Te Deum laudamus per l’insolito cibo che mi nutre in quest’odissea ospedaliera

Di Pippo Corigliano
14 Dicembre 2020
Più volte quest'anno mi sono ritrovato nelle condizioni di pensare: sto per morire o almeno ci sono molte probabilità. È un pensiero che aiuta a vivere di fede
Letto di ospedale

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«Il mio cibo è fare la volontà del Padre mio». Questa è stata la (ri)scoperta di quest’anno di cui rendo grazie al Signore. Magnificat anima mea Dominum…

Se, per ipotesi quasi sconveniente, Gesù fosse nato a Dresda, avrebbe detto: «Il mio dovere è fare la volontà del Padre mio». Invece, con stile mediterraneo, Gesù dice «il mio cibo». 

Il cibo ha diverse qualità. Per prima cosa è sfizioso e desiderabile, specie se si ha fame. In questo caso la fame è l’amore di Dio, il desiderio di fare la Sua volontà. Il cibo nutre. Non solo è gradevole ma è necessario per sopravvivere. E poi il cibo buono aiuta a vivere bene, in buona salute. L’ideale per nutrirsi di un buon cibo è essere buongustai. Volesse il Cielo che io sapessi gustare tutte le manifestazioni della volontà di Dio. Il cibo è indispensabile per mantenersi in vita. Senza acqua né cibo solido morirei in pochi giorni. Portato alla vita interiore il messaggio è che se non vedo nella volontà di Dio il vero cibo, sono spacciato.

Queste sono le considerazioni che mi tornano in mente in questi giorni, provocate dalle vicissitudini che mi hanno accompagnato in quest’anno così originale che si conclude. Per me sono un tesoro che mi aiuta a vivere bene.

Paura di morire

È una situazione personale che si distingue da quella generale della pandemia del Covid alla cui ombra ho potuto quasi nascondere le mie avventure sanitarie. La faccio breve perché ognuno ha i suoi acciacchi e non è il caso di prolungarsi in descrizioni afflittive. In sostanza mi hanno sostituito una valvola cardiaca con una di maiale. Mi hanno assicurato che il mio carattere non sarebbe cambiato e non avrei accusato istinti suini e così è stato, almeno mi pare. Una volta sistemato il cuore è apparsa un’infezione dovuta ai ferri con cui hanno ricomposto l’osso dello sterno. Da qui è nata un’odissea, che ancora non è finita, di interventi chirurgici volti a eliminare un batterio ostinato, reso forte dagli antibiotici che assumiamo inconsapevolmente. Questi batteri in genere vivono beatamente negli ospedali, motivo in più per cercare di frequentarli il meno possibile…

Ma il vero tesoro è stato quello interiore. Più volte (risparmio i dettagli) mi sono ritrovato nelle condizioni di pensare: sto per morire o almeno ci sono molte probabilità, e questo è un pensiero che aiuta a vivere di fede. 

Indro Montanelli mi raccontò che aveva intervistato Axel Munthe, il medico scrittore svedese che parlava solo il napoletano, appreso a Capri. Gli chiese:  «Non mi dite che avete paura della morte…». Munthe rispose: «Uagliò io nunn’aggio paura da morte, io aggio paura e murì». Non ho paura della morte, ho paura di morire. In altre parole, si può accettare il pensiero di morire, ma il timore delle sofferenze che precedono la morte, rimane.

Il dolore di santa Caterina

Qui entra in ballo la volontà di Dio come cibo. Santa Caterina da Siena seppe che suo padre morente sarebbe passato per il Purgatorio e affrontò Gesù dicendo: «Non erano questi i patti», offrendosi in riscatto per il padre. Il Signore concesse la grazia del Paradiso immediato per il padre ma lasciò un forte dolore ai fianchi alla santa che lo sopportò per tutta la vita. Certamente, anche se fisicamente soffriva, Caterina era contenta di patire quei dolori. Quest’episodio mi ha aiutato non solo a sopportare qualche inconveniente ma a non avere paura nemmeno di ciò che il Signore permetterà che mi accada. Tutto, anche le sofferenze, sono per il bene.

Come si vede, il mio è un Te Deum personale ma si unisce naturalmente al panorama di dolore che la diffusa pandemia contribuisce a creare. Tutta la storia dell’umanità è pervasa dal dolore a cominciare dalle sofferenze di Cristo, sofferenze portatrici di amore e di civiltà. L’importante è che la volontà di Dio sia il mio cibo…

@PippoCorigliano

Foto da rawpixel.com

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