serra, giornalista, scrittore, pacifista d’antan, che dopo aver lanciato su Repubblica la manifestazione «blu monocromo europeista» e cantato Bella ciao in piazza del Popolo a Roma, indossa l’elmetto a Che tempo che fa dichiarando con nonchalance: «Un po’ di paura è un ingrediente necessario in questo momento».
In fondo, è il trionfo della paura come politica pubblica. E se in passato ci si appellava al coraggio e alla solidarietà, oggi si punta tutto sullo stato d’ansia permanente, con tanto di spot istituzionali, copertine accattivanti, e kit da campeggio disorganizzato ma conforme alle normative Ue. E carte da briscola per ingannare l’attesa dei cosacchi a cavallo in piazza San Pietro.
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