
Sonny Boy Williamson: 64 anni fa moriva il re del Blues
Sessantaquattro anni fa Sonny Boy Williamson I stava rincasando dopo aver suonato l’armonica al The Plantation Club, una taverna di Chicago a pochi isolati dal suo appartamento. Il mattino successivo, trovarono il suo corpo riverso su un lato della strada. Una pallottola gli aveva perforato l’addome. Questa la tragica fine di Sonny, trentaquattrenne all’apice del suo successo, che con i dieci fori dell’armonica era capace di colorare le buie sere di Chicago.
John Lee Williamson – in arte Sonny Boy – era nato nel ’14 in una povera famiglia nigger del Tennessee. Solo i più fortunati possedevano un banjo o una chitarra. Lui trovò un’armonica a bocca e iniziò a darci dentro, senza nessun genere di cultura musicale se non quella inflessione che gli scorreva nel sangue. A quei tempi, ci si dedicava a due generi musicali: gli spirituals, sul Paradiso, o il blues, che parlava della cruda realtà. E Sonny Boy, di cruda realtà, ne conosceva abbastanza. L’aveva imparata dalle brutali canzoni di Hammie Nixon e Noah Lewis e dal pesante lavoro in piantagione.
Non aveva neanche diciotto anni che Sonny Boy prese a girare l’America con Yank Rachell e Sleepy John Estes, suonando con loro per strada, nelle feste di paese, e quando capitava nelle congregazioni protestanti che convertivano l’America a battiti di mani e cori angelici. Intanto, le sonorità di Sonny Boy prendevano forma e sostanza, innalzandolo a «father of modern blues harp». Nel 1934 si stanzia a Chicago, firma un contrattino con l’etichetta Bluebird e registra una pietra miliare della storia della musica: Good morning, little schoolgirl. Un classico.
Peccato che la morte precoce gli abbia impedito ulteriori successi. Ma, di questo, se ne fece carico Alex Miller, un armonicista dell’Arkansas che già si presentava con lo stesso nome d’arte di John Lee. Per quanto riguarda Sonny Boy Williamson I, l’intero mondo black americano gli deve molto. Fu il primo, infatti, a impostare l’armonica come strumento principale nelle sinfonie blues e a intervallarla a parti cantate. Insomma, se l’armonica non è più uno strumento secondario, lo deve tutto a Sonny Boy.
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