
La preghiera del mattino
Tra Mattarella e la Meloni «corre buon sangue», fatevene una ragione

Sulla Nuova Bussola quotidiana Ruben Razzante scrive: «Occorre che l’innovazione tecnologica cammini di pari passo con un’attenzione speciale ai diritti fondamentali e all’interesse generale. Invece l’intelligenza artificiale, se priva di argini, può ritorcersi contro l’uomo e compromettere lo sviluppo della sua personalità. ChatGpt, il più noto tra i software di intelligenza artificiale relazionale in grado di simulare ed elaborare le conversazioni umane, non è però l’unica intelligenza artificiale ad essere stata attenzionata dal Garante privacy italiano. È assai probabile che nelle prossime settimane possano esserci altre iniziative analoghe verso altre intelligenze artificiali generative che, partendo da istruzioni testuali, generano immagini. D’altronde il panorama legislativo europeo è ancora lacunoso. Tarda ad arrivare il regolamento Ue sull’intelligenza artificiale e non è stato ancora attuato il Data Governance Act, che detta regole sul riuso dei dati. Il Garante italiano della privacy non è l’unico ad essere preoccupato. Nel mondo dei tecnologi e dei futurologi si parla molto della lettera aperta con cui una lista di big del mondo tech, tra cui Elon Musk, chiede di sospendere per sei mesi gli ulteriori sviluppi dei sistemi di intelligenza artificiale, al fine di poter definire le regole e le condizioni del loro utilizzo. Questa presa di posizione molto autorevole evidenzia come le criticità dell’intelligenza artificiale non siano da sottovalutare. Diventa indispensabile una discussione pubblica su questo tema perché l’utilizzo dell’Ai va a impattare sulla vita di tutti e sul benessere collettivo e non può diventare motivo di confronto esclusivo tra addetti ai lavori e rappresentanti del mondo delle tecnologie. Frenare il progresso è un’utopia. Tentare di governarlo è il dovere del mondo industriale, delle istituzioni e dei legislatori, chiamati a conciliare innovazione tecnologica, tutela dei diritti e dimensione etica. Vietare in maniera autoritaria la diffusione di strumenti come l’intelligenza artificiale limitando l’accesso ai dati vuol dire impoverire gli algoritmi e depotenziarne l’utilità in tutti quei processi che consentono di accrescere la qualità della vita delle persone. Si pensi ad esempio al settore della medicina preventiva, dove i benefici dell’Ai possono essere notevoli. Tuttavia, occorre mettere in guardia dagli abusi nel trattamento dati tutti coloro i quali pretenderebbero di utilizzarli senza le imprescindibili richieste di consenso e con tutte le adeguate informative previste dal Gdpr».
Ecco alcune considerazioni di grande intelligenza sul fatto che il progresso non va contrastato, ma governato accompagnandolo con la difesa delle persone e anche di quella cosa che è “l’umano”, determinato dall’intreccio tra fede e ragione, tra storia e natura.
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Sulla Zuppa di Porro si scrive: «L’effetto Elly Schlein? Se c’è non si è palesato in Friuli-Venezia Giulia».
Massimo Fedriga, vincitore con quasi il 65 per cento dei voti nella Regione di Udine e Trieste, ha la fortuna di essere espressione di uno schieramento di centrodestra. Se tutti questi voti li avesse presi appoggiato dal centrosinistra, a quest’ora l’avrebbero già commissariato (vedi Vincenzo De Luca).
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Su Huffington Post Italia Ugo Magri scrive: «Tra Sergio Mattarella e Giorgia Meloni i rapporti sono meglio di come molti pensano. Corre buon sangue sul piano umano, c’è collaborazione su quello istituzionale. I due si sentono quasi ogni giorno e di motivi per confrontarsi ne hanno una quantità; di questi contatti quotidiani non viene data notizia perché, appunto, non fanno notizia tranne che quando Palazzo Chigi e Quirinale decidono di farlo filtrare, come è accaduto giovedì scorso dopo una colazione di lavoro che non è stata la prima e (con tutta probabilità) non sarà l’ultima della serie».
I seminatori di rabbia, i contestatori con la bava alla bocca di Giorgia Meloni, con molti dei quali credo Magri abbia spesso a che fare, devono farsene una ragione. C’è un’Italia, anche di sinistra, che vuole trovare le convergenze politiche necessarie sui temi di interesse nazionale.
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Su Startmag Giulia Alfieri scrive: «“È un referendum che si trasforma in un plebiscito”, scrive Le Monde commentando i risultati del voto: ieri l’89,03 per cento dei parigini ha votato contro i monopattini elettrici a noleggio».
Un tempo i milanesi avevano con Parigi una relazione particolare e ne subivano concretamente e in tempo reale l’influenza. Speriamo che questa antica tradizione si rinnovi. E rapidamente.
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