
Spread a 478 punti. Ma nessuno dice più «FATE PRESTO»
Era il 10 novembre 2011, lo spread BTp/Bund era a 575 punti e Il Sole 24 Ore se ne uscì con questo titolo a caratteri cubitali: «FATE PRESTO» (il quotidiano economico con quel titolo ci ha vinto il premio Ferrari). Il 9 novembre, il giorno prima, Mario Monti era stato nominato senatore a vita. Erano momenti molto concitati per la politica italiana e lo spread era il termometro per misurare l’incapacità della “casta” di dare una risposta convincente alla crisi. Soprattutto, lo spread era la leva che mediaticamente veniva usata dai giornali e dai suoi avversari per dare tutta la colpa della situazione a Silvio Berlusconi. Repubblica scriveva che, «secondo gli analisti, un’uscita di scena del premier vale almeno 100 punti base sullo spread tra i btp decennali italiani e i bund tedeschi. Tradotto in soldoni, è un risparmio di 15 miliardi di euro in tre anni». Il Fatto la chiamava “tassa Berlusconi”: «Il differenziale sui Bund tedeschi sta costando molto caro alle banche e a chi, in questo periodo, deve chiedere un finanziamento».
Oggi lo spread si è attestato sui 478 punti. Le sue oscillazioni continuano pericolosamente e in altre recenti fasi hanno superato la soglia dei 500 punti. Una constatazione semplice e di buon senso è spontanea: come non era Berlusconi il solo e unico responsabile di una crisi i cui fattori sono molteplici, così oggi Monti non è il solo e unico responsabile. Misurare tutto con lo spread è semplificare fattori per lo più complessi. Eppure allora qualcuno lo fece, addossando all’ex premier ogni colpa (che ci furono, ma non tutte e solo sue). Qui si vuole solo rammentare cosa dissero e scrissero alcuni esponenti politici in quel periodo.
Massimo D’Alema (7 novembre) «È bastata la voce delle sue dimissioni per far calare di colpo i tassi d’interesse, mentre quando ha smentito gli interessi sono cresciuti. È la dimostrazione di quanto costa Berlusconi agli italiani».
Enrico Letta: «Berlusconi è ormai una tassa che grava sulle spalle degli italiani. Le sue dimissioni valgono almeno cento punti di spread, denaro contante per le famiglie. Chi oggi non ha il coraggio di dire in pubblico ciò che dice in privato, e cioè che il premier è un danno per il Paese, non potrà poi avere una seconda chance».
Rocco Buttiglione: «Le dimissioni di Berlusconi valgono 300 punti di spread. Il presidente della Repubblica è stato geniale a nominare Monti senatore a vita, un pre-incarico che ha fatto calare di settanta punti lo spread».
Pier Ferdinando Casini (10 novembre): «Se nascesse un nuovo governo guidato da Monti vedremmo gli effetti subito. È uno degli uomini più stimati. Sono convinto che si possano fare anche misure impopolari. Lo spread si ridurrà».
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7 commenti
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Ad un commento si risponde con un altro commento non con gli insulti che sono l’unica risorsa in mano a chi non ha idee. Ti do una notizia quando scrivevo il commento, che ti ha fatto evidenziare come maleducato, lo spread era, più o meno, cento punti meno di quando c’erà Berlusconi. Se oltre che maleducato hai anche un pò di cervello rispondi a questa domanda, se lo spread non è l’unica cosa da guardare, perchè tu o l’estensore dell’articolo non ci illuminate su che cosa guardare?
Pensavo che la tesi che lo spread fosse dovuto esclusivamente alla famigerata “impresentabilità” di Berlusconi fosse oramai da considerarsi peregrina. Evidentemente sbagliavo.
Per Gmtubini. La mia opinione, a cui lei ha risposto, non era indirizzata a lei ma a Mappo che invece di argomentare insulta chi si permette di esprimere un’opinione diversa dalla sua.
Sono d’accordo con lei che l’argomento ormai ha fatto il suo tempo ma, evidentemente, non la pensa così la redazione di Tempi.
Certo che sono proprio quelli come te, che sono solamente invidiosi di quello che berluisconi ha, che hanno portato il paese dove è oggi. IL commento di quell’altro furbone Luca bonicalzi, che si spaccia per laureato, è anche peggio.
IN spagna c’e’ berlusconi? IN irlanda? Eppure sono messi male, quindi è colpa di berlusconi? Se per te la risposta è si , vuol dire che ti entra più i n culo che in testa
Questa estate balleremo e non poco. Se Monti non si dà una mossa a dismettere il patrimonio dello stato per abbattere il debito e ridurre le esosissime imposte, i mercati ce la faranno pagare.
Certo era molto meglio con Berlusconi che semplificava tutto non guardando lo spread ma guardando se i ristoranti erano pieni. Caro estensore dell’articolo chi semplificava meglio, Berlusconi o quelli citati nell’articolo?
Lupo: forse a semplificare meglio di tutti sei tu. Del resto il mestiere di troll è già una faticaccia e pretendere di mettere anche un po’ di intelligenza negli interventi che si fanno sarebbe chiederti veramente troppo.