Terrorismo islamico. «Gesù non ci ha detto che non dobbiamo avere paura»

Di Redazione
28 Luglio 2016
L'arcivescovo di Rouen, Dominique Lebrun: «Gesù ci ha detto di affrontare la paura ogni giorno». L'esempio è padre Jacques Hamel: «Ha deciso di servire Cristo, la Chiesa e la sua comunità fino all'ultimo»
A wreath of flowers from Muslim of France Associations is placed with flowers next to the church where an hostage taking left a priest dead the day before in Saint-Etienne-du-Rouvray, Normandy, France, Wednesday, July 27, 2016. The Islamic State group crossed a new threshold Tuesday in its war against the West, as two of its followers targeted a church in Normandy, slitting the throat of an elderly priest celebrating Mass and using hostages as human shields before being shot by police. (AP Photo/Francois Mori)

Quella mattina Jeanine, 86 anni, era andata a messa insieme al marito Guy, 87, «perché era il suo compleanno. Volevamo ringraziare Dio d’essere arrivati sin qui assieme. La messa era quasi finita quando sono entrati dalla sacrestia quei due». Quei due sono i terroristi islamici che martedì sono entrati intorno alle 9 nella piccola chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, vicino a Rouen, e hanno sgozzato il sacerdote padre Jacques Hamel. L’altro uomo ferito, il marito di Jeanine, ora è salvo.

«GRIDAVANO ALLAH AKBAR». «Quei due ci hanno divisi», racconta al Corriere della Sera la donna, presente alla funzione insieme a tre suore. «Saltavano di qua e di là come indemoniati. “Allah Akbar” gridavano. Ci hanno divisi, maschi da una parte e femmine dall’altra, quindi hanno cominciato a prendersela con padre Jacques». Dopo aver tentato invano di farlo inginocchiare, gli hanno dato la prima coltellata e poi altre mentre era già a terra. «Hanno dovuto abbassarsi per accoltellarlo. E probabilmente era già morto».

NORMANDIA JIHADISTA. Gli assassini, Adel Kermiche e Abdel Malik, entrambi giovani della zona, erano entrambi segnalati come potenziali terroristi. La Normandia è da tempo terreno fertile per il reclutamento di fondamentalisti islamici. Alla fine del 2015, sono state segnalate 140 persone «a rischio». Trenta di queste vengono seguite costantemente. Sia Adel che Abdel avevano cercato di recarsi in Siria, ma non erano tra quelli strettamente monitorati.

IL PUNTO NON È LA PAURA. Ora la piccola comunità cristiana del paese francese ha paura. Ma come dice ad Avvenire l’arcivescovo di Rouen, Dominique Lebrun, «Gesù non ci ha detto di non avere paura, ma di affrontarla ogni giorno. Padre Hamel è moto compiendo umilmente ciò che per noi tutti è la cosa più bella, la più forte nella nostra vita di preti: celebrare la mote e la resurrezione di Gesù nell’Eucaristia. Ha deciso di servire Cristo, la Chiesa e la sua comunità fino all’ultimo. Un vero prete, umile, come ce ne sono troppo pochi».

LA VERA SFIDA. Anche l’arcivescovo ha l’impressione che la Francia non stia facendo abbastanza per rispondere alla minaccia dello Stato islamico. «Ho ringraziato Hollande perché il governo ci difende, ma gli ho anche detto che non basta più difendere tutte le libertà, perché ci si ritrova a difendere anche quelle incompatibili con la pace tra gli uomini». Piuttosto bisogna «promuovere un progetto di società attraente per tutti, pacifica e aperta alla cultura, ma anche amica della famiglia che dev’essere un luogo di educazione e di amore, perché i giovani hanno bisogno di essere educati alla responsabilità e non solo al successo. I fatti di Saint-Étienne dimostrano che questa è la vera sfida».

Foto Ansa/Ap

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3 commenti

  1. Andrea

    Parole sante!!!!!!,Parole sante!!!!!!,Parole sante!!!!!!
    Già nel Vangelo i suoi a sentirlo gli dissero “questa parola e troppo dura chi ci seguirà?”,e questo quando egli diceva “ama i tuoi nemici perchè altrimenti se ami chi ti ama dove sarà il tuo guadagno?”

  2. Luca

    “Se gridasse il suo sdegno in campo internazionale forse quei miserabili rallenterebbero i loro assassinii e si salverebbero molte vite umane”. Certo esattamente come se PIO XII avesse criticato un po’ più Hitler allora i nazisti sarebbero stati un po’ più buoni. Eppure anche S. Francesco andò a dialogare col Sultano. Senza armi, in un quadro di guerra peggio dell’attuale.
    La verità è che per quanto noi ci immaginiamo soluzioni (dialogo/non dialogo, accoglienza/espulsioni, guerra no/si, ecc.) Dio ha fatto l’uomo libero anche di fare del male (non sarebbe libertà altrimenti) ed ha voluto che l’amassimo liberamente, rimanendo affascinati dall’incontro con chi testimonia il suo amore, come i primi cristiani che venivano immediatamente identificati per questo ed hanno convertito i barbari.
    Io mi chiedo noi che testimonianza abbiamo, stiamo e abbiamo intenzione di dare? Quella della forza? Certo se serve e d’altronde il mondo occidentale (di origini si cristiane) ha eccelso in questo campo. Ma poi? Basta questo? Non ce lo vedo Cristo che quando lo vengono a prendere per metterlo a morte manda 12 legioni di angeli a difenderlo contro i romani. E per fortuna che non l’ha fatto. Così ha cambiato il mondo.

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