Trump e Zelensky litigano. Putin e Xi brindano

Di Emanuele Boffi
01 Marzo 2025
Servirà molto sangue freddo per recuperare un rapporto tra Europa e Stati Uniti dopo lo scontro di ieri tra il presidente americano e quello ucraino. La guerra in Ucraina è in stallo da tempo, così però non si raggiunge un accordo ma solo una resa
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e quello statunitense Donald Trump nello studio ovale della Casa Bianca, Washington, Stati Uniti, 28 febbraio 2025 (foto Ansa)
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e quello statunitense Donald Trump nello studio ovale della Casa Bianca, Washington, Stati Uniti, 28 febbraio 2025 (foto Ansa)

Dopo 1.101 giorni dall’invasione russa in Ucraina, occorrerà tenere i nervi ben saldi per non vedere precipitare tutto. Occorrerà cioè seguire più una linea Meloni che una linea Salvini, evitando l’indicibile e cioè una rottura dei rapporti tra Stati Uniti ed Europa. La nostra presidente del Consiglio ha chiesto «un immediato vertice tra Stati Uniti, Stati europei e alleati per parlare in modo franco di come intendiamo affrontare le grandi sfide di oggi, a partire dall’Ucraina», il secondo si è schierato con Donald Trump.

Non sarà facile ottenere un qualche risultato, soprattutto dopo quanto accaduto ieri in mondovisione nello studio ovale di Washington, dove è andato in scena uno degli spettacoli più incredibili cui si sia mai assistito. Occorrerà non essere emotivi e ragionare freddamente, evitare di far precipitare le cose pensando che basti una manifestazione con bandiere ucraine in piazza (è l’iniziativa lanciata da Repubblica) o qualche tweet su X, come hanno fatto molti capi di Stato europei, per uscire dal labirinto in cui i presidenti ucraino e statunitense si sono cacciati.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky lascia la casa bianca dopo lo scontro con Trump, 28 febbraio 2025 (foto Ansa)
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky lascia la Casa bianca dopo lo scontro con Trump, 28 febbraio 2025 (foto Ansa)
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La tragica sorte dell’Ucraina

Volodymyr Zelensky deve rendersi conto che la resistenza all’invasione russa è finita in un vicolo cieco da molto tempo. E che – ma questo lo sa anche lui, come si capisce da certe dichiarazioni rilasciate a Fox dopo lo scontro con Trump – senza il sostegno americano il suo paese è spacciato.

I soldati ucraini sono stati eroici nel difendere la loro terra dall’aggressione russa, hanno evitato che Vladimir Putin vincesse la guerra in poche settimane, ma non possono ottenere altro, se non subire una sconfitta per logoramento. Gli Stati Uniti di Biden e la riluttante Europa hanno aiutato l’Ucraina ma sempre “fino a un certo punto”, usandola e illudendola che una qualche forma di vittoria fosse possibile.

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La “pace” secondo Trump

Dopo tre anni, il conflitto era arrivato a un punto morto e Trump, come ha sempre dichiarato essere sua intenzione, ha deciso di chiuderlo. Ma sta gestendo la vicenda nel peggior modo possibile con modi da bullo, istintivi e ricattatori. A questo punto viene da chiedersi se sia ancora corretto cercare di rintracciare una strategia nelle sue mosse o se si debba arrendersi al fatto che ci troviamo di fronte a un presidente così ubriaco di potere da non obbedire ad altro che alla sue viscere. Trump dice di volere “fare la pace”, ma se è questo è il suo obiettivo lo sta perseguendo in maniera lunatica e controproducente.

Gli Stati Uniti possono pure passare dalla posizione di alleati dell’Ucraina a quella di arbitri nella contesa tra i due paesi, ma un conto è mirare a un congelamento del conflitto in stile coreano, un altro è imporre al paese di Zelensky «una capitolazione à la Vichy».

Il modo di agire compulsivo di Trump, da un lato, e le incertezze e le ambiguità europee, dall’altro, favoriscono solo Russia e Cina. Davanti ai loro televisori, ieri Putin e Xi hanno brindato.

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2 commenti

  1. Guido Patrone

    Stiamo vivendo tempi complessissimi.
    Io personalmente preferisco i modi di Trump alla doppiezza furbesca ma raffinatissima di Micròn.
    Meloni si sta muovendo benissimo ed è bene che nel governo ci sia anche un aperto tifoso di Trump come Salvini.
    Il rischio è che abbia ragione in altro articolo Casadei, che parla di fine della NATO e dell’UE.
    Ma la vita personale e mondiale è un rischio continuo e io sono con Meloni (e con Starmer e con Duda/Tusk e…e…) nel fare di tutto per far discutere tutti gli alleati occidentali, senza lasciare che Micròn possa fare il galletto.

  2. angelo cannizzaro

    Raramente ho letto toni così astiosi come quelli del direttore riferiti a Trump (“presidente così ubriaco di potere da non obbedire ad altro che alla sue viscere.”) Inviterei Boffi ad essere meno isterico nei suoi giudizi.La situazione è così comolessa da meritare adeguata moderazione diversamente è meglio cambiare mestiere!
    Angelo Cannizzaro

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