Trappola nel Golfo

Di Fausto Biloslavo
27 Marzo 2003
La strategia di Saddam è che i soldati irakeni si vestano da civili, si confondano con la popolazione e facciano la festa ai soldati anglo-americani. Il conflitto passa dai cieli e dal deserto alla città; si trasformerà in guerriglia con molte più vittime

Bassora. «Siamo venuti qui pensando di fare una cosa un po’ simile a quella di dieci anni fa. Invece è una guerra vera, questa». Il tenente Darren Pugh, 32 anni, dei Deserts Rats, i famosi “Topi del deserto”, fuciliere della settima divisione corazzata inglese, è a caccia di miliziani della Guardia Repubblicana, combattenti senza uniformi, mescolati ai civili, che imbracciano lanciarazzi, tendono agguati tra le case e poi scompaiono facendosi scudo tra la popolazione. Come a Mogadiscio, come in Black hawk down, ma questo non è un film, vero, tenente Pugh? «Sono un veterano della prima guerra nel Golfo, ma nel ’91 è stato facile, adesso è tutta un’altra cosa, resistono più del previsto. Ovviamente vinceremo, ma scorrerà molto sangue se va avanti così». La scena a Bassora è da ultimo assedio: colonne di fumo denso e nero sulla città, truppe inglesi che avanzano dalla periferia nord e americani che cercano di sfondare da ovest. Sono 48 ore che Bassora risulta ufficialmente occupata dagli alleati. E invece la vera storia è che la guerra non va come ci si aspettava. I soldati irakeni dismettono le loro divise, indossano vestiti civili, si tengono le armi e ogni tanto fanno la festa a qualcuno. L’altrieri (domenica 23 marzo, ndr), ad esempio, hanno preso di mira noi giornalisti, poi la polizia militare inglese ci ha tolto dai guai. Ecco, questo solo per dare l’idea della strategia di Saddam: volevate vedere il popolo irakeno sventolare la bandiera americana e inneggiare ai liberatori? Beccatevi la guerriglia che vi costringe allo scontro casa per casa e che sconsiglia gli abitanti dal collaborare a viso aperto con gli alleati. Chiaro che la “bonifica” del territorio è solo questione di giorni, ma intanto, lunedì 24, il tenente Darren Pugh e i suoi uomini sono stati costretti a un “momentaneo” ritiro da Bassora. Quello che mi colpisce è vedere lungo le strade, nel deserto, alla frontiera col Kuwait, molti bambini laceri e sporchi che chiedono da mangiare e, soprattutto, acqua da bere, perché nella zona dei combattimenti non c’è elettricità e quindi neanche acqua, e questo è il grosso problema dell’emergenza umanitaria che si profila. Dunque, se lo schema Bassora si ripeterà, la seconda guerra al regime irakeno sarà sulle prime come un coltello che entra nel burro di paesi e città. Poi però, presto o tardi, il burro diventerà il ghiaccio della guerriglia, del mordi e fuggi, dell’attentato, dell’agguato, dei civili presi come scudi umani, della trappola che trascina i marines a combattere casa per casa. D’altra parte se gli alleati vogliono ingraziarsi la popolazione, i bombardamenti massicci devono restare mirati ai target militari. E se le truppe scelte di Saddam continueranno a mescolarsi con la popolazione civile? Non ci si potrà far nulla se non andare a stanarli, sperando che il “mare di acciaio” che avanza sulla capitale faccia in fretta ad entrare a Baghdad e a decapitare i collegamenti tra il comando e la truppa irakena. Prima arrivano alla testa che muove ancora egregiamente i fili dell’esercito irakeno e, forse, più vittime si eviteranno, dall’una e dall’altra parte. Altro che “guerra lampo”, la guerra è solo appena cominciata. Gli alleati stanno già distribuendo sulla linea di confine col Kuwait 45000 pacchi di beni di prima necessità al giorno. Anche noi rientriamo oltre il confine dopo l’ennesima giornata di combattimenti. Oltre quel confine dove ho appena incontrato un ragazzo irakeno con la bandiera bianca, ma non è che voleva arrendersi ai kuwaitiani, voleva semplicemente avere qualcosa da mangiare e da bere anche a costo di rischiare, come ha rischiato, la vita.

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