Contenuto riservato agli abbonati

Spostare l’euroelefante. Intervista a Giovanni Orsina

Di Leone Grotti
19 Maggio 2024
Alla vigilia delle europee il politologo spegne l’illusione di una rivoluzione in arrivo ma nota qualche crepa nel monolitico modello «liberale radicale» imperante a Bruxelles. Un sistema lento e pachidermico, ma in cui «si è già iniziato a vedere un cambiamento»

Guerra in Ucraina e difesa comune, tutela dell’ambiente e concorrenza sleale della coppia Cina-Stati Uniti, denatalità cronica e crisi dell’immigrazione. Ribadire che l’Unione Europea ha davanti a sé sfide eccezionali, anche se vero, è diventato un luogo comune. Ogni volta che si avvicinano le elezioni del Parlamento (8-9 giugno), i giornali ribadiscono tutto ciò che non funziona e che non è stato fatto nei precedenti cinque anni, analisti e politici suggeriscono rivoluzioni per trasformare davvero l’Europa in quell’Unione che non è mai diventata, nonostante le promesse. E poi, terminato il voto, poco o niente cambia.
Anche per questo Giovanni Orsina, professore di Storia contemporanea e direttore della School of Government alla Luiss Guido Carli, non si fa trascinare da facili entusiasmi e afferma a Tempi alla viglia del voto: «Ogni volta ci ripetiamo che saranno “le elezioni più importanti di sempre”, sia che si tratti delle presidenziali negli Stati Uniti, sia che si parli...

Contenuto a pagamento
Per continuare a leggere accedi o abbonati
Abbonamento full
€60 / anno
oppure
Abbonamento digitale
€40 / anno

Articoli correlati