
Torino è grillina, l’Italia lo sarà. Il Movimento 5 Stelle strappa al Pd le tradizionali roccaforti rosse
Correva l’anno 1975. Diego Novelli (Pci) diventa sindaco di Torino e dalla fervida fantasia del capo della segreteria del primo vicesindaco socialista Giuseppe Borgono (Angiolino Mastrullo, dopo un passaggio in Forza Italia, ora consigliere regionale di “Fratelli d’Italia”) nacque lo slogan: “Torino è rossa, l’Italia lo sarà”. Conclusi gli spogli delle Politiche, nel capoluogo subalpino e nella sua provincia, in molti si chiedono se la profezia, quattro decenni dopo possa diventare: “Torino è grillina, l’Italia lo sarà”. Non senza qualche brivido che corre lungo la schiena.
TORINO ROSSA CON TENDENZA GRILLO. Certo, Torino città rimane in mano all’oliato sistema di governo (e di potere) democratico, con un quasi emiliano 34,15%. Ma anche nel capoluogo la sinistra perde terreno. Alla Camera, Grillo e il suo movimento sono in testa nei quartieri popolari di Barriera di Milano e Borgo Vittoria, considerati tradizionalmente gli storici “fortini” della sinistra torinese. Il Pdl è lontano dalle medie nazionali. D’altronde, come spesso ha denunciato l’eurodeputato Vito Bonsignore, già ras andreottiano ed esponente di punta dei berluscones locali, «l’assenza di un progetto sulla città, mascherata da concordia istituzionale, rende irrilevante il centrodestra». Qui, ed altrove in provincia, vittima anche di un buon risultato montiano.
GRILLO BATTE IL PD. Il Movimento 5 Stelle strappa una ad una le tradizionali roccaforti del centrosinistra, quei comuni della cintura torinese in cui il Pci e i suoi eredi amministrano dal secondo dopoguerra cadono tutti sotto l’avanzata dei seguaci di Beppe Grillo: Collegno (33,57% contro il 31,69% del Pd), Grugliasco (32,31% a 30,92%) e Rivoli (il Movimento supera il 30% divenendo la prima forza politica in città). Dalla cintura Ovest a Sud di Torino la musica è sempre uguale. A Nichelino, la città del sindaco renziano Pino Catizone, l’ansia di rottamazione giova a Grillo che ottiene alla Camera il 35% contro il 28% del Pd. I democratici la spuntano solo a Settimo Torinese (dove ottengono il 33,1% rispetto al 32% del M5s) e a Moncalieri, quinta città del Piemonte, in cui i bersaniani chiudono al 28,27%, un punto percentuale davanti ai grillini (26,98%).
NO TAV 5 STELLE. Nella Val di Susa, l’effetto nazionale si somma al favor elettorale di una forte fetta del movimento No Tav per il non-partito del comico genovese (Alberto Perino ha fatto esplicito endorsement per i pentastellati). Il Movimento 5 stelle ha fatto man bassa di voti quasi ovunque. Da Venaus (46,45%) a Susa, dove i grillini hanno raccolto il 41,26% ( il centrodestra si è fermato al 26%, il centrosinistra al 17,67%, Ingroia al 3,58%). Ad Exilles il dato record: 53,17%, A Chiomonte, dove si scava il cunicolo esplorativo della Torino-Lione, Grillo ha avuto il 34,79% (il centrodestra il 28,32% ed il centrosinistra il 19,23%).
PIEMONTE GRILLIZZATO. Anche la vicina Val Sangone, per le cronache politiche “l’oasi verde-azzurra” da due decenni, feudo dell’onorevole Osvaldo Napoli (Pdl) incredibilmente posto in posizione difficilmente eleggibile nelle liste per la Camera, il Movimento grillino è primo partito in tutti i sei paesi. Il Pd è su percentuali valsusine, evidentemente vittima dell’incapacità di caratterizzare la propria proposta. Un Piemonte grillizzato, quindi. Presto per dire che ne sarà di questi voti, forse già tardi per preoccuparsi.
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