
Strada, Napoleoni o Borsellino? Le pazzotiche preferenze grilline per il Quirinale
Il nome del candidato 5 Stelle alla Presidenza della Repubblica lo deciderà la Rete? No. I dieci candidati che otterranno il maggior numero di voti via web saranno proposti al gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle, a cui spetterà decidere quale fra questi sarà il candidato Capo dello Stato.
Chi sono i quirinabili del Movimento 5 Stelle? Non Dario Fo, che ha già declinato l’invito, non Antonio Di Pietro, sul quale da tempo è calato il silenzio. Attualmente il Movimento sarebbe diviso in tre fazioni, quella che spinge per la candidatura di un magistrato (Gherardo Colombo, Gian Carlo Caselli e Ferdinando Imposimato), l’area che al magistrato preferirebbe un costituzionalista (Gustavo Zagrebelsky), e infine una terza fazione, forse la più consistente, che sullo scranno più alto dello stato vedrebbe bene un “outsider” della politica e delle istituzioni.
Le preferenze di questa terza componente si concentrano soprattutto su tre persone: Gino Strada, Loretta Napoleoni e Salvatore Borsellino. Una triade con caratteristiche spigolose, foriera di idee eccentriche, senz’altro molto vicine alle idee grillino, che tempi.it, riassume sinteticamente.
GINO STRADA. Il primo della lista degli outsider grillini è il fondatore della ong Emergency. Secondo il filosofo del Diritto vicino al Movimento 5 Stelle, Paolo Becchi, «Gino Strada sarebbe il candidato con le maggiori opportunità per la presidenza della Repubblica. Strada piace al Movimento 5 Stelle, piace a molta altra gente».
Medico e filantropo con un passato da katanga sessantottino, Gino Strada è un pacifista radicale. Spesso si è lasciato andare a paragoni forti, soprattutto nei confronti dell’ex presidente americano George Bush Jr: «Tra Bush e Hitler le analogie sono evidenti», oppure, «Bin Laden e Bush sono più o meno lo stesso». Secondo Strada, che ritiene le azioni talebane più umane di quelle delle forze di liberazione afghane, «oggi gli Stati Uniti sono il capofila del terrorismo internazionale». «I paesi più pericolosi per il mondo, in questo momento sono tre: al primo posto gli Stati Uniti, al secondo Israele, al terzo la Russia».
Per il fondatore di Emergency l’etica non è separabile dalla politica e in guerra non esistono differenze. Neanche l’Onu è immune dalle sue critiche: «Non considero le Nazioni Unite e le loro agenzie, organizzazioni umanitarie». Emergency ha ospedali in tutto il mondo. Anche in Sudan. E da lì, ha negato l’esistenza di un genocidio a opera del presidente sudanese Omar al Bashir: «La storia del genocidio è un’invenzione totale. In Darfur è in corso una guerra tribale, ma nessun genocidio». Strada definì «grottesco» il mandato di cattura emesso dal tribunale penale internazionale contro il presidente Al Bashir: «Sembra ci sia un accanimento sugli africani. La corte sembra essere manovrata, indirizzata verso coloro che non sono ortodossi. Insomma sembra quasi che le sue decisioni siano prese in base a un’agenda politica e con profondi pregiudizi».
LORETTA NAPOLEONI. Il secondo nome grillino per la presidenza della Repubblica è quello della «borsista» alla London School of Economics and Political Science, Loretta Napoleoni. La giornalista collabora con molte testate della sinistra internazionale: da Repubblica alla Cnn, passando per Le Monde, El Pais, The Guardian.
Definita dai suoi sostenitori, «la massima esperta di terrorismo e di economia internazionale», Napoleoni ritiene che il terrorismo islamico sia un’invenzione americana tanto quanto il mito della ferocia del terrorista iracheno Al Zarqawi e che i maggiori pericoli del pianeta derivino dall’economia occidentale. Questi pericoli, scrive Napoleoni nel suo libro L’economia canaglia, si concretano in attività come, per esempio, il racket del baccalà nel mare del nord e nella creazione di siti-web come Megavideo: «L’attività dotcom inquina la mente, la pirateria il pianeta». «Navigare il web e solcare i mari in fondo sono attività simili», scrive Napoleoni, «entrambe in mano ai gangster della globalizzazione che hanno trasformato il cyberspazio e le acque in ambienti anarchici».
Per quanto riguarda il terzo mondo, Napoleoni non è d’accordo sugli aiuti degli occidentali: «Storicamente gli aiuti stranieri all’Africa si rivelano una forza canaglia che finanzia soprattutto il terrorismo». Come risolvere il problema economico dei paesi meno sviluppati? Per Napoleoni, con la sharia: «Economia e finanza islamica nascono da una straordinaria joint-venture tra i ricchi musulmani e gli studiosi della sharia, un fenomeno unico nell’economia moderna». L’applicazione della legge coranica all’economia offrirà, secondo una visione della giornalista, un futuro di prosperità: «La natura canaglia dell’economia sarà imbrigliata dalla sharia. I fuorilegge verranno isolati da un codice etico che proibirà attività come il gioco d’azzardo, la prostituzione, la pornografia e il consumo di droghe. Gli hedge funds e i private equity saranno regolamentati da un sistema finanziario che rifiuta il concetto in base al quale il denaro genera denaro. I brevetti e i marchi scompariranno, riducendo gli antichi privilegi del capitalismo e dando slancio ai lavoratori instancabili che prospereranno grazie a questa forma di liberalizzazione».
Non sarà solo la sharia a liberalizzare il pianeta, secondo Napoleoni, ma anche la Cina. «Il potere dei media», visto come negativo anche nella visione del mondo grillina, «sarà limitato dalla proliferazione dell’informazione sul web». «Il nuovo ordine mondiale sarà governato da un asse invisibile che da Pechino si estenderà fino a Città del Capo», mentre le ricchezze del pianeta saranno gestite dalla finanza islamica, la quale, sostiene Napoleoni, «sfida apertamente l’economia canaglia perché incorpora un codice etico di solidarietà» che vieta il riha (l’interesse) e denuncia il gharar (la speculazione).
SALVATORE BORSELLINO. Fratello del magistrato ucciso dalla mafia, Salvatore Borsellino è la terza scelta “outsider” del Movimento 5 Stelle. Borsellino è il leader del movimento Agende Rosse e sostiene da anni l’esistenza di una trattativa fra stato e mafia, negli anni ’90, e che che dietro le stragi mafiose, come quella di Via d’Amelio, dove perì il fratello, ci fosse anche la mano dello Stato. I detrattori lo accusano di essere affetto da una malattia del sospetto.
Quando Silvio Berlusconi reagì sconcertato all’indagine per un suo presunto concorso nelle stragi mafiose, Borsellino si indignò: «Che cosa ha spinto questo Presidente del Consiglio a dire che queste procure stanno indagando contro di lui? Forse lui ha a che fare con queste stragi? Ci vuole dire forse che ha a che fare con queste stragi?».
Borsellino nel corso degli anni ha accusato numerose istituzioni di voler tacere sulle stragi mafiose. Soltanto l’anno scorso, ha accusato anche il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, reo di aver sollevato un conflitto d’attribuzione con la Procura di Palermo. «Un gesto», dichiarò all’epoca il leader delle Agende Rosse, «che come conseguenza deve avere la messa in stato d’accusa» del Capo dello Stato.
Borsellino ha rapporti difficili con le autorità dello Stato. Meno agitato il suo rapporto con Massimo Ciancimino, figlio del boss mafioso Vito Ciancimino, e testimone chiave della presunta trattativa Stato-mafia: «Come sempre lo saluto e gli parlo», disse Borsellino, qualche mese fa: «Del resto se non fosse stato per lui, che ha parlato del papello e della trattativa e ha fatto luce su queste vicende, io sarei ancora considerato un povero pazzo che parla di cose che non esistono».
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