
«Il sogno di una Cina democratica è ancora vivo»

Da 34 anni l’ossessione più grande del regime comunista cinese è censurare ogni tentativo di commemorare la strage avvenuta in Piazza Tienanmen il 4 giugno del 1989. Anche quest’anno il Partito guidato da Xi Jinping ha mobilitato risorse e mezzi per costringere miliardi di persone al silenzio e anche quest’anno ha fallito nel suo tentativo.
I cinesi non dimenticano Tienanmen
A Nanchino, in Cina, un uomo coraggioso si è presentato di primo mattino davanti al memoriale per le vittime del massacro compiuto dai giapponesi nel 1937, con una maglietta con sopra scritto: «Mai dimenticare il 4 giugno, il mio cuore sanguina per il 4 giugno».
Cercando di arringare i visitatori, ha dichiarato: «Non dimentichiamo il dolore dei genitori che hanno perso i propri figli nel massacro di Piazza Tienanmen. La Cina si aprirà presto alla democrazia e alla libertà».

Arresti a Hong Kong
A Hong Kong una donna di 53 anni è stata arrestata e 23 persone fermate. Tra gli uomini e le donne portati via dalla polizia ci sono il sindacalista Leo Tang, che portava una maglietta con sopra stampata la prima pagina del giornale Wen Wei Po, controllato dallo Stato, del 5 giugno 1989, dove veniva documentato il massacro.
Un’altra donna è stata arrestata a Hong Kong dopo essersi presentata al Victoria Park, dove ogni anno veniva organizzata la veglia di commemorazione per le vittime del massacro, oggi messa al bando dalle autorità comuniste, con il cellulare con sopra la foto di una candela. Anche “Nonna Wong”, conosciuta per la sua partecipazione alle proteste del 2019, è stata portata via mentre camminava con in mano un mazzo fiori nel distretto centrale di Causeway Bay.
L’ossessione del regime per la censura ha raggiunto nuove vette quando la polizia ha sequestrato a un uomo la sua Porche solo perché munita di regolare targa “8964”, la data del massacro.
Taiwan ricorda la strage del 4 giugno
Se nella Cina continentale e a Hong Kong, dove la libertà di espressione è stata abolita, il dovere del ricordo è stato onorato da pochi coraggiosi che hanno sfidato le autorità, a Taiwan centinaia di persone si sono radunate domenica per commemorare le vittime della strage.
La presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, ha scritto in un messaggio su Facebook: «Nella nostra terra la gente gode della democrazia e della libertà. Non vediamo l’ora che arrivi il giorno in cui i nostri giovani amici cinesi potranno cantare liberalmente ed esprimersi con creatività e passione senza paura».
«Il sogno di una Cina democratica è vivo»
Manifestazioni per ricordare la strage, organizzate da cinesi e cittadini di Hong Kong residenti all’estero, si sono tenute anche in Giappone, Canada, Gran Bretagna, Germania, Australia e Stati Uniti.
A New York, in particolare, uno dei leader della protesta del 1989, Zhou Fengsuo, ha aperto un museo sul massacro di Piazza Tienanmen, a due anni dalla chiusura da parte delle autorità cinesi di quello di Hong Kong. «Il sogno di una Cina democratica è ancora vivo», ha detto ai giornalisti. Wang Dan, un altro leader degli studenti, gli ha fatto eco: «Le autorità cinesi vogliono nascondere la storia e far dimenticare al mondo i crimini che hanno compiuto. Noi dobbiamo continuare a opporci».
Foto Ansa
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