Trump che rovina cose

Trump non difenderà il messaggio di Jazz, la bambola trans

Di Redazione
14 Febbraio 2017

L’America di Trump non è solo un ritorno alla supremazia dei vecchi maschi bianchi bifolchi e nemici dei diritti civili. L’America di Trump non è solo muri contro ponti, muri contro muri, e muri e ancora muri per difendere i privilegiati dall’invasione delle razze inferiori. L’America di Trump non è solo dazi per fermare la globalizzazione. L’America di Trump non è solo donne acchiappate by the pussy. L’America di Trump naturalmente è tutto questo ma è anche molto di più, purtroppo. È un modo inedito e già indignato di vedere le solite cose con un disprezzo tutto nuovo, anche un po’ gratuito forse. L’America di Trump ha subìto un cambiamento a volte impercettibile, ai più quasi inafferrabile, verrebbe da dire inesistente, eppure così evidente agli occhi dei pochi giornalisti che tra tante post-verità sanno ancora riconoscere la Verità.

Abbiamo pensato di aprire questo piccolo blog proprio come una specie di omaggio a loro, ai cronisti coraggiosi che denunciano l’America di Trump. Perché la lotta contro l’America di Trump deve cominciare dentro ciascuno di noi. Alla vigilia dell’insediamento del nuovo presidente, il nostro «Amico Obama» (copyright Vittorio Zucconi, la Repubblica) ci aveva promesso che «we will be ok», «ce la faremo». Ma forse non ce la stiamo facendo. E ogni giorno riceviamo una sconfortante conferma di questo.

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Non ci poteva essere opportunità migliore, per inaugurare questo spazio dedicato a Trump che rovina cose, del sensazionale lancio di “Jazz, la prima bambola trans”. Notizia che oggi su Repubblica si è guadagnata opportunamente un’intera pagina firmata «dalla nostra inviata» a New York, Anna Lombardi.

A chi se la fosse persa, basterà sapere che il/la pupazzo/a, insomma *l* pupazz*, è ispirat* a tale «Jazz Jennings, che oggi ha 16 anni» e che «nel 2007 fu la persona più giovane al mondo a dichiararsi transgender, e divenne una celebrità grazie al reality show I am Jazz, in cui raccontava la sua vita di bambina in un corpo da maschio». Scrive la Lombardi che Jazz è «un giocattolo che si aggiunge alla lunga fila di bambole che qualcuno definisce “politicamente corrette” [ed è superfluo in questo blog specificare chi sia quel “qualcuno”, lo sappiamo benissimo chi è, ndr], ma che semplicemente rappresentano sempre più la realtà».

È bene aggiungere poi che Jazz «non ha precedenti», a parte naturalmente «Gay Bob, il bambolotto con tanto di orecchini e attributo maschile realizzato nel 1977». E mentre il povero Ken, miserabile etero, l’attributo maschile lo attende ancora oggi, quarant’anni dopo Gay Bob, ecco che il fondatore di Tonner Doll, Robert Tonner, si inventa «la bambolina trans, alta 45 centimetri e priva di attributi». Tradotto per gli elettori di Trump: una bambola che si sente bambina in un corpo da maschio, ancorché privo di cacchio.

«Certo, nell’America sempre più divisa la sua apparizione ha già un significato politico», nota la giornalista di Repubblica, che nell’articolo si fa dare man forte dall’esperta Nicoletta Bazzano, autrice del saggio La donna perfetta. Storia di Barbie. Commenta la Bazzano: «Il gioco insegna le regole sociali: ben vengano bambole in grado di ampliare orizzonti e portare messaggi d’inclusione». Conclusione telefonata: «Chissà se l’America di Trump questo messaggio è ancora pronta a difenderlo». Ovvio che no, rincariamo noi, l’America di Trump le bambole Jazz non sa neanche da che parte afferrarle.

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