Thailandia, il premier scioglie le camere per tentare di placare la protesta dem

Di Chiara Rizzo
09 Dicembre 2013
In piazza a Bangkok ci sono 150mila manifestanti vicini o appartenenti al Partito democratico e chiedono le dimissioni del governo e la nomina di un Consiglio popolare che prenda le redini del paese

Il premier thailandese Yingluck Shinawatra è stata costretta oggi ad annunciare lo scioglimento delle camere e a indire nuove elezioni del Parlamento, a causa delle proteste massicce in corso in particolare nella capitale Bangkok che si sono susseguite nelle ultime settimane. I manifestanti, che sono riusciti anche ad occupare la sede di alcuni ministeri, ha chiesto con veemenza le dimissioni di Yingluck Shinawatra, ritenuta solamente un burattino del fratello ed ex premier Thaksin Shinawatra, deposto e residente all’estero, da quando è stato condannato per corruzione e conflitto di interessi.

DIMISSIONI DI MASSA. Il portavoce del governo ha annunciato in serata ora locale (in Italia erano le 3 di notte) che le elezioni si terranno il prossimo due febbraio e che il parlamento è sciolto. Intanto in piazza 150mila persone chiedevano per l’ennesima volta non solo che il premier se ne andasse, ma che venisse nominato un Consiglio popolare per assumere le redini del paese. Il partito dei Shinawatra ha vinto tutte le cinque elezioni che si sono tenute a partire dal 2001, e può contare sul sostegno delle classi medio-basse e soprattutto di quelle della popolosa regionare rurale del sud-est. Il principale partito d’opposizione, il Democratico, è guidato da Suthep Thaugsuban, oggi leader delle proteste di piazza, che conta invece sul sostegno della borghesia di Bangkok e dei monarchico-nazionalisti del sud del paese. I deputati del Partito democratico thailandese avevano già presentato le dimissioni di massa.

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