Solo con l’aiuto di tutti si possono si possono unire i bisogni di tutti gli iracheni

Di Bakshan Aziz
10 Settembre 2014
L'autrice di questo articolo è Bakshan Aziz, referente di "Bambini Cardiopatici nel Mondo" a Dohuk.

Nonostante la violenza ininterrotta e le emigrazioni attraverso l’Iraq, le Nazioni Unite e altre associazioni umanitarie stanno rispondendo alle continue crisi umanitarie con programmi salvavita, da Basra nel sud est della provincia di Anbar, a ovest di Baghdad, fino a Duhok nel Kurdistan. Lo stato sta affrontando un’escalation di emergenza con oltre 1,8 milioni di profughi iracheni, dall’inizio di gennaio. Questa popolazione a rischio ha bisogno di riparo, di assistenza umanitaria e di protezione, in oltre 1500 zone della nazione, e spesso vive in condizioni davvero drammatiche.

Dall’inizio dell’emigrazione di massa a Anbar, lo scorso gennaio, le agenzie dell’Onu hanno portato aiuti di prima necessità attraverso l’Iraq – coordinandosi con le autorità locali per portare assistenza alla gente – contemporaneamente con altre organizzazioni internazionali non governative.

“Sono stati mesi molto impegnativi dall’inizio del conflitto, ed è stato proprio il conflitto che ha causato il ritardo di molte di queste operazioni. Comunque la risposta delle organizzazioni umanitarie non si è fatta attendere, e grazie a questa stiamo portando aiuti e assistenza nei maggiori siti dove i profughi si sono rifugiati. Solo in questa settimana, in meno di 24 ore dopo che è terminato l’assedio di Amerli, si è valsa la necessità di assistere almeno 15 mila persone. Le azioni umanitarie dell’Onu hanno il compito di rimanere nel paese, e di portare aiuto immediato alle persone rifugiate che hanno bisogno di aiuto per le varie parti dell’Iraq”, ha detto Jacqueline Badcock, coordinatrice dell’Onu in Iraq.

Grazie alle donazioni generose ricevute, le organizzazioni umanitarie sono in grado di raggiungere milioni di iraqeni nonostante la mancanza di sicurezza rimanga il maggior ostacolo per riuscire a portare assistenza in alcune aree del paese. Più di 45 aerei carichi di genere di prima necessità sono arrivati a Erbil, nel Kurdistan, portando 6700 tonnellate di tende, materassi, kit di primo igiene, bottiglie d’acqua e donazioni di cibo, per un valore totale di 29 milioni di dollari.

Nonostante la poca sicurezza e lo spostamento delle persone ad agosto, l’Unicef e l’Organizzazione mondiale della sanità hanno supportato il Ministero della salute in una campagna di vaccinazione anti polio di massa. Il programma ha raggiunto 3,75 milioni di bambini di età inferiore ai 5 anni, e faceva parte di una risposta nazionale al rifocolarsi del poliovirus in Iraq in questi anni.

L’Unicef ha portato assistenza a 439 mila persone da gennaio occupandosi di distribuzione di acqua e di programmi sanitari, nell’Iraq centrale e del sud, dove è riuscita a raggiungere oltre 90 mila iracheni.

Dall’inizio della crisi di giugno, l’Oms ha portato medicinali e beni medici a oltre 950 mila persone nel Paese. L’organizzazione ha supportato 13 unità mobili sanitarie, e reclutato oltre 220 persone perché il personale presente non era sufficiente. L’Oms ha anche rafforzato la sorveglianza in molte aree per ridurre il rischio di malattie.

L’agenzia Onu per i rifugiati, l’Unhcr, ha direttamente aiutato più di 300 mila persone in tutti i 19 governatorati in Iraq, da gennaio. L’Unhcr sta provvedendo agli aiuti di primo soccorso, come tende, acqua, kit di igiene, teli di plastica e altri beni di prima necessità. Le squadre stanno tenendo monitorate circa 150 mila persone in Iraq, per assicurare loro aiuto nel caso lo richiedessero. L’Unhcr sta anche lavorando per dare ai profughi un rifugio e delle case temporanee.

L’Organizzazione mondiale per le Migrazioni sta programmando azioni di aiuto in 18 governatorati dell’Iraq, e ha sul territorio tre punti nevralgici, per coprire l’area di Baghdad e Basra. L’organizzazione ha distribuito kit di primo soccorso a oltre 149 mila iracheni, coperte, materassi, pentolame, posate, beni di igiene personale.

Grazie a partner locali, l’Undp, United Development Program, sta provvedendo a dare aiuto ai rifugiati delle zone di Dohuk, Anbar, Erbil, Sulaymaniyah e Basra. Qui i delegati dell’Undp stanno controllando il livello sanitario di 100 scuole e comunità. Inoltre si stanno occupando di scavare pozzi d’acqua, necessari a dissetare le 1000 persone dell’accampamento di Dawoodia.

Infine, da giugno ad agosto, il World Food Program e la Fao stanno affrontando le problematiche di insufficienze alimentari per 838 mila persone in Iraq. È stata data assistenza alle famiglie di profughi a Ramadi e nel distretto di Heet, nel più grande governatorato dell’Iraq, quello di Al Anbar.

“L’assistenza umanitaria può essere solo una situazione temporanea, per affrontare l’emergenza in Iraq. La violenza prolungata sta sconvolgendo le vite di milioni di persone e trasmettendo loro paura di vivere. La soluzione di questa situazione spetta al popolo iraqeno stesso, che si deve riunire e supportare a vicenda. Solo attraverso l’azione combinata del governo, della società civile e della comunità internazionale umanitaria si possono unire i bisogni di tutti gli iracheni”, ha detto anche Jacqueline Badcock.

Le agenzie partner dell’Onu invitano tutte le parti coinvolte nelle recenti violenze sul territorio iraqeno a rispettare il lavoro delle organizzazioni umanitarie, e dare loro pieno accesso alle comunità bisognose di aiuto. Tali organizzazioni si sono infatti impegnate ad aiutare tutti gli iraqeni, indipendentemente dalla loro etnia o religione.

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