
Staminali (leggere bene le avvertenze)
Premessa: il professor Angelo Vescovi, ricercatore dell’ospedale San Raffaele di Milano, ci tiene a dichiarare che quello che dice non lo afferma per motivi religiosi o posizioni preconcette (è taoista), ma in seguito a profonde convinzioni scientifiche e filosofiche che scaturiscono da diversi anni di studi. «Se, ad esempio, dico che la blastocisti (stadio da cui si estraggono le staminali, ndr) è una vita, lo dico perché è un dato oggettivo. Possiamo discutere degli aspetti etici e morali collegati ad un suo utilizzo in ambito terapeutico, argomentiamo se si possa o no manipolare, ma quella è una vita. Che un individuo abbia le braccia e le gambe o sia formato da cento cellule, non è rilevante. Si tratta di vita a tutti gli effetti, a diversi stadi di sviluppo».
Chi però sostiene la necessità dell’utilizzo delle cellule staminali embrionali lo fa dicendo: “noi usiamo una vita per salvare tante vite”.
Può essere vero, ma va sottolineato che c’è una fortissima distorsione nel presentare al pubblico qualsiasi notizia che riguardi le cellule staminali e la clonazione, in particolare per quanto riguarda il cervello. Le staminali embrionali presentano dei grossi vantaggi: crescono e si moltiplicano molto bene e sono totipotenti, cioè sono in grado di dare origine a qualunque tipo di tessuto del nostro organismo, dall’epidermide alle cellule nervose. Mi occupo di staminali del cervello e noto in questo settore una sorta di “deformazione” che consiste nel presentare le staminali embrionali come l’unica alternativa possibile per le malattie neurodegenerative. Questo è sbagliato e scientificamente non corretto. Fin dal 1994 è ben noto all’establishment scientifico che esistono cellule staminali cerebrali umane di origine fetale utilizzabili per i trapianti nel cervello. Si può raccogliere il materiale cerebrale da cui isolarle da aborti spontanei, vale a dire da cadaveri. Nella sola città di Milano se ne verificano 30 alla settimana. Nel 1999, il mio gruppo ha pubblicato un articolo scientifico dove abbiamo fornito le seguenti cifre: partendo da un numero esiguo quale quello di 50mila cellule cerebrali, meno di una capocchia di spillo, sono state (“sono state”, non “saranno”) prodotte cellule equivalenti in massa a tre cervelli umani interi. Queste cellule sono funzionalmente stabili, non hanno formato tumori, si sono integrate, hanno prodotto neuroni umani quando sono state trapiantate in animali da esperimento. Con le cellule staminali cerebrali siamo allo stadio di sviluppo nella messa a punto di trapianti intracerebrali che è di almeno 5 anni avanti rispetto alle cellule embrionali staminali.
Eppure non lo dice nessuno. Perché?
Lavorare con le cellule staminali cerebrali fetali o anche adulte umane è difficile. Il nostro gruppo è uno dei pochi che utilizza questa tecnica. Il laboratorio è aperto a chi voglia impararla, ma è chiaro che utilizzare cellule embrionali totipotenti appare più semplice, anche se non è sempre vero. Non discuto il fatto che si possano presentare le cellule embrionali staminali come cellule con un enorme potenziale terapeutico. Ma si deve essere molto chiari sui tempi ed i modi. Si illudono le persone promettendo cure per tutte le malattie in tempi brevi o, addirittura, brevissimi. Inoltre, le cellule embrionali staminali se si trapiantano nel cervello così come sono, formano un teratoma cioè un tumore.
Esistono metodi che permettono di purificare le cellule cerebrali che si ottengono dalle cellule embrionali staminali?
Al momento non esistono metodi affidabili per ottenere cellule nervose neppure a partire da staminali embrionali. Forse in futuro ma in questo momento questo metodo non esiste nemmeno per cellule di topo.
Su Repubblica di mercoledì 10 aprile si legge: “Le staminali contro il Parkinson”. Vi si riferisce, con più cautela rispetto al titolo d’apertura, di un esperimento di scienziati Usa che avrebbero prelevato alcune cellule staminali dal cervello di un malato di Parkinson e poi gliele avrebbero ritrapiantate eliminadogli i tremori. Lei si dichiarò scettico su quest’annuncio. Non è la prima volta che si annunciano rivoluzioni epocali nel campo delle staminali e poi si fatica a vedere dei risultati…
Occorre verificare i risultati. Essendo queste scoperte presentate a congressi ma non pubblicate su giornali scientifici, ed essendo il numero di pazienti esiguo (uno nella fattispecie), non è possibile trarre conclusioni certe. La notizia non dovrebbe essere presentata alla stampa prima che la comunità scientifica abbia avuto il tempo di valutarla. Il rischio è quello di sollevare aspettative eccessive e di togliere credibilità alla scienza, dando anche la sensazione che vi possano essere interessi economici coinvolti. C’è un abuso dell’aggettivo staminale. È improbabile che le cellule utilizzate nell’esperimento sul paziente parkinsoniano fossero cellule staminali cerebrali.
La parola “staminali” è la parola magica?
Le cellule staminali sono in qualche modo magiche, proprio per il potenziale terapeutico che è la loro caratteristica saliente, siano esse embrionali, fetali o adulte. Il fatto che molti ricercatori stiano entrando in questo settore è incoraggiante. Ma molti pazienti sono, a buona ragione, disperati, e disposti a farsi trapiantare qualsiasi cosa… Vi sono siti Internet in cui si promettono cure miracolose. Un sito americano promette, previo pagamento di 130mila dollari, di impiantare cellule embrionali staminali in pazienti paraplegici. Secondo i due signori in camice bianco che appaiono nella home page, i quali non hanno mai pubblicato alcun articolo scientifico rilevante, alcuni pazienti (circa il 30%) tornano a camminare. Questa è una bugia, non so se triste o mostruosa, sicuramente è una vergogna.
Ed è anche pericolosa…
Pericolosissima… Come ho ribadito al convegno organizzato dal centro ricerche Pio Manzù, bisogna creare una rete di ricercatori con competenze multidisciplinari i cui sforzi convergano sul problema cellule staminali. Non sono contro la creazione di nuovi esperti ma mi preoccupa che gli esperti si creino per “auto-nomina” e che si avviino esperimenti prematuri e fallimentari senza verifica alcuna.
Teme che questa situazione possa bloccare la ricerca?
Non nego che la cosa mi spaventa. Il rischio che qualche trial affrettato prenda il via, che qualcuno perda la vita inutilmente e che tutta la ricerca sulle staminali si possa bloccare è più che un rischio. Fallimenti in settori di ricerca affini, ma distinti da quelli sulle staminali, potrebbero essere attribuiti a queste ultime.
Un caso emblematico su tutti: tempo fa su un importante quotidiano comparve un articolo dal titolo: “Primo flop delle staminali”. La fonte della notizia del fallimento citata nel pezzo era un medico americano che conosco da anni. Gli ho telefonato e chiesto spiegazioni. Risposta: «ma guarda che non si tratta di staminali ma di cellule fetali di altro tipo». L’autore dell’articolo è un grande esperto… di malaria. La malaria è un problema serio e di portata mondiale che io, che mi occupo di staminali, non mi azzarderei mai a commentare in termini divulgativi. Sarebbe auspicabile che gli “staminologi” si occupassero di staminali e gli esperti di malaria… beh, di malaria!
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