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Soldi / Che fare con l’offerta Parmalat?

Scade il 10 marzo il termine per aderire all’offerta pubblica di acquisto di Lactalis su Parmalat e per i piccoli azionisti è cominciato il conto alla rovescia. Che fare, aderire incassando il prezzo di 2,8 euro per azione proposto dal gruppo francese a fronte di un valore di Borsa che nelle ultime settimane oscilla intorno a 2,9 euro oppure tenersi i titoli mandando in fumo il progetto di Lactalis di delistare la società da piazza Affari? Sul piatto è in gioco il 12,3% della società produttrice di latte suddiviso tra piccoli azionisti intesi come investitori istituzionali (circa l’8%) e migliaia di risparmiatori con piccoli pacchetti (il cosidetto retail, circa il 4%).

Al momento sono due i fondi che hanno fatto sapere che non aderiranno all’opa francese: Amber, che detiene una partecipazione pari a circa il 3% e Mario Gabelli, fondatore del fondo omonimo, che possiede l’1,4% del capitale. Le motivazioni alla base di questa decisione sono dettate dalla convinzione che Parmalat valga più di quanto offerto da Lactalis che, secondo quanto trapelato da indiscrezioni di stampa, nei prossimi mesi potrebbe incassare una grossa cifra dal colosso bancario Usa Citigroup come risarcimento a chiusura di un contenzioso promosso dall’ex commissario di Parmalat, Enrico Bondi, ai tempi del crac finanziario di Collecchio.

Il dilemma è se imitare questi investitori specializzati e sicuramente più esperti, ma che seguono logiche diverse da un risparmiatore privato, oppure cogliere l’opportunità di liquidare l’investimento come suggerisce la campagna pubblicitaria di Lactalis che negli ultimi tempi ha invaso i quotidiani. Va ricordato che contro tale pubblicità è stato presentato un esposto in Consob da Azione Parmalat, il comitato dei piccoli azionisti sceso in campo già nel 2011 a seguito della prima offerta pubblica che spalancò le porte al padrone d’Oltralpe.

A tre giorni dal termine dell’opa a 2,8 euro si registrano adesioni pari a circa lo 0,1% del totale. Un risultato davvero molto lontano dalla soglia (90%) che dovrebbe consentire a Lactalis di delistare Parmalat dalla Borsa. In questo momento tutti si chiedono quale sia il magic number, cioè quel numero magico di azioni che deve essere portato in adesione per far scattare l’interruzione della quotazione. Ebbene, Azione Parmalat lo ha calcolato: sono 39.571.618 azioni, e tenendo conto di quelle già portate in adesione fino al 1 marzo 2017 ne mancano solo, si fa per dire, 38.501.283. È anche vero, per contro, che la prassi delle opa vuole che la maggior parte delle adesioni arrivino l’ultimo giorno dell’offerta.

Ora, c’è un’informazione che andrebbe data per far dormire sonni tranquilli a chi si trova nella difficile situazione di scegliere se aderire o meno. Qualora Lactalis riuscisse anche a raggiungere la quota del 90% del capitale, è vero che scatterebbe il delisting ma è anche vero che si riaprirebbe automaticamente l’offerta per consentire a chi non ha aderito nella prima fase di vendere comunque all’offerente i titoli che non sarebbero più quotati. In questa fase, inoltre, un ruolo fondamentale spetterebbe alla Consob che dovrebbe determinare il prezzo.

Un ultimo suggerimento: controllare tutti i giorni il numero di adesioni raccolte dall’offerta per tentare di comprendere l’andameto dell’operazione e il possibile esito. È sufficiente andare sul sito di Borsa italiana o anche su quello di Azione Parmalat.

Foto Ansa

@MRosariaMarche2

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