Di fronte alla tragedia di Parigi cosa possiamo fare?

Di Aldo Trento
23 Novembre 2015
La Tour Eiffel, simbolo di Parigi, si è spenta. Solo l’umiltà della fede tiene accesa la speranza. Come quella che vivo in questa piccola opera ad Asunción
epa05025603 The lights of the Eiffel Tower are switched off as a mourning gesture after the shootings and bombings of the night before in Paris, France, 14 November 2015. At least 120 people have been killed in a series of attacks in Paris on 13 November, according to French officials. Eight assailants were killed, seven when they detonated their explosive belts, and one when he was shot by officers, police said. EPA/ETIENNE LAURENT

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – «Padre, ma noi di fronte alla tragedia accaduta a Parigi cosa possiamo fare? Ci sentiamo piccoli piccoli e impotenti. Può dirci qualcosa che ci aiuti a non gettare la spugna o accettare lo scacco matto da parte del potere diabolico del male?». Più di una persona in questi giorni si è rivolta a me così. Io credo che, nel nostro piccolo, se ci lasciamo afferrare dal Mistero possiamo fare cose grandi. L’esempio della Madonna si impone ai nostri occhi: «Il Signore ha guardato alla umiltà della Sua serva» e «per questo ha fatto grandi cose attraverso di me». L’attuare del Mistero è lo stesso per ognuno di noi. Dio ha scelto il “niente” di una ragazzina perché diventasse la madre del Mistero, che attraverso di lei è entrato nello spazio e nel tempo, in ciò che chiamiamo Storia, dove fino al terminare di questo mondo si giocano insieme la libertà di Dio e la libertà dell’uomo. La Madonna nel suo “niente” poteva dire di no al Mistero, che attraverso l’Angelo la chiamava a essere madre di Suo Figlio. Fu il suo “sì” a permettere che il Verbo, la Parola, si facesse carne venendo ad accamparsi in mezzo a noi. «E per questo tutte le generazioni la chiameranno Beata», perché attraverso di lei si è compiuta la promessa che Dio aveva fatto ai nostri progenitori dopo la disfatta del peccato e la perdita dell’immortalità.

«Dov’è o Morte la tua vittoria?»
Con il peccato di Adamo la morte entrò nel mondo, con il “sì” di Maria, la nuova Eva, entrò la vita. Che commozione, che grande speranza, in questo terribile momento storico, mi invade, perché grazie al “sì” di Maria ho in me la certezza che il male non metterà la parola “fine” su ciascuno di noi. La Tour Eiffel, simbolo dell’orgoglio umano, ha spento le luci; solo l’umiltà della fede tiene accesa la piccola luce della speranza. È un momento duro per tutti, ma, amici cari, il Figlio di Maria di Nazareth è risorto ed è presente in questo piccolo gregge che, come la Madonna, dice sì al disegno che Dio ha su ciascuno di noi e, attraverso questo “piccolo resto di Israele”, sul mondo. «Queste cose dovevano accadere e continueranno ad accadere, ma non sarà la fine», ci ricorda la Parola di Dio. Per questo non c’è, e non ci sarà, nessuna strategia umana che potrà impedire il riaccadere del male, del terrore, perché non è l’uomo a salvare l’uomo. «Dov’è o Morte la tua vittoria?», ci ricorda san Paolo. Ciò che salva l’uomo, come duemila anni fa, è un piccolo gruppo di persone innamorate di Gesù. Quando negli anni Ottanta c’è stato il referendum sull’aborto, nessuno ipotizzava che il “no” all’abrogazione vincesse la battaglia. Fu un trauma quella mattina svegliarsi con questa sorpresa. Ricordo che la prima pagina del Sabato titolava: “Si ricomincia da 32”. Ma don Giussani intervenne: «Partiamo da Uno, rincominciamo da Uno», cioè da Gesù. Da allora dobbiamo riconoscere che non sempre siamo stati fedeli alla sua provocazione, pensando e vivendo come se non fosse sufficiente questo ricominciare da Gesù. Così in questi ultimi anni la realtà ci ha passato la fattura da pagare.

Il Mistero mi sta usando
Per questo sento urgente per me in questo momento la provocazione del Giuss. Guardando le immagini di terrore che giungevano da Parigi, ascoltando i tuttologi con le loro vuote parole, mi chiedevo: “Ma c’è qualcuno che in mezzo a quella gente disperata ha visto il volto sofferente di Gesù?”. Qualcuno che abbia detto: “Stiamo pagando i conti per aver ridotto l’Europa a un tempio pagano, dove si adorano il potere, la lussuria e l’avarizia”. Capisco… Perché dove la presenza dei cristiani è totalmente insignificante, è inevitabile, come diceva Hobbes, che ognuno diventi lupo nei confronti dell’altro. «Ripartite da Gesù!», ci sta gridando dal cielo don Giussani. In mezzo a tanto dolore che ci penetra fino al midollo, è davvero commovente ascoltare questa voce che ci rimette sulla strada vera. Mi ha sempre impressionato il titolo di un romanzo di Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli. Però c’è una differenza abissale tra il titolo e il contenuto di quel romanzo e l’Europa di oggi, perché questa volta siamo noi che abbiamo cacciato Gesù da una terra che da molti secoli era la sua terra: l’Europa cristiana, l’Europa delle cattedrali, delle università… dei peccatori, perciò dei santi. Mi vengono i brividi nel sapere che tutto è cominciato sulle rive del Giordano, quando Giovanni e Andrea, seguendo l’indicazione del Battista, hanno chiesto a quell’uomo, sconosciuto ai loro occhi: «Maestro, dove abiti?». «Venite e vedete», rispose loro quel “barbuto”. E loro accolsero al volo quell’invito e lo seguirono. In quel momento si pose il seme dell’Europa cristiana. Questo fatto può sembrare semplicistico ai maestri della retorica, agli intellettualoidi, agli analisti che riempiono i telegiornali e che parlano, parlano, vendendo fumo. Eppure la mia esperienza è una conferma che se non fosse accaduto ciò che è successo a Giovanni e Andrea, il mondo nuovo che il nostro cuore desidera potentemente si ridurrebbe a una utopia, dove gli uomini si affannano inutilmente per costruire la città.

Chiedo perdono al Signore e ai lettori se ciò che scrivo può sembrare un modo orgoglioso di guardare ciò che Gesù ha fatto in questo luogo dove vivo e dove tutti i giorni sono obbligato a tornare sulle rive del Giordano, dove è iniziata la civiltà della verità e dell’amore. Questo piccolo villaggio della carità in cui vivo è nato dal mio “sì” alla voce del Mistero, che già dal ventre di mia mamma mi aveva scelto per questa piccola e grande opera di carità. Mi impressiona perché dove vado mi chiedono: «Ma lei è padre Aldo?». «Sì, sono padre Aldo», e subito mi danno ciò di cui i miei figli hanno bisogno. Il Mistero mi ha scelto per rendere visibile a questo popolo il Suo modo di attuare, scegliendo i deboli per confondere i potenti. Due anni fa è venuto a trovarci il nuovo presidente della Repubblica, che ha voluto visitare tutte le opere, dicendomi continuamente: «Padre Aldo, la prima cosa che voglio fare è realizzare in ogni regione una struttura come questa». Sono passati due anni, ma non è accaduto niente. Mancanza di soldi? Certamente no! Il presidente della Repubblica si è dimenticato della promessa? Assolutamente no! Il “quid” della questione è che esistano quattro persone innamorate di Cristo, «e cambierò l’Italia», diceva santa Caterina da Siena. È la stessa cosa che sperimento qui dove sono. È sconvolgente come quest’opera muova l’intero paese. L’altro giorno mi ha chiamato una donna, dicendomi: «Padre, voglio regalarle 300 chilogrammi di peperoni». E alcuni minuti dopo ha telefonato un uomo, dicendomi che donerà ogni settimana tre casse di banane. Tutto questo, che il mondo chiama pubblicità, è la evidenza del metodo di Dio, che si serve del mio niente per confondere i sapienti da una parte, dall’altra per mostrare agli uomini la Sua misericordia.

Per cui anche di fronte alla strage di Parigi è necessario che sappiamo partire in ogni istante da ciò che è accaduto quel primo pomeriggio sulle sponde del Giordano. Solo così Dio farà nascere piccoli villaggi di carità, villaggi che saranno l’inizio della nuova Europa. Se Dio si è servito di me, definito “pazzo” da alcune persone, per mostrare al mondo la Sua misericordia, così può servirsi di te per fare opere ancora più grandi, per dare una risposta potente alla tragedia di Parigi. Sarebbe tutto così semplice se l’uomo aprisse il suo cuore al Mistero. Ma l’uomo di oggi ha dimenticato ciò che Dostoevskij metteva in bocca a uno dei suoi personaggi: «Se Dio non c’è, sono ancora capitano io?».

Foto Ansa

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10 commenti

  1. Fede

    Cosa possiamo fare?
    Smettere di chiudere gli occhi di fronte ad una religione palesemente violenta e intollerante, blindare le frontiere ed espellere l’islam dalle società occidentali, in quanto ideologia religiosa del tutto analoga all’idedologia politica nazista, con tutte le conseguenze che ciò comporta.
    Non è semplice, certo, ma ne va del futuro della nostra società e dei nostri figli.
    Il “politicamente corretto” multiculturale e relativista dei nostri politici ci ha messo in questa situazione di assoluto pericolo, vediamo di non persistere nell’errore…

    Dal Corano:

    «[gli ipocriti e i miscredenti] Maledetti! Ovunque li si trovera’ saranno presi e messi a morte.» (Sura 33:61).

    «Quando incontrate gli infedeli, uccideteli con grande spargimento di sangue e stringete forte le catene dei prigionieri» (Sura 47:4).

  2. Xyzwk

    Mon. negri ha detto: «per un cattolico la fede vale più della vita».

    Ebbene purtroppo questo è lo stesso ragionamento che fanno alcuni islamici, quelli che per la fede si fanno saltare in aria invece di apprezzare quello che di buono la vita ci puó dare qui e ora cercando se possibile di “lavorare per costruire una societá migliore, come voleva Valeria” e come ha dichiarato suo padre Antonio ai giornalisti. Una ragazza normale che si batteva per le donne nel mondo del lavoro ed era volontaria con Emergency. Al suo funerale civile in piazza San Marco domani sono invitati tutti i rappresentanti di tutte le religioni. Sempre suo padre ha detto: ” Va bene una benedizione, va bene anche l’intervento di un Imam. L’importante è che nessuno ci metta il cappello”

    1. Pirata

      Non é vero che per Fede si fanno saltare in aria, loro per la loro “fede” uccidono gli altri!!
      Sono comportamenti ben diversi!!

      1. xyzwk

        Ma di fatto si uccidono per uccidere quelli che considerano infedeli! Cioè per far prevalere la loro fede. I metodi sono diversi ovviamente ma l’obiettivo è lo stesso se si puó sacrificare la propria vita per la fede, significa che essa sta sopra la vita.

        1. underwater

          Che la Fede valga più della vita è a garanzia della vita stessa, poiché il martire cristiano, nel momento in cui viene soppresso da un potere ingiusto, testimonia proprio il valore incommensurabile di ogni vita. Io i funerali laici non li capisco: se non credi alla immortalità del anima del uomo rimane solo un cadavere inerte che non beneficerà in alcun modo del nostro saluto, poiché non lo può vedere da nessun oltretomba.

    2. Giannino Stoppani

      Per “il mondo migliore” di gente ne è morta a centinaia di milioni.
      Se poi vuoi far intendere che aver fede in Maometto è la stessa cosa aver fede in Cristo, allora non c’è che dire, tu hai capito tutto della vita.

  3. SUSANNA ROLLI

    Buongiorno, don Aldo, lei stamane mi ha fatto venire i brividi!! Bello!, vero! e -soprattutto- realizzabile!
    Infatti, è di fondamentale importanza credere che non siamo soli; infatti, dice :”Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Pensavamo di averLo cacciato, invece Lui c’è! Uno che sa tratte il bene anche dal male. Uno che ci vuole tutti salvi in Paradiso -a differenza di noi poveri che qualcheduno lo vedremmo bene pure all’inferno…e ce la metterà tutta -già ce lo ha dimostrato salendo sulla Croce- che per far sì che ciò si realizzi…Ma ha “bisogno” di noi, di me li lui, di lei, P. Aldo, di tutti…Si, ha bisogno, ha bisogno che anche noi ci crediamo in ciò in cui Lui crede e spera -la salvezza di tutti (quella eterna, intendo), ha bisogno -eccome!- del nostro sì, ad immagine del sì che pronunciò Maria tanto tempo fa (ma neanche tanto tempo fa, veramente…). Ha bisogno che stiamo insieme a Lui in questo bellissimo progetto/disegno che ha da realizzarsi secondo la Sua volontà…hA BISOGNO DELLE NOSTRE PREGHIERE….semplicemente per aiutarci in questo.
    Spero di non averla annoiata, se mi avrà letta.
    Dio ci sorrida sempre, e ci aiuti a fare altrettanto.

  4. AlessandroT

    Grazie anche per queste parole di fede!

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