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Soldi/ Opa Parmalat: Lactalis lancia appello, ma i piccoli azionisti si rivolgono alla Consob

Da qualche giorno sulle pagine dei maggiori quotidiani compare una pubblicità sull’opa (offerta pubblica di acquisto) lanciata da Lactalis su Parmalat, azienda quotata a piazza Affari di cui il colosso francese detiene già il controllo con  una quota di poco superiore all’87% del capitale. Si tratta di un vero appello lanciato ai piccoli azionisti per convincerli ad aderire all’offerta, che scade il 10 marzo 2017, al prezzo di 2,8 euro per azione (oggi il titolo quota sopra 2,9 euro). La società spiega che tale scelta rappresenterebbe un’opportunità vantaggiosa per liquidare il proprio investimento e, in secondo luogo, richiama l’attenzione sul rischio di restare in una società che in futuro non sarà più quotata (l’opa è finalizzata, infatti, alla revoca del titolo Parmalat dalle negoziazioni di Borsa poiché Lactalis ritiene che potrà attuare con maggiore facilità le strategie di crescita con un azionariato ristretto).

Ma perché Lactalis ha sentito il bisogno di una costosa campagna pubblicitaria per convincere le minoranze ad aderire alla propria offerta? E’ di fine dicembre la notizia che il fondo d’investimento Amber, che di Parmalat detiene il 3%, ha deciso di non aderire all’opa perchè il prezzo offerto sarebbe molto basso e non rifletterebbe il vero valore della società di Collecchio.

Ora, il timore dei vertici del gruppo francese che fa capo alla famiglia Besnier, che ha assunto il controllo di Parmalat nel 2011, dopo che era diventato evidente che in Italia non c’erano le condizioni per mettere in piedi una cordata nazionale, è che altri seguano l’esempio di Amber. Ma mentre per un investitore istituzionale specializzato e attrezzato non è difficile poter gestire in futuro una way out, per il pubblico dei risparmiatori sarebbe rischioso restare all’interno della compagine e non avere più un mercato in cui poter vendere i titoli.

In realtà, i timori di Lactalis sono tutt’altro che infondati. Perché? Dal lancio dell’offerta pubblica (9 febbraio) ad oggi le adesioni sono state di poco superiori allo 0,2% dei titoli oggetto dell’offerta stessa. Vero è che la prassi a piazza Affari vuole che quando c’è un’opa si attenda quasi sempre gli  ultimi giorni per aderire, se non anche l’ultimo (10 marzo in questo caso), sperando in un possibile rialzo del prezzo. Anche vero, però, che la storia di Parmalat – reduce da un clamoroso crac finanziario nei primi anni 2000, la società è stata poi risanata e rilanciata da Enrico Bondi fino a farla diventare una preda appetibile per il colosso d’Oltralpe – è molto particolare e si porta appresso un malumore mai dimenticato dai piccoli azionisti.

Non è un caso che sia tornata sulla scena ‘Azione Parmalat’, l’associazione nata nel 2011 per rappresentare l’azionariato diffuso del titolo di Collecchio nel momento in cui c’è stata l’operazione che ha spianato la strada al padrone francese. Un ritorno passato finora sotto tono, ma che, dall’esposto alla Consob annunciato venerdì scorso proprio per far cessare le ‘campagne disinformative’ del gruppo francese, sembra far presagire un esito non scontato dell’operazione.

Ora, è bene sapere una cosa: per delistare Parmalat (cioè cancellare il titolo dalla Borsa), Lactalis non deve necessariamente acquisire tutte le azioni che non sono in suo possesso (pari a poco più del 12%) ma gli basta raggiungere la soglia del 90,5%. È chiaro che se le minoranze saranno tutte compatte nel non aderire, il tentativo dei francesi va in fumo (ma a quel punto pur di non perdere potrebbero alzare il prezzo all’ultimo minuto). Ma se aderisce anche solo il 3,5-4% dei piccoli l’operazione riesce e chi resta nel capitale rischia di prendere una bella fregatura.

Le valutazioni da fare sono numerose per chi ha in portafoglio azioni Parmalat. Conviene seguire giorno per giorno l’andamento delle adesioni (la società è obbligata per legge ad aggiornamenti quotidiani sul sito della Borsa, e, perché no, seguire il flusso dei ragionamenti e delle news anche dell’associazione dei piccoli azionisti dove si possono trovare nomi, indirizzi e contatti dei promotori.

Per informazioni o appropfondimenti scrivere a: [email protected]

@MRosariaMarche2

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