Spolveriamoci dagli eco-pregiudizi

Di Ernesto Pedrocchi
07 Febbraio 2002
Qualche considerazione (scientifica) sul problema delle polveri sottili, incubo di cittadini e amministratori metropolitani. Al di là di ogni allarmismo (e con qualche utile consiglio) di Ernesto Pedrocchi

Il problema delle polveri sottili (Pm10) ha fortemente attirato l’attenzione dell’opinione pubblica in questo periodo, sia per i provvedimenti presi dalle autorità per ridurre il traffico, sia per il risalto ad esso dato dai mass-media. L’unica cosa certa è che si tratta di un problema molto complesso e che proprio per questo va affrontato con tutte le armi che il rigore della scienza mette a disposizione non lasciandosi tentare da scorciatoie ad effetto emotivo, ma prive di ogni ragionevole giustificazione scientifica. Non si tratta di un’emergenza particolare dovuta ad eventi climatici eccezionali o ad una improvviso aumento di fattori antropici, si tratta invece di un problema che affliggerà sempre l’uomo che abita nelle zone urbanizzate e per cui vanno studiati con serietà e programmati per tempo e sapientemente interventi strutturali che possano non eliminarlo, ma dare qualche beneficio. Rimandando agli studiosi specializzati per quanto riguarda gli aspetti scientifici del problema, si possono però fare alcune considerazioni di buon senso per inquadrare la questione.

Le polveri ci sono sempre state

Le polveri sottili non sono una novità, ci sono sempre state e l’uomo ha sempre convissuto, bene o male, con esse. Le persone non più giovani, che hanno vissuto ad esempio a Milano negli anni dopo la seconda guerra, quando le automobili erano poche ma gli impianti di riscaldamento funzionavano ad olio denso o a carbone, ricorderanno come il fazzoletto da naso diventasse velocemente nero a causa della componente carboniosa delle polveri, quella derivante da tutte le combustioni, che è la più dannosa. Il fazzoletto è un semplicissimo, ma abbastanza efficace, rilevatore della concentrazione di polveri nell’aria che respiriamo (anche delle polveri sottili). Oggettivamente non c’è paragone fra lo sporcamento del fazzoletto allora ed ora. Il problema si è evidenziato adesso non perché prima non ci fosse, ma perché ora siamo in grado di misurarlo e perché è aumentata la sensibilità ai problemi ambientali.

La loro origine

Le polveri sottili sono in parte di origine antropica e in parte naturali. Le particelle che le compongono sono di natura chimico fisica molto diversa e alcune subiscono dei processi di trasformazione nell’atmosfera che le modificano rispetto alla composizione iniziale. I componenti principali sono materiale proveniente dall’erosione del suolo, solfati e nitrati di origine varia, cloruri provenienti prevalentemente da aerosol dell’acqua di mare, carbonio elementare o legato con idrogeno proveniente prevalentemente dalle combustioni dei combustibili fossili e dalle biomasse (tra cui gli incendi boschivi) e materiali biologici. La proporzione tra componenti antropiche e componenti naturali varia sensibilmente in relazione al sito: nelle zone fortemente antropizzate predomina la prima componente (dovuta in parte alle combustioni per usi energetici, in parte ai lavori di movimentazione della terra per attività di costruzioni ed agricole e in parte ad attività industriali), nelle zone poco abitate prevale la componente naturale sollevata dal vento nelle zone aride del pianeta che può però percorrere migliaia di chilometri.

Acqua e aria

In un ambiente secco (ad esempio quando non piove per lungo tempo) specialmente sulle superfici piane è probabile che si siano depositate tante polveri sottili che possono poi venire risollevate e disperdersi nell’atmosfera. Il sollevamento può essere causato dal vento, che tende a diffonderle su una vasta superficie evitando in generale concentrazioni localizzate disturbanti, o da movimentazione dell’aria di origine antropica. Tra queste, specialmente nei centri urbani, una parte determinante lo gioca il traffico automobilistico che in questa fase non ha come ruolo prevalente quello di produrre le polveri, ma quello di sollevarle nell’aria. Che l’automobile sia a benzina, a gas naturale, a idrogeno o elettrica cambia poco.

Laviamo spesso le strade

L’innaffiamento o il lavaggio delle superfici infestate dalla polvere è un rimedio efficace per evitare che essa si disperda nell’ambiente. Quando le strade non erano asfaltate, nei tratti di attraversamento delle aree urbane per evitare il sollevamento della polvere, nei periodi secchi venivano innaffiate. La pulizia delle strade con innaffiamento sarebbe stato ed è un provvedimento efficace.

Inverno secco

Il periodo che si è avuto senza precipitazioni quest’inverno (a Milano dal 13-12-2001 fino al 21-01-2002) non è eccezionale, sul lato sud delle Alpi e nella pianura padana gennaio è quasi sempre il mese più secco dell’anno con pochissime precipitazioni come le statistiche pluviometriche mostrano. Senza esasperare si può notare che è l’autunno del 2001 che invece è stato particolarmente secco. Il lungo periodo freddo di quest’inverno ha comportato un maggior consumo di combustibili per il riscaldamento e un conseguente aumento di emissioni antropiche di polveri sottili.

Emergenza?

È certo che le Pm10, specialmente quelle con elevate concentrazione di residui da combustioni, non fanno bene all’apparato respiratorio dell’uomo. Nessuno però conosce con certezza gli effetti sulla salute, i limiti posti alle concentrazioni sono solo precauzionali. L’esasperazione attuale di questo problema fa nascere il sospetto che qualche settore culturale voglia mantenere sempre la società pressata da una situazione di emergenza ecologico-ambientale.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.