
Memoria popolare
Storia del Savio, battagliero periodico di Mp Cesena

Seconda parte della storia del Movimento Popolare a Cesena raccontata da Romano Colozzi. La prima parte è qui.
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Le elezioni amministrative del 1975 videro l’elezione di due candidati nelle liste della Democrazia Cristiana (Dc) che poi avrebbero animato la presenza del Movimento Popolare (Mp) a Cesena: Arturo Alberti e Romano Colozzi. Il secondo sarà consigliere comunale di opposizione per tre legislature, poi consigliere regionale dell’Emilia-Romagna, poi assessore al Bilancio della Regione Lombardia per tredici anni, dal 2000 al 2013, e infine segretario generale del Consiglio regionale lombardo dal 2013 al 2018. Alberti invece non si ripresenterà dopo la legislatura 1975-1980, e si dedicherà alla crescita di Avsi, che aveva fondato insieme ad un gruppo di amici nel 1972. In occasione delle elezioni politiche anticipate del 1976 – quelle in cui si prevedeva che il Partito Comunista Italiano (Pci) potesse superare la Dc –, l’Mp di Cesena diede vita a una campagna elettorale ricca di eventi con la quale chiedeva di votare la Dc, ma a condizione di dare il proprio voto di preferenza a quattro candidati da esso consigliati: l’allora segretario nazionale Dc Benigno Zaccagnini, il consigliere comunale riminese Nicola Sanese, il medico Enrico Morgagni ed Emilio Rubbi, consigliere regionale ed economista. Lo slogan della campagna elettorale era particolarmente risoluto: «Non la DC corrotta del potere, ma la DC del rinnovamento». Tre dei quattro nomi consigliati (cioè tutti meno Morgagni, che risulterà il primo dei non eletti) saranno eletti con largo margine, e Sanese e Rubbi saranno parlamentari per più legislature, ricoprendo anche incarichi di governo come sottosegretari.
Dopo le elezioni l’Mp cesenate dedicò l’estate a mettere a punto la sua rete organizzativa, a promuovere feste popolari e, nel mese di ottobre, scuole popolari, cioè momenti di formazione.
Fra il 1976 e il 1982 l’Mp di Cesena ebbe anche un proprio, battagliero organo di informazione: il periodico Il Savio. Di esso scrive Fabrizio Foschi nel libro Una Storia appena cominciata 1962-2002 – I primi quarant’anni di Comunione e Liberazione a Cesena: «Fu uno strumento originale, sia per la precisione con cui interveniva a colpire interessi consolidati e assetti di potere acquattati all’ombra egemonica della sinistra, sia per l’effetto trainante che, specie coi primi numeri, ebbe sulla dinamica di ricompaginazione dell’area cattolica. La carta di identità fu offerta dall’editoriale del primo numero, denso dei propositi delle successive battaglie. Il Movimento Popolare, vi si leggeva, “nasce principalmente dall’esigenza di un’ampia base popolare cattolica che, vivendo il cristianesimo come fatto globale, ne avverte la rilevanza culturale e sociale”. L’analisi proseguiva ravvisando nella cultura di matrice radical-borghese, “che trova nell’asse PCI-PSI il suo polo politico di riferimento”, l’avversario che coltivava come “obiettivo ultimo l’appiattimento di ogni identità e il conseguimento di una indistinta uniformità culturale, sociale e politica”. Infine veniva chiarito che l’azione propositiva del giornale, così come quella del movimento pre-politico di cui era emanazione, si muoveva nella direzione della promozione di una “democrazia sostanziale”, da intendere come costruzione sociale in cui tutti i soggetti politici, e tra loro quello cattolico (“è soggetto popolare ogni realtà umana che si riconosca in una unità culturale, religiosa, etnica o di altro tipo”), potessero avere assoluta libertà di vita e di espressione. Sfogliare la prima annata, quella che segnò la traccia delle successive e che per la sua perentorietà risulta la più significativa, vuole dire prendere tra le mani qualcosa più che un bollettino di propaganda: piuttosto qualcosa che assomiglia (anche nell’assenza di colore e di ogni orpello estetico, tutto a carattere nero, compreso il titolo, sul fondo giallino della carta) alla mappa di un cantiere in costruzione, oppure all’ordine del giorno di una campagna militare con le postazioni già conquistate e quelle ancora in mano all’avversario. Perché questa fu un poco la natura del Savio: segnare a forti ombreggiature la conformazione politica del territorio, senza compromessi, senza falsi pudori, in questo senso allontanandosi di parecchio dal foglio ottocentesco a cui pur si richiamava. Se le sue finestre si aprivano con regolarità sui programmi nazionali del Movimento Popolare, relativi a scuola, famiglia, sanità, riforma della pubblica amministrazione, ecc., è anche vero, tuttavia, che la sua principale prerogativa fu di smascherare il presunto progressismo di una giunta amministrativa “rossa” che, pur in un clima generale di strisciante compromesso storico, si comportava verso i cittadini in modo arrogante e autoreferenziale, peccando dello stesso statalismo soffocante che veniva imputato al governo centrale. Il Savio lasciò cadere fendenti su questo lato (mai tuttavia pregiudizialmente; sempre in modo circoscritto e documentato), ma non risparmiò critiche nemmeno ad una DC a volte più preoccupata di dialogare con la parte avversaria, che di allacciare legami con la propria base. Per questo fece arrabbiare tantissimo, ma fu temuto e quindi rispettato per le sue battaglie; per farlo morire fu trasformato in testata della Democrazia Cristiana, e non se ne seppe più nulla. Il primo caso ad essere agitato fu quello dell’esorbitante aumento del novero dei dipendenti comunali, di cui si occuparono il numero iniziale (trafiletto in ultima pagina dal titolo: La pianta selvatica) e poi un successivo articolo (I dipendenti comunali), molto più dettagliato nel criticare apertamente le scelte dell’amministrazione nel campo delle assunzioni. Le punzecchiature del Savio colpirono evidentemente nel segno, tanto da mettere in moto la complessa macchina delle repliche che l’amministrazione comunale affidò alla pena degli estensori di Zona 15, il serioso periodico comunista del comprensorio cesenate: la copia distribuita nelle edicole della città il 22 aprile 1976 obiettava al presunto qualunquismo del rivale smentendo ogni intento clientelare nelle procedure burocratiche. V’è da dire che il suddetto foglio, nato con la giunta di sinistra, si era già occupato del mondo cattolico cittadino, e nello specifico in termini niente affatto moderati di Comunione e Liberazione, per le sue posizioni a favore dell’abolizione del divorzio. Non parve vero al gruppetto di intellettuali organici alla sinistra cesenate, che si piccavano anche di essere giornalisti, di poter rinnovare le accuse, rivolgendole questa volta al Savio e, di conseguenza, al Movimento Popolare».
(2. continua)
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