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Ringrazio il Cielo sopra Odessa. Il lembo di azzurro che vediamo è attraversato da missili feroci, eppure questa morte e questo male non possono nulla contro la forza dell’amicizia, che ci imparenta a terre, nazioni, destino. Non riesco a fare un pezzo “laico”, che abilmente faccia sua la confessione di Pietro: le righe che scrivo e quel che si portano dietro vogliono poggiare la testa sulla spalla di Gesù Cristo: «In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati». Salvati? In che senso? Le bombe cadono, mentre scrivo, manca acqua, elettricità. Non so in che senso, ma devo raccontare e ringraziare.
Odessa per quelli di casa mia è lei, una gentile e minuta professoressa, coltissima ma soprattutto quotidianamente coraggiosa. Non dirò il suo nome vero, per ragioni di sicurezza sua, ma siccome è figura dostoevskiana la ribattezzerò qui “Sonja”. Come e perché sia capitata nella nostra vita appa...
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