“Sua figlia non ce la farà mai, meglio abortire”. Storia di Scarlett. Oggi nove mesi, sanissima

Di Benedetta Frigerio
24 Aprile 2013
Rebecca Turner, 20 anni, racconta del consiglio dei medici di interrompere la gravidanza: «Con mio marito ci siamo opposti e mia figlia ha lottato sopravvivendo a due operazioni».

È una bambina di nove messi, sanissima. Gioca e ride con la sua mamma e il suo papà. Ma, tranne loro, quanti dovevano aiutarla a nascere avrebbero preferito un’altra soluzione: l’aborto, cui, invece, la piccola è scampata tenacemente, imitando altri suoi concittadini.

LA VICENDA. Rebecca Turner, 20 anni, incinta di Scarlett, al quinto mese di gravidanza scoprì che la bambina era affetta da ipoplasia del cuore, per cui la parte sinistra dell’organo non poteva crescere in utero. I medici dissero alla ragazza che le possibilità di sopravvivenza della figlia erano del 50 per cento e che sarebbe stato meglio abortire.
Ma per Rebecca e il compagno, Daniel Crowther, 22 anni, quella non era la soluzione. «È stato devastante sentirmi dire così – ha raccontato di recente la ragazza – ma non c’era da discutere, avremmo dato a Scarlett tutte le possibilità migliori e possibili». Così, anche se «i dottori dicevano che la sua esistenza era incompatibile con la vita, ho ricevuto un grande supporto da Daniel e quindi siamo sempre andati avanti».

DUE INTERVENTI E LA FELICITA’. La piccola è nata a giugno e, dopo soli cinque giorni, è stata sottoposta a un intervento chirurgico, durato oltre sette ore, presso l’ospedale pediatrico Alder Hey di Liverpool. I medici le hanno inserito nel corpo dei tubi artificiali che hanno la circolazione del sangue fino al cuore. L’operazione è andata bene, nonostante la bimba fosse molto piccola e l’intervento sia durato tanto a lungo. A otto mesi, Scarlett è stata operata nuovamente. Questa volta è rimasta sotto i ferri ben otto ore e mezza. Ancora una volta l’esito è stato positivo.
«I suoi progressi sono impressionanti», spiega oggi Rebecca. Sebbene il suo cuore non sarà mai completamente sviluppato, la bimba potrà condurre un’esistenza normale. Soprattutto, conclude la madre, «non possiamo credere quanto stia bene e come sia felice». Proprio come gli altri lottatori come lei.

@frigeriobenedet

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4 commenti

  1. Lino De Angelis

    E’ la solita storia: medici che non vogliono assumersi responsabilità suggeriscono di eliminare il bambino. A noi del Centro di Aiuto alla Vita di Cassino sono capitati almeno due casi. In ambedue non c’è stato, poi, nessun problema, né per le mamme, né per i neonati: ambedue sanissimi

    1. Lino De Angelis

      In uno dei due casi, addirittura, la bambini sarebbe “nata senza cervello”. Forse quell’organo era assente nel capo di quel medico!

  2. Agostino

    Il “peggio” cui mi riferivo nel commento precedente era riferito al fatto che non sussistevano motivi da parte del personale medico per dare un “consiglio” di quella portata.
    In riferimento all’articolo vorrei fare i migliori auguri alla piccola Scarlett e ai suoi genitori.

  3. Agostino

    Ancora peggio è stato per una mia nipote: dopo la prima ecografia mia cognata si è sentita dire che avrebbe dovuto abortire perché c’era il rischio di malformazione.
    Questo senza che lei avesse minimamente accennato all’eventualità dell’aborto.
    Insieme a mio fratello hanno deciso di andare avanti e mia nipote è nata sanissima e non ha mai avuto alcun problema né fisico né psichico.
    La legge 194 impone di non invitare nessuno all’aborto (soprattutto attraverso la paura), ma solo di indirizzare chi ne faccia richiesta a un consultorio, per un percorso di aiuto alla scelta, di eventuale affidamento del nascituro ad altra famiglia o altre soluzioni, ULTIMA quella dell’aborto
    Invece si parte dall’aborto, senza tenere in minima considerazione il contenuta di una legge, che seppure tragica, tenta di aiutare chi è in difficoltà a non abortire.

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